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NO TRIV, in un mare d’ipocrisia


Il 6 ottobre 2012 a Manfredonia, sarà ricordato come uno straordinario giorno di aggregazione e protesta sociale. No alle trivellazioni petrolifere nel nostro mare Adriatico. Lo gridano a gran voce tanti comuni della provincia di Foggia, del Molise, dell’Abruzzo, della Puglia. Finalmente le masse si muovono per contestare il perpetrarsi dello scempio ambientale che quotidianamente subisce la nostra terra, il nostro mare. Ci opporremo con i nostri corpi, se sarà necessario, per fare in modo che il mare al largo delle Isole Tremiti non venga oltremodo violentato così come fu con le scellerate navi che riversavano in Adriatico le scorie dell’ex Enichem. Crimini ancora impuniti. La protesta è giusta, ha valore, ma dovrebbe valere anche per tutti quegli scempi che si perpetrano quotidianamente a discapito del nostro sviluppo, della nostra economia, dell’occupazione della nostra gente costretta ad elemosinare al politico di turno quel posto di lavoro che gli spetta di diritto. Dovremmo scendere in piazza per contestare altrettanto duramente tutti quei politici che ipocritamente manifesteranno a tutela del nostro territorio pur avendolo devastato con la propria incapacità di gestire ed amministrare la cosa pubblica. I nostri comuni, qualcuno in modo particolare, sono stati inquinati da amministratori che li hanno imputriditi e dissanguati con la propria avidità di potere economico e politico. Sperpero indiscriminato di denaro pubblico che avrebbe dovuto dare servizi a noi indigeni ed al turismo, importante fonte di sostentamento per molti dei comuni che oggi scendono in piazza per scacciare l’invasore che spesso annida tra di noi. Occorrono queste manifestazioni e che siano più intolleranti (non violente) contro coloro che pur avendo fallito nella vita politica
continuano a detenere ruoli istituzionali come burattini della politica, al solo scopo di gestire, amministrare e manipolare il pubblico denaro orientando le gare d’appalto a propria discrezione. Uomini senza onore, senza dignità. Ribelliamoci contro “i potenti” che usano il nostro territorio come merce di scambio. Combattiamoli non usandoli più per i nostri interessi personali ma
solo per la pubblica utilità. Combattiamo e protestiamo affinché la politica torni ad essere servizio e abnegazione per il territorio.

 Raffaele di Sabato

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Croce Rossa Italiana di Manfredonia collabora con l’ospedale della città


Dal 13 luglio 2012, con l’assenso del direttore generale ASL Fg, del direttore di presidio e del direttore del Pronto Soccorso, la Croce Rossa Italiana di Manfredonia, collabora con il reparto di Pronto Soccorso dell’ospedale San Camillo De Lellis. “Un progetto che è stato proposto per Manfredonia alla Asl già qualche anno fa ma che solo ora, grazie alla disponibilità del dott. Matteo Melchionda ha potuto trovare luce”, commenta il Commissario Prov. Cri Avv. Raffaele Di Sabato.

L’attività dei volontari si concentra nel supporto psicologico a favore dell’utenza in sala d’attesa del pronto soccorso, dove il paziente attende per essere registrato al triage, aspetta di essere ricevuto dal medico o si rivolge semplicemente per chiedere informazioni. Descritta in due righe la mansione pare semplice, in realtà, il sostegno psicologico rappresenta una modalità comportamentale, un atteggiamento importantissimo e non sempre facile da attuare a favore di un’utenza sempre più numerosa ed esigente.

Il supporto mira a contenere l’ansia, l’irritabilità, la paura, l’ostilità e tutte le reazioni emotive da stress che colpiscono ogni “buon padre di famiglia” in situazioni delicate come quella di recarsi al pronto soccorso. I volontari hanno il compito di gestire le relazioni con la cittadinanza, avvalendosi di una buona capacità di ascolto e di comunicazione verbale e non, di un forte senso di empatia, rimanendo autentici per ridurre la distanza fra sé ed il paziente con l’ausilio di comportamenti amichevoli, atteggiamenti aperti e sinceri. Essi si propongono di divulgare in maniera comprensibile le regole con le quali si viene assistiti all’interno del pronto soccorso, nonché di creare una rete di collaborazione tra l’utenza, il volontariato e l’ASL in un momento in cui la sanità pubblica attraversa un periodo turbolento. La sinergia con il pronto soccorso di Manfredonia è solo l’ultima delle attività che la Croce Rossa ha attuato con il nosocomio sipontino.

