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Rapporti nelle scuole: Come si relazionano i giovani con i docenti?

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È molto semplice per noi giovani dare alla scuola un significato negativo, motivi di tale pensiero possono essere molteplici, per esempio il rapporto che un alunno ha con i compagni o il rapporto con i professori, anche se è banale, queste due caratteristiche influiscono molto anche sul rendimento che l’alunno ha a scuola.
Che tipo di rapporto l’alunno può instaurare con il docente?

A Manfredonia, la maggior parte dei professori, non sono del posto, quindi, insegnando in molte altre scuole, in tutta l’Italia, hanno dei metodi d’insegnamento molto diversi tra loro. Per noi alunni, è quindi molto difficile adattarsi. Naturalmente, non tutti i giovani trovano questa difficoltà, oppure si trova, ma ci si adatta.

Il rapporto che s’instaura con il docente è molto importante per uno studente, poiché influirà molto sul rendimento dell’alunno in quella specifica materia. Un ragazzo è preso in simpatia per esempio da un docente, se è educato o va bene a scuola, con il termine educato, naturalmente, non voglio far intendere che un ragazzo che non parla mai o risponde sempre a bassa voce sia preso dal professore in simpatia.

Andar male in una materia non significa per forza che lo studente sia incapace di raggiungere la sufficienza, molte volte dipende anche dal docente e dal suo metodo d’insegnamento o dalla sua valutazione troppo ristretta, altre volte dipende unicamente dallo studente che non vuole applicarsi.

Inoltre penso che l’insegnamento sia una delle attività più creative: l’insegnante non scrive su una materia inerte, ma nell’animo dei propri alunni, e quindi gli occorrono non solo competenze didattiche e culturali, ma anche relazionali. Oggi, l’insegnante, al di là del ruolo sociale che ormai in pochi gli riconoscono, deve riconquistare la sua identità.

Ci sono ostacoli in questa relazione docente-studente: i giovani, immersi in tecnologie fatte di relazioni virtuali, oggi più che mai, hanno bisogno di essere ascoltati. Il centro di tutto nel rapporto insegnante-studente, deve essere basato sull’ascolto e sull’osservazione.

In questa relazione, gli elementi indispensabili devono essere, l’amore per ciò che s’insegna, amore per coloro cui s’insegna, attivare e mettere in circolo l’empatia, non un vuoto sentimentalismo, ma il riconoscimento dello studente come soggetto unico e speciale e l’amore per il come s’insegna.

La relazione educativa funziona quando genera i beni specifici per cui si instaura e quella scolastica deve generare attenzione, motivazione, curiosità e ascolto reciproco.

Martina Spano -3a /asia
Istituto Tecnico Economico “G. Toniolo” – Manfredonia

Redazione M.

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Articolo presente in:
Il Giornale con lo Zaino

Commenti

  • Non capisco perché sia stato eliminato il mio commento. Se il liceo scientifico non funzione, se ho ricevuto scherni da parte sei docenti, è giusto che si sappia.




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    FrancescoTroiano 28 dicembre 2016 alle 13:43 Rispondi
  • Bella analisi, la frase esatta che i docenti pongono in essere in queste circostanze è detta in questa frase: noi il cavallo lo portiamo alla fontana per bere… poi decide lo stesso se vuole bere….
    Ebbene le cose potrebbero stare così se in una classe i bocciati rappresentano massimo il 10% su una classe di 20 alunni, ma quando si arriva al 50% il problema è ben diverso, non è solo del cavallo…..e ciò coinvolge tutto l’organigramma educativo/culturale presente in una scuola ad iniziare dai vertici che seguono più l’aspetto amministrativo/contabile che non l’aspetto culturale, pedagogico, ed educativo…. elementi questi, a mio avviso, che formato il cittadino responsabile di domani.
    Utile sarebbe per molti leggere e rileggere: “Lettera a una professoressa”, scritti e pensieri di Don Lorenzo Milani, chissà qualcuno avrà da pensare e ripensare….




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    so Io 26 dicembre 2016 alle 11:59 Rispondi

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