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Alcune osservazioni al bilancio consuntivo 2012 del Comune di Manfredonia

Alcune osservazioni al bilancio consuntivo 2012 del Comune di Manfredonia

Dalla diretta streaming del Consiglio Comunale del 09/05/2013 abbiamo appreso che, il Comune di Manfredonia è creditore nei confronti della GEMA S.p.a. (ex società di riscossione tributi che operava su Manfredonia) per circa 3.400.000 Euro (tre milioni e quattrocentomila euro). Crediti che riteniamo siano andati in fumo. Come mai? L’assessore al Bilancio si cimenta in una giustificazione che crea stupore: “L’attività svolta da GEMA va ante 2007. Sono, diciamo, attività che la società ha fatto (ha fatto) precedentemente. Noi abbiamo fatto, come ufficio e come Comune, in più di una occasione, sollecitazioni per rientrare in possesso, diciamo, di quei tributi che ci fossero trasferiti ma non ci sono mai stati trasferiti perché c’erano delle complicazioni”. Stranamente lo steso assessore sedeva nei banchi comunali, in qualità di Consigliere Comunale, ante e post 2007. L’attuale assessore al bilancio, l’attuale sindaco, altri che siedono in Consiglio Comunale e che hanno rivestito ruoli di amministratori, sono stati tra quelli che hanno approvato i bilanci, ante e post 2007. Dal 2010, si sono scambiati alcuni ruoli; comunque attori e/o responsabili dei bilanci del nostro Comune da “ante” 2007  ad oggi.

La curiosità ci ha indotti a ricercare e consultare documenti che potessero fornirci dei chiarimenti. Recuperare bilanci consuntivi degli anni precedenti rientra nella impossibilità di qualsiasi cittadino; nonostante siano atti pubblici che, per motivi insindacabili di trasparenza amministrativa, dovrebbero essere messi in rete. Niente di tutto ciò. Siamo riusciti, tuttavia, a recuperare alcuni documenti riguardanti il bilancio consuntivo dell’anno 2012.

Dalla delibera di Giunta Comunale n. 108 del 23/04/2013, alla sezione “3° Settore: Bilancio e programmazione economica”, a pag. 23 penultimo capoverso, c’è scritto: “Nel 2012 è stata dedicata una particolare attenzione anche alla vicenda GEMA S.p.a., che, come noto, è stata messa in liquidazione. Si è proceduti a formalizzare alla stessa la richiesta di tutta la documentazione cartacea, con le relazioni esplicazione delle attività poste in essere per il recupero dei tributi di competenza del Comune di Manfredonia … Stando alla documentazione presente agli atti d’ufficio e tenuto conto che per la GEMA S.p.a. si sta procedendo all’istanza di fallimento, così come comunicato dallo stesso liquidatore, sono stati mantenuti i residui attivi sul bilancio del Comune, per un ammontare di circa 3,4 milioni di euro, per i quali si procederà all’insinuazione nella massa passiva della Società”.

Per quanto ci è noto, sembra che , per la GEMA S.p.a., si è conclusa l’istanza di fallimento e sembra che sia fallita. Già in passato i beni mobili della GEMA S.p.a. furono messi all’asta. E’ da qui che siamo partiti per formulare, come cittadini, dei quesiti e, nello stesso tempo, individuare possibili  livelli di responsabilità.

1)   La convenzione, tra il Comune di Manfredonia e la GEMA, quali tempi prevedeva per il riversamento delle somme incassate nel conto della tesoreria Comunale?