Infatti l’ente umanistico da più di 15 anni è attivo nella realtà manfredoniana con tutte le sue componenti. Nel tempo gli operatori di CRI, nonostante l’assenza di una sede consona, hanno realizzato numerose attività in campo sanitario, organizzando il convegno per la prevenzione del virus H.P.V. dove le scolaresche e i genitori presenti hanno avuto la possibilità di confrontarsi con una malattia poco conosciuta ma che colpisce la gioventù in fase adolescenziale; hanno inaugurato, con un convegno a Palazzo Celestini, l’apertura della Banca Regionale del Sangue del Cordone Ombelicale di Casa Sollievo. Ogni anno i volontari di Croce Rossa scendono in piazza per sostenere la prevenzione alle malattie del rene in collaborazione con il reparto di nefrologia dell’ospedale San Camillo De Lellis.

Da sempre a sostegno dell’UNICEF e dell’AVIS, collaborano con la UISP, la Lega Navale Italiana ed il team di pallamano sipontino. Sempre impegnati nella prevenzione, i volontari CRI di Manfredonia, in occasione della giornata mondiale di Croce Rossa, da quasi un decennio offrono gratuitamente all’utenza cittadina controlli sanitari, registrando nelle poche ore mattutine un’affluenza di oltre cento pazienti.

Matteo Manfredi

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Rifiuti tossici interrati nella piana di macchia


Anic, Enichem, Syndial, l’evoluzione dell’attuale gruppo ENI. Azienda a partecipazione statale che ebbe il sostegno dello Stato per insediarsi su un suolo a pochi passi da Manfredonia, su un’area costiera che fino alla metà del secolo scorso apparteneva all’agro sipontino poi barattato con il Comune di Monte Sant’Angelo per avere in cambio legna da ardere (Bosco Quarto). La giustificazione data all’ospitalità riservata al petrolchimico Anic fu: “C’era fame di lavoro”.

Nulla di più falso, lo Stato prepotente affamato di business non ha avuto nessuna pietà nel devastare uno straordinario scenario paesaggistico, la piana di Macchia, snaturando per sempre l’originale vocazione della nostra terra. Iniziarono a tagliare i secolari alberi di ulivo ancor prima di ottenere tutte le autorizzazioni. In un solo giorno, il vincolo paesaggistico del comprensorio pre-garganico fissato dalla legge n.717 del ’65 si è dissolto nel nulla così come il rischio sismico che avrebbe dovuto dissuadere l’installazione di un’industria chimica. Il potere economico e l’avidità politica di troppi incoscienti sciacalli, la causa. Una fabbrica pagata dallo Stato e dalla Cassa per il Mezzogiorno. Terreni agricoli comprati a peso d’oro e poi l’inizio di un calvario che si avvia in sordina sulle carte nel 1965 e che ci porteremo dietro ancora per anni se non decenni. Strategia riutilizzata nelle recenti faraoniche strutture cittadine.

La notizia degli oltre 44.500 m3 di scorie nocive e tossiche interrate nella piana di Macchia risuona sui media locali e nazionali, in questi giorni, come se fosse una straordinaria “orribile” nuova scoperta. Nulla di nuovo che la stampa non abbia già scritto e le varie commissioni ministeriali d’indagine ambientali non abbiano già documentato. La vera novità è che la bonifica dell’area procede con estrema lentezza e questo non può che peggiorare uno stato ambientale devastato e che difficilmente la natura potrà risanare. Franco Carella, Senatore della Repubblica dal 1994 al 2001, per tutto il periodo dei suoi tre mandati è stato componente della 12a commissione igiene e sanità, e dal 1989 al 1990 componente della Commissione incaricata dal Ministero dell’Ambiente di verificare la compatibilità tra il petrolchimico Enichem di Monte Sant’Angelo e la città di Manfredonia.

