I protagonisti del No Mafia Day
“C’è da attivare la rivoluzione delle coscienze. Non diciamo subito si per poi disimpegnarci, ma almeno proviamoci”. Questo il testamento lasciato da Don Raffaele Bruno, responsabile regionale dell’associazione “Libera”, al 1° No Mafia Day di Manfredonia svoltasi sabato sera lungo le vie del centro della città in Riva al Golfo per rispondere alla sfida della Faida del Gargano che un mese fa, in pochissime ore, ha messo a ferro e fuoco il territorio con un duplice omicidio. Quella di sabato non è stata una giornata ideale causa maltempo (fortissime le raffiche di vento) e coincidenza con il weekend estivo e le partenze per le vacanze, ma, sinceramente, ci si aspettava una migliore riuscita della manifestazione da un punto di vista della partecipazione collettiva risultata abbastanza deludente. Ad occhio e croce c’erano circa 300 aderenti al corteo bianco, silenzioso e senza gonfaloni. In testa c’era il nucleo fondatore del movimento spontaneo che ha promosso il No Mafia Day, ragazzi che per circa un mese, ogni sera, si sono riuniti presso il locale Laboratorio Urbano Culturale per confrontarsi ed organizzarsi al fine di far emergere il coraggio e il volto bello e pulito di Manfredonia. Tra i partecipanti alla manifestazione tantissimi politici locali e non, i ragazzi della Curva Sud del Manfredonia Calcio, il gruppo dei Boy Scout, l’Associazione Libera e, purtroppo, pochi i cittadini (molti passanti assistevano con distacco al passaggio del corteo) e i rappresentanti della società civile. Assenti ingiustificati i rappresentanti del mondo economico (commercianti ed imprenditori) ed ecclesiastico. “Avremmo potuto, anzi, dovuto essere di più- ha dichiarato una delle organizzatrici-. L’argomento non era dei più facili per sfilare, Forse è stata colpa della paura di metterci la faccia, forse dell’indifferenza ancora troppo diffusa a Manfredonia davanti alla criminalità organizzata, la convinzione sbagliata che gli episodi di sangue non riguardino tutti. Ma nonostante tutto per noi lo svolgimento di questo corteo è un sogno che diventa realtà. Ora continueremo a presidiare il territorio attraverso un osservatorio permanente sulla criminalità“. Il motore propulsivo del cambiamento sono proprio i giovani di Manfredonia che con grande determinazione continueranno a ribellarsi alla criminalità, a dispetto dei numeri fatti registrare sabato sera (anche se in Piazza del Popolo alla conclusione della manifestazione hanno preferito ‘sbaraccare’ in fretta e furia anziché accettare l’invito al dibattito, ndr). “La prossima volta saremo certamente di più” dicono in coro al termine della manifestazione. Lo svolgimento del No Mafia Day, per le associazioni territoriali che si occupano di lotta alla criminalità, è già un grande passo in avanti rispetto al passato in quanto i cittadini e le Istituzioni del Golfo sono stati sempre negazionisti in merito al fenomeno della Faida del Gargano. Certamente i meccanismi di confronto e di organizzazione andranno rivisti e corretti, magari consentendo risposte più celeri agli stimoli degli episodi della quotidianità. Manfredonia ha certamente bisogno di una scossa, di qualcosa di forte che estirpi il marcio che si è radicalizzato nel tessuto socio-economico locale, fattore non di poco conto se si va a pesare sulla bilancia la paura di ribellarsi e di metterci la faccia. Aldilà dei pochi partecipanti al No Mafia Day, quello che preoccupa è l’indifferenza. A sottolineare questo aspetto è Don Raffaele Bruno. “Bravi ragazzi vi si dice sempre che sapete solo chattare e che siete indifferenti, invece stasera siete qui e avete risvegliato le coscienze – aggiunge-. Ora è vostra la responsabilità del risveglio di chi non c’è voluto essere qui con noi. Cosa vogliamo farne di questo cammino di lotta? Questo corteo non serve a niente e a nessuno se non seguito da un presidio permanente. Un dato importante già si registra ed è la scelta del bianco che oltre ad essere il colore della purezza e anche il risultato di tutti i colori. Quindi l’impegno dev’essere di tutti e la situazione non è affatto semplice”. Don Raffaele aiuta a capire qual è la strada da intraprendere. “Il rumore (delle pistole) è morte devastante, ma esso non deve restare solo memoria bensì deve trasformarsi in pugni nella pancia per attivare persone che vogliono impegnarsi, traendo esempio da uomini come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino – prosegue-. Voglio porgervi l’esempio di Rita Atria, una diciassettenne che proprio grazie all’incontro con Borsellino ripudiò la famiglia mafiosa divenendo testimone di giustizia, la quale si suicidò una settimana dopo la morte del giudice poiché si sentiva sola in una lotta contro i mulini a vento. Ma, quella contro la criminalità non è più una battaglia alla Don Chischiotte, in quanto queste persone hanno nomi e volti e si possono fermare. Come diceva Borsellino ‘La lotta alla mafia non doveva essere soltanto una distaccata opera di repressione, ma un movimento culturale e morale, anche religioso, che coinvolgesse tutti, che tutti abituasse a sentire la bellezza del fresco profumo di libertà che si oppone al puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità, e quindi della complicità’ – sottolinea-. Per fare ciò non occorrono eroi o anime belle e solitaria ma poveri uomini che insieme cambiano il mondo. Faccio un appello ai preti di Manfredonia che già oggi dovevano essere qui o quantomeno esporre lenzuola bianche fuori le Chiese e far suonare le campane al passaggio del corteo: adottiamo in masso il documento del 4 ottobre 1991, quello del risveglio delle coscienze”.


