2)   Livelli di responsabilità:

a)   Chi dirigeva l’ufficio della GEMA  avrà certamente compiuto inadempimenti molto gravi, negli anni di formazione dei rilevanti importi dei tributi locali (Ici, Tarsu, Tosap, Sanzioni amministrative, lampade votive etc.). Tributi pagati dai contribuenti e non pervenuti nella disponibilità del Comune.

b)   Gli assessori al bilancio e i capi dell’amministrazione, hanno tollerato, tale grave irregolarità, se di irregolarità si tratta, con conseguente nocumento sulla gestione finanziaria. Gestione finanziaria, con palesi riflessi negativi nella soddisfazione degli innumerevoli bisogni della cittadinanza. Trattasi di artificioso raggiungimento dei vincoli di Bilancio con rappresentazioni contabili inconsistenti? Se cosi fosse, da parte del dirigente del Settore Bilancio e programmazione economica, si ravviserebbe l’assenza di interventi incisivi per il recupero di rilevanti risorse finanziarie, formatisi colpevolmente negli anni.

c)   Appare oltremodo strano la mancata azione di controllo e di emersione, delle relative responsabilità, sul mancato riversamento di tali somme nelle casse del Comune. Cosa controllavano i Revisori dei Conti?

d)   Non avendo a disposizione il bilancio consuntivo del 2011 nasce spontaneo un ulteriore interrogativo. L’assessore, il dirigente e i consiglieri comunali certamente dovevano sapere che, 3.400.000 euro (Tremilioni e quattrocento mila euro), non sarebbero mai stati disponibili se non per una minima parte. Certamente per l’anno 2011 è stato raggiunto il “Patto di stabilità”. Come sono stati prefigurati i circa 3.400.000 euro (Tremilioni e quattrocento mila euro)? Possiamo soltanto ipotizzare che siano state inserite tra le somme esigibili. Con quale termine si può descrivere una simile  operazione?

Purtroppo, la mancata attività dei vari gradi di responsabilità, ha prodotto un danno cospicuo alla nostra comunità, anche perché, tali somme non saranno recuperate se non in minima parte nella procedura fallimentare della GEMA S.p.a.. Alla luce di quanto esposto, non si può evitare di sostenere che ci siano responsabilità politiche e soggettive.

Al danno poi si aggiunge la beffa. A causa del mancato riversamento nei tempi stretti previsti, il Comune di Manfredonia, sarà stato certamente costretto a chiedere continuamente anticipazioni di tesorerie. Anticipazioni che si ottengono pagando interessi elevati alla Banca Tesoriera; alimentando così un giro perverso di indebitamento. Un ulteriore danno a carico dei contribuenti onesti.

Non bisogna poi dimenticare che, nel 2010, i contribuenti di Manfredonia sono stati costretti a pagare la famosa tassa di “integrazione TARSU”, per la quale si sono elaborate giustificazioni che, alla luce di quanto esposto, non trovano adeguatezza.

Se dovessimo descrivere i vari “gangli” che caratterizzano il Bilancio Consuntivo del 2012, dovremmo stampare una enciclopedia. Tuttavia non possiamo esimerci dal rilevare questioni che gravano pesantemente sul bilancio Comunale e quindi si riverseranno sempre sui contribuenti onesti.

Nonostante l’integrazione TARSU, per coprire in parte la voragine creata per la gestione dell’ASE, il Comune di Manfredonia ha venduto un bene della collettività: Il supermercato “MD”. Il prezzo di vendita concordato (2.557.972,50), sottostima del valore commerciale secondo il nostro parere, è stato  dilazionato nel tempo con una modifica ad hoc al regolamento per le alienazioni. A pag. 10 del documento di bilancio si rileva che, chi ha acquistato il bene, ha versato la somma di 53.519,71 a fronte di quello che avrebbe dovuto versare: 409.852,50. L’acquirente deve ancora  completare la rata di 409.852,50. E’ opportuno sottolineare che la vendita di un bene della collettività, ne caso specifico “SUPERMERCATO MD”, doveva servire a coprire in parte il buco di bilancio prodotto negli anni all’ASE. Buco che certamente si è ingigantito negli anni ante e post 2007. Infatti con delibera di Consiglio Comunale n. 63 del 29/11/2011 è stato riconosciuto un debito fuori bilancio per un ammontare di 5.657.469,89… afferente l’arco temporale 1991 – 2010. In tale arco di tempo diversi, parte degli attuali assessori, Consiglieri Comunali e lo stesso Sindaco sono stati protagonisti, a vario modo, nella gestione amministrativa del Comune di Manfredonia, in tale periodo.