L’ex Senatore ripercorre alcuni momenti del passato: “Per tanti anni l’Enichem ha interrato in maniera “allegra” sostanze nocive e tossiche residue dalla lavorazione del caprolattame resti di sali sodici, code benzoiche e code tolueniche. Che ci fosse un’attività di smaltimento illecito nell’area recintata dall’Enichem era noto a tutti. Molte scorie rivenienti dalla produzione della fabbrica venivano smaltite prevalentemente all’interno del sito e spesso si sono verificati casi di sversamento di questi stessi materiali nocivi nell’adriatico, scoperti proprio nei pressi delle Isole Tremiti. Illeciti che causarono la morte di molti delfini. Gli episodi più gravi si sono avuti in occasione dell’esplosione della colonna di arsenico nel lontano 26 settembre 1976. Si scavò e si interrarono i residui delle celle arseniose che vennero fuori dalla decontaminazione del sito del grave incidente del ’76. Una notevole quantità di bidoni di rifiuti tossici e nocivi furono allineati e sepolti in discariche allestite senza tener conto delle norme sullo smaltimento delle scorie” – dichiara l’ex senatore “È tutto riportato nella relazione della commissione tecnica per la verifica del rischio, della sicurezza e della compatibilità ambientale e sanitaria dello stabilimento Enichem con le città di Manfredonia e Monte Sant’Angelo. Relazione consegnata al Ministero dell’Ambiente – Servizio prevenzione degli inquinamenti e risanamento ambientale – nel lontano 24 luglio 1989.

Il petrolchimico Enichem, nonostante i procedimenti giudiziari che lo imputavano alla condanna della illecita gestione delle scorie tossiche, ne usci indenne per prescrizione dei termini. Non comprendo la straordinarietà di queste scoperte da sempre note a tutti e negli atti da decenni. Molti ignorano la storia”. Nelle vasche vennero seppelliti anche numerosi animali da cortile e bestiame intossicati, presenti nelle zone limitrofe al petrolchimico, acquistati e ammazzati per evitare contaminazioni arseniose. Nel 1986 il prof. Giosafatte Mondelli (chimico) e il geologo Biagio Ciuffreda furono incaricati dal Pretore di Monte Sant’Angelo di fare un’indagine ambientale all’interno del petrolchimico, in modo specifico dell’Isola 16. “L’Enichem scaricò in grosse buche, sali sodici, che è un liquido catramoso nerastro del quale, dal punto di vista chimico, non si è riusciti ad accertare la composizione al 100%. Conseguenza della sua classificazione come tossico e nocivo. Non posero alcuna impermeabilizzazione sul fondo di queste discariche provocando un’importante inquinamento delle falde acquifere”. – dichiara il geologo Ciuffreda. Ancora oggi le falde acquifere sono depurate da un sofisticato impianto che le sanifica e le reimmette nel sottosuolo.

Il business è passato dall’industrializzazione sovvenzionata sporca, alle opere di bonifica anch’esse sovvenzionate dallo Stato. In altri termini, con il contributo delle nostre tasse abbiamo permesso di intossicarci, di disintossicarci e poi di ricementificarci con le leggi della reindustrializzazione. “Non si doveva reindustrializzare una zona non completamente bonificata – dichiara l’ex Senatore Carella – ma Monte Sant’Angelo non poteva permettersi di perdere un’area industriale a vantaggio di Manfredonia”. Oggi quanto valgono le promesse della Syndial diffuse dal primo cittadino di una corretta futura bonifica?

Raffaele di Sabato

 

 

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“Fossere tutte acchessì” il nuovo successo di Dina Valente


“Fossero tutti così!”…

E come dare torto alla bella e viva Loletta, che nonostante le traversie e le difficoltà della sua vita, è l’unica a conservare un po’ di dignità e onestà a parte Pasquale (Antonio Potito, considerato “il fesso”). Già perchè Pasquale ha un grosso problema: aiuta la gente. E allora va curato, perché non ci si può preoccupare per gli altri, perché come si dice “mors tua, vita mea…”

Torna a teatro la “Compagnia Teatro Stabile di Manfredonia ” di Dina Valente che ancora una volta colleziona un successo con questa commedia in tre atti, dal titolo “Fossere tutte acchessì!”, in scena al Cine Teatro S. Michele dal 20 fino a venerdì 23 marzo.

In un intreccio di situazioni e di battute comiche, i sei bravissimi interpreti, in una girandola di tic, menomazioni fisiche e vizi più o meno scelti o subiti, strappano risate fino alle lacrime che alla fine scorrono davvero dinanzi all’intensa interpretazione di Loletta, interpretata dalla applauditissima e amatissima Filomena Trotta, una delle punte di diamante dello staff di Dina Valente.

In una versione inedita, l’attrice Sipontina passa da un’interpretazione comica e verace, ad una drammatica e toccante confessione
che riempie il teatro di silenzio e commozione. Impossibile non citare la genuina interpretazione del protagonista Pasquale (Antonio Potito), la bravura di Carmela (Teresa Grieco), storica e inossidabile attrice della Compagnia insieme a Antonio Vairo, per finire con Sipontina Verrini e Antonio Di Tullo, che nonostante siano gli ultimi arrivati, solo in ordine di tempo, sono già amatissimi e apprezzati dal pubblico per le loro doti recitative che a dirla tutta, caratterizzano tutti i membri di questa bellissima Compagnia Teatrale.

Auguri allora, di tanti e tanti successi ancora e come ha detto Dina Valente in chiusura : Ad Majora!

Raffaele di Sabato

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Euro&Med Food 2012 a Manfredonia


L’importante evento fieristico biennale organizzato dalla Camera di Commercio di Foggia sbarca a Manfredonia. Davvero un grande successo ed un grande onore per la nostra città. Ospitare un evento fieristico che negli ultimi anni ha visto la presenza di importatori provenienti da tutto il mondo ed una importante partecipazione di aziende del Food foggiano. Scopo dell’evento è quello di favorire lo sviluppo delle nostre imprese su mercati internazionali, assicurando azioni di sostegno alle imprese programmate dalla rete camerale nazionale.

Insieme ad Euro&Med Food B2B un altro importante appuntamento animerà la prossima primavera: una nuova edizione di SIAFT (Southern Italy Agri Food and Tourism), progetto integrato della rete nazionale delle CCIAA d’Italia (per questa annualità saranno interessate le province di Matera, Potenza, Isernia, Chieti, Latina, Crotone, Cosenza, Siracusa, oltre naturalmente a Foggia), anch’esso must delle politiche di sistema per l’internazionalizzazione.

Euro&Med Food B2B si terrà a Manfredonia per questa annualità, dal 17 al 19 aprile prossimi. La giornata antecedente ai lavori dell’evento, il 16 aprile, ospiterà il progetto SIAFT, che vedrà la presenza a Manfredonia di aziende e istituzioni delle province del progetto. 3 giornate, interamente dedicate al business, con la formula esclusiva di B2B, incontri con buyers stranieri (Giappone, India, Cina, Hong Kong, Singapore, ma anche da Canada, Australia, Argentina, America, Israele) fissati secondo un calendario dettagliato e personalizzato; appositi spazi saranno dedicati alla possibilità di organizzare degustazioni dei prodotti presentati e specifici corsi sul migliore utilizzo delle produzioni alimentari.

Il Regio Hotel Manfredi sarà la struttura che ospiterà questo importante evento.

Questo è quello che serve al nostro turismo, questi sono gli eventi che la politica locale dovrebbe accaparrarsi perché la nostra città ha bisogno di essere animata da eventi importanti e ben organizzati come l’Euro&Med Food

Raffaele di Sabato

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Pecorella Presidente del Parco Nazionale del Gargano?


Stefano Pecorella sarà il nuovo Presidente del Parco Nazionale del Gargano. La notizia non ha ancora tutti i crismi dell’ufficialità, ma gli ambienti politici e istituzionali riferiscono dell’avvenuta intesa tra il Ministro dell’Ambiente Clini ed il Presidente della Regione Puglia Nichi Vendola, che avrebbero già messo tutto nero su bianco.

La notizia era nell’aria, e l’attuale Commissario dell’Ente, anche in virtù del buon lavoro tecnico ed istituzionale svolto, non avrebbe mai avuto validi competitor nella corsa all’ambito scranno.

Con l’intesa Stato-Regione, dunque, si chiude il cerchio sulla vicenda delle presidenze dei due Parchi pugliesi: quello del Gargano e quello dell’Alta Murgia. In particolare per il Gargano volge al termine un periodo di due anni e mezzo di commissariamento fatto di polemiche e contrasti politici. Ora superata la fase di stallo si prospetta una nuova stagione per l’Ente e per tutto il territorio. L’ufficialità della nomina sarà preceduta dal passaggio della proposta nelle Commissioni Ambiente di Camera e Senato.

Raffaele di Sabato

 

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Grande Teatro a Manfredonia


Bella, davvero bella, la commedia della compagnia “Teatro Stabile di Manfredonia” (più conosciuta con il nome di chi l’ha creata, la regista e attrice Dina Valente) che sta andando in scena al Cine-Teatro San Michele dal 13 al 16 dicembre. Fuori dallo schema comune delle commedie in dialetto manfredoniano, “Non è vero…, ma ci credo” è una commedia di Peppino de Filippo in vernacolo napoletano. I già acclamati attori della compagnia hanno dato ulteriore prova di bravura cimentandosi in un dialetto non proprio e con un tema, quello della scaramanzia esasperata, non proprio vicino a noi.

Le oltre due ore di recitazione, scorrono liete tra risa e buonumore che la maestria di tutti gli attori, mettono in scena nei tre atti, catturando l’attenzione dello spettatore fino alla fine. Particolare rilievo va dato al protagonista, Filippo Totaro, o meglio Gervasio Savastano per la sua interpretazione magistrale, unita ad una comicità spontanea e ad una mimica da OSCAR. Complimenti agli attori e a Dina, che ancora una volta, si rivela l’anima e la veterana del Teatro a Manfredonia.

Raffaele di Sabato

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Dovranno sempre poter nascere sipontini…liberi!


Siamo stati felicissimi di apprendere della riapertura del reparto di Ostetricia di Manfredonia. Siamo certi che è una “piccola” ma importante conquista della nostra intera comunità. La società civile e la politica, con a capo il nostro Sindaco si è destata dopo aver permesso ad alcuni altri ospedali (Cerignola e San Severo in provincia di Foggia) di preservarsi da questa importante operazione di ristrutturazione della sanità che tanti danni alla tutela della salute del cittadino sta procurando. Un’operazione di taglio alla sanità naturale conseguenza di un eccessivo spreco e sperpero che ha visto coinvolti anche gli uomini più vicini al Governatore della Regione Puglia, Vendola.
Ciò che ci mortificò sulla questione ridimensionamento del nostro ospedale fu la scarsa influenza della forza politica sipontina presente in modo energico nel Governo nazionale, regionale e provinciale. La questione ospedale è solo politica. Un riscatto importante che ha tante chiavi di lettura. La più importante, a nostro avviso, è lo sprone del popolo verso la politica necessario per farla funzionare. La voce del popolo è un importante elemento della democrazia, se tace, il governante si riterrà nella posizione di poter fare ciò che vuole, di potersi indebitare, sprecare, prendere, dare a propria discrezione. Le venti associazioni che hanno spronato un Sindaco già impegnato su questo fronte, ha avuto il suo peso e bisogna continuare in questa direzione, la società civile deve dare il suo apporto politico, deve far funzionare la politica facendogli capire che essa è a servizio della collettività e non il contrario. Occorre che se i nostri diritti di cittadini vengono violati bisogna denunciarlo sempre e con più forza e mai far finta di nulla per il timore di una ritorsione, questo succede nei paesi governati dalla Mafia e non è il nostro caso, grazie a Dio.

Spesso la politica fa vento e muove carte, in questo caso abbiamo avuto la dimostrazione che uniti si cresce. Sia questo un punto di ripartenza per rivedere in tutti i settori, ciò che c’è da tagliare e da migliorare. Il danno più grande della nostra società sono gli uomini prestati dalla politica che gestiscono la cosa pubblica e s’improvvisano manager di settori cardini per l’economia locale: Ase, Ospedale, Autorità portuale, Oasi Lago Salso, Mercato Ittico, solo per citarne alcuni. Occorrono gli uomini giusti al posto giusto e questo il nostro Sindaco lo sa, allora perché con il sostegno del popolo non avvia questa ristrutturazione manageriale? Perché non si avvale dei giusti professionisti per governare meglio e con un po’ più leggerezza questa difficile città che tante mortificazioni subisce quotidianamente? Riccardi è stato definito un Sindaco sotto scacco dai partiti che lo sostengono, ci dimostri che così non è.

Raffaele di Sabato

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Cambia il giorno del mercato settimanale? Dal Mercoledì al Martedì?


Il mercato settimanale del mercoledì che si tiene nel rione Monticchio conta ben 340 bancarelle regolari a posto fisso, di queste solo 25 appartengono a commercianti residenti a Manfredonia. Le restanti 315 sono commercianti che provengono dalle zone limitrofe, in modo particolare da Andria, Barletta, Trani. Zone con spiccata vocazione imprenditoriale a differenza nostra. Fino a prima del recente aumento TARSU i commercianti del mercato settimanale pagavano per un posto bancarella di 18 mq. poco più di € 5,00 a giorno di mercato, per un introito annuale nelle casse comunali di poco più di €90.000,000. Se consideriamo i disguidi di un intero quartiere ed i costi per ripristinare quell’area ripulendola da tutta l’immondizia lasciata dai commercianti, ci si rende conto che è davvero una miseria, un controsenso, un’assurdità. Se poi consideriamo ancora che ogni mercoledì i manfredoniani portano soldi fuori dalle nostre mura cittadine, allora il dato diventa fortemente allarmante. Già durante la campagna elettorale per formare questa amministrazione, l’attuale Sindaco sollevò questa questione manifestando la volontà di cambiare il giorno della settimana del rituale mercato in concomitanza con il trasferimento al nuovo mercato ancora in via di completamento sito nei pressi dei palazzetti dello sport. Nuovo mercato che ospiterà meno bancarelle che saranno selezionate secondo un criterio ancora non noto e che dovrebbe dare precedenza alle attività ambulanti della nostra città. Dove ci sono imprenditori ci sono anche associazioni di categoria che funzionano. Il grido di allarme alla possibilità di una cambio del giorno del mercato settimanale  è stato lanciato dalla UNIMPRESA, associazione provinciale BAT che in una nota che alleghiamo, manifesta la tutela dei commercianti baresi impossibilitati a frequentare la ricchissima piazza di Manfredonia in un altro giorno della settimana, diverso dal mercoledì. Nella nostra città manca il lavoro ma anche l’iniziativa privata e questa è una delle cause. Possa essere questa un’occasione per i giovani per destarsi, rimboccarsi le maniche e fare come fanno i cugini baresi, che caricano le loro macchine di ogni prodotto e vanno nelle altre città a proporre la propria mercanzia con la massima dignità e con enormi sacrifici, base del lavoro e dello sviluppo di un paese.

 Raffaele di Sabato  

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Reparti di Ginecologia e Ostetricia chiusi per i soli parti e per tutelare gli utenti


Si è abbassata la soglia di sicurezza minima per i reparti di ostetricia e ginecologia. Sono rimasti in quattro i medici addetti ai reparti che avrebbero dovuto presidiare ventiquattrore su ventiquattro e per l’intero anno dei settori molto sensibili. I reparti di ostetricia e ginecologia al momento hanno temporaneamente sospeso i ricoveri delle gravide a termine (partorienti) in quanto avendo carenza estrema di ginecologi, non può garantire l’assistenza nell’intero arco della giornata alle partorienti, invece tutta l’attività ginecologica, i ricoveri delle pazienti gravide nei primi mesi di gestazione e gli ambulatori funzionano regolarmente. Per cui non appena sarà implementato l’organico dei medici, saranno immediatamente ripristinati i ricoveri delle partorienti. Sono venuti meno i requisiti minimi di sicurezza a tutela degli aventi diritto. La donna deve partorire lì dove c’è la sicurezza per affrontare con efficienza e tempestività le eventuali patologie neonatali, chirurgiche e di rianimazione. Il 31 ottobre sarà il giorno in cui in Puglia a 570 medici scadrà il contratto a tempo determinato e a quel punto l’ospedale di Manfredonia e molti altri presidi ospedalieri subiranno un importante ridimensionamento nei servizi a discapito sempre e solo della gente comune. Tutto è nelle mani del mondo politico tra Stato e Regione tra mancate deroghe e rinnovi dei contratti. Questa volta la politica sipontina è tutta nel mirino, nell’occhio del ciclone da destra a sinistra. Tonio Leone, Michele Bordo, Stefano Pecorella, Giandiego Gatta, Franco Ognissanti per non parlare dei rappresentanti provinciali e non ultimo il Sindaco Riccardi che con i suoi consensi ha dato un grosso sostegno al Governatore regionale che davvero vorremmo avere in questi giorni a Manfredonia, anzi lo invitiamo. E’ il momento in cui è necessario fare “carte false” per risollevare le sorti del nostro ospedale. Fallimentare l’operato della nostra rappresentanza politica “tutta” che in tutti questi anni ha permesso lo stato attuale dei fatti sul nostro ospedale. Alle prossime elezioni non ci saranno sconti per nessun politico. Non crediamo che i cittadini continueranno ad essere annebbiati dalle false illusioni e promesse elettorali. Qualche politico ha il coraggio di rasserenare la città, “… tutto sotto controllo…”. Nulla, invece, è sotto controllo, c’è solo uno stato di forte agitazione ed indignazione da parte di tutti gli utenti che non vogliono più essere presi in giro da questa politica che li vede alleati quando c’è da realizzare progetti faraonici, tutti d’accordo (es. contratto d’area, porto turistico, ecc.) alleanze che vengono a mancare proprio quando dovrebbero salvaguardare i diritti più sacrosanti come quello della salute. I sipontini questa volta non avranno la memoria corta, alle prossime elezioni sapranno rispondere nel modo giusto ne siamo certi, ripagando con la stessa moneta quella politica che troppo spesso dimentica di rappresentare tutti e non sempre solo se stessi. La nostra redazione si sta’ organizzando per manifestare in modo energico contro il declassamento del nostro ospedale perché questo, questa volta non lo dovremo permettere.

Raffaele di Sabato

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La zona industriale di Manfredonia invasa dall’immondizia


Non tropo tempo fa, le aziende dell’area industriale di Manfredonia si sono viste recapitare delle bollette TARSU da capogiro. Non certamente ai livelli delle abitazioni private. Addirittura nel 2010 sono arrivate bollette di arretrato sin dal 2005, imponendo agli imprenditori già martoriati da crisi, disservizi infrastrutturali e problemi di ordinaria amministrazione di pagare decine di migliaia di euro tutti assieme. I sindacati ci sono solo quando le aziende chiudono ed i dipendenti perdono il posto di lavoro. Non ne parliamo della associazioni di categoria che dovrebbero tutelare le aziende. Stendiamo un velo pietoso. L’area industriale di Manfredonia è servita da cassonetti per l’accumulo della spazzatura da soli un paio di anni, quindi prima, chi produceva immondizia in quell’area era costretto o ad organizzarsi per farsela venire a ritirare (riconoscendo le dovute gratificazioni) oppure se la caricava in macchina per portarla a Manfredonia. I più dissennati magari la lasciavano per strada. Gli imprenditori che a tempo debito non hanno fatto richiesta al Comune di pagare la tassa ridotta poiché il servizio non esisteva sono stati costretti a pagare per intero un servizio che ci sarebbe dovuto essere. In definitiva la legge impone che anche se non hai il servizio pubblico di raccolta dei rifiuti sei comunque obbligato a pagare la tassa TARSU ma in modo ridotto.
La tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani, abbreviata in TARSU, è prevista dal Decreto Legislativo n. 507/1993 che ha subito successive modifiche. I comuni applicano questa tassa sulla base del costo totale del servizio di raccolta e successivo smaltimento dei rifiuti usando come parametro la superficie dei locali di abitazione e di attività dove possono avere origine rifiuti di varia natura.
La tassa è dovuta al Comune per il servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti solidi urbani, oltre che di spazzamento delle strade pubbliche.
Dalle foto si evince lo stato in cui versa da una decina di giorni e più i cassonetti dell’area industriale di Manfredonia.
Spettacolo indegno per chi si reca a lavoro tutti i giorni, per coloro che visitano le nostre aziende per poter allacciare rapporti commerciali e per i turisti che devono percorrere queste strade per recarsi al Nicotel.
Sicuramente i maleducati hanno il loro peso sociale ed invitiamo tutti a non far più finta di niente quando qualcuno sporca il suolo pubblico ma anche l’ASE ha dimenticato quest’area che paga profumatamente un servizio che non ha.
Ci diamo una mossa?

Raffaele di Sabato

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La spiaggia di Manfredonia invasa dai liquami!


Lo scorso 13 agosto 2011 ore 08:00 circa, l’ennesima sorpresa a Manfredonia. La zona di mare antistante quello che una volta era il lido “la Sirenetta” non era balneabile. I due bagnini di quel lido impedivano l’accesso a tutti coloro che volevano fare il bagno in quel tratto