Rinasce spontaneo l’interrogativo: Come mai non si sono utilizzati i 3.400.000 euro che stanziavano nelle casse della Gema, prima che questa venisse commissariata e messa in liquidazione?

Ancora una volta dobbiamo registrare una anomalia tutta italiana: gli amministratori dissipano denaro pubblico mentre, i contribuenti onesti, sono costretti, per legge, a pagare con tasse e tributi vari. Tasse e tributi che hanno raggiunto livelli di insopportabilità. Così mentre i cittadini s’impoveriscono gli amministratori sono anche autorizzati a svendere il patrimonio della collettività. Infatti i Comuni, per coprire i debiti, hanno anche la facoltà di vendere il patrimonio immobiliare come: terreni, suoli edificatori e fabbricati in loro possesso (patrimonio della collettività). Per fare questo, però, la legge 133/2008  impone ai Comuni, per motivi di trasparenza amministrativa, di eseguire tre operazioni preliminari:

1)                La ricognizione (censimento) e la valorizzazione (stabilire un prezzo) del patrimonio immobiliare, così come richiamato dal comma 1  dellart. 58 legge 133 del 06/08/2008;

2)                La classificare dei beni per elaborare il piano delle alienazioni che deve essere approvato dal Consiglio Comunale così come previsto dal comma 2 dell’art 58 della legge 133 del 06/08/2008.

Operazioni preliminari che il Comune di Manfredonia non ha mai messo in essere.

Quindi, solo dopo l’applicazione di questi tre obblighi, i Comuni, dovrebbero dotarsi di un regolamento per le alienazioni; quale percorso finale dettato dalla legge. Stranamente, il Comune di Manfredonia, ha inteso disattendere le tre operazioni preliminari, approvando direttamente il regolamento per le alienazioni. Regolamento che diventa lo strumento per vendere i beni della collettività pur non avendo fatto il censimento, la valorizzazione e la classificazione dei beni immobili. Questo cosa potrebbe comportare? Che la vendita dei beni immobili della collettività, del valore inferiore ai 100.000 euro, potrebbe rientrare in una gestione discrezionale dei dirigenti e della Giunta.

A conferma, dell’assenza della “ricognizione, valorizzazione e classificazione” del patrimonio immobiliare del Comune di Manfredonia, scopriamo, a pag. 31 della delibera di Giunta 108 del 23/04/2013, quanto segue:  “con determina del dirigente n. 2003/2012, si è approvata una convenzione con la Gies s.r.l. di Gualdicciolo (Repubblica di San Marino) per la revisione straordinaria dell’inventario immobiliare dell’Ente e all’aggiornamento del “sip” sistema informativo patrimoniale, al fine di adottare gli interventi necessari per il buon esito delle procedure di valorizzazione, messa a reddito o dismissione del patrimonio”. A questo punto si cade nella totale fase di incredulità. Dopo cinque anni, e, dopo aver addirittura approvato il regolamento per le alienazioni, questi nostri amministratori si accorgono che la 133/2008 impone degli obblighi, quali: censimento, valorizzazione e classificazione del patrimonio immobiliare per inserirlo nel bilancio.  Nel frattempo si saranno fatte permute e vendite di cui, i cittadini e perfino i Consiglieri Comunali, non hanno “prontezza” circa la consistenza e il valore di pezzi del patrimonio della collettività. Inoltre, perché affidano la convenzione a una s.r.l. di San Marino per il censimento del patrimonio immobiliare? E’ possibile che in Italia non ci sia una società, con sistemi informatici, in grado di assolvere a tale compito?

Che dire poi del Mercato Ittico, costato ai contribuenti 5.980.570,89 euro. Una struttura che doveva creare utili per le casse Comunali ed invece ha prodotto perdite con ulteriore danno ai contribuenti. Nessuno si è preoccupato di accertare possibili responsabilità politiche e soggettive, mentre i cittadini continuano ad essere gravati da ulteriori tasse. Ora il Mercato Ittico di Manfredonia è gestito al Comune. Nella delibera di Giunta 108 del 23/04/2013 a pag. 26 si afferma: “… Con un aggio fissato nella misura del 6% sul valore del pescato si è riusciti quantomeno ad evitare la chiusura in perdita della gestione diretta, al netto, però dei costi del personale distaccato presso la struttura”. Ulteriori costi che gravano sulle casse comunali e che diventa un ulteriore aggravio per i contribuenti onesti.

Nel campo delle evasioni fiscali il bilancio consuntivo si scopre che, il Comune di Manfredonia, prevedeva di incassare la bella somma di 3.622.000,00 (tremilioni seicentoventidue mila euro). E’ stata accertata l’evasione per 3.186.520,42 (tremilioni centottantasei mila e ventidue euro). Si è incassata la modica somma di 539.64,88; circa un settimo.

Continuare a descrivere i “gangli” del bilancio consuntivo del Comune di Manfredonia ci provoca enorme disagio. L’unica certezza è che, la gestione poco accorta delle risorse finanziarie, si riverserà sui cittadini onesti che, in futuro, saranno costretti a pagare tasse più salate per coprire le “distrazioni” sull’uso del denaro pubblico.

Per tutto questo chi paga? PANTALONE!!!

Sipontini a 5 Stelle 

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One Response to “Alcune osservazioni al bilancio consuntivo 2012 del Comune di Manfredonia”

  1. il proletario scrive:

    Scusate la mia ignorantità, ma tutte queste perdite e questi debiti, chi li deve appianare?????
    Ai responsabili, non succede niente???
    I creditori della GEMA e delle sue consociate, sono sparsi in tutta l’Italia, del nord, del centro e del sud. Il Comune di Foggia è stato dichiarato fallito anche per le perdite GEMA.
    Il bello è che qualche responsabile di tutto questo, non solo si offende se lo criticano, ma vorrebbe anche essere ringraziato e benedetto per tutto ciò che ha fatto!!!!!

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Caro sociologo ti scrivo…

 

Parte su ManfredoniaNews.it una nuova rubrica con l’obiettivo di approfondire i temi che vi stanno a cuore. Problemi e quesiti che tutti abbiamo e che tutti ci poniamo, sulla nostra vita, sulle nostre relazioni con gli altri. La rubrica si rivolge al singolo, alle famiglie, ai gruppi. L’obiettivo è quello di offrire uno spazio di ascolto e di riflessione dove affrontare da un diverso punto di vista (quello sociologico), le problematiche che i complessi mutamenti sociali del nostro tempo hanno e stanno creando.

La rubrica è curata da Roberto Talamo, sociologo, laureato presso l’Università degli Studi La Sapienza di Roma, specializzato presso il DIES (Dipartimento Innovazione e Società) e collaboratore di ricerche del RISMES (Istituto di Ricerca Sociale e Metodologia Sociologica).

 

Perchè il Sociologo?

 

Questi profondi cambiamenti sociali influenzano noi stessi e il nostro sistema di relazioni. Che lo vogliamo o no. Incutono incertezze e dubbi nuovi che, di conseguenza, richiedono interventi diversi dalle classiche risposte autoreferenziali. Occorre quindi un nuovo metodo. Noi sociologi, sotto questo aspetto, abbiamo dunque oggi grandi responsabilità davanti alle quali, non è più opportuno tirarsi indietro. La sociologia è la scienza che si interessa di questi cambiamenti, dei fenomeni sociali, che ne indaga gli effetti e le cause. La scienza che mette in relazione l’individuo con il suo contesto sociale e gruppo di appartenenza. Che studia ciò che unisce o allontana gli individui. Semplificando, uno dei degli interessi centrali della sociologia è lo studio del conflitto inteso in tutte le sue forme (quindi anche conflitto di coppia, genitoriale, individuale, disagio e solitudine, ecc.). Il conflitto varia poiché variano le interazioni tra i soggetti, variano con il tempo e lo spazio in cui sono inseriti gli individui. Esso varia perché le società ed i gruppi gestiscono e percepiscono questi fenomeni conflittuali in modi differenti le une dalle altre. La mediazione di un sociologo è un metodo utile a cogliere queste chiavi di lettura ed indirizzare verso la conclusione di conflitti di ogni genere.

 

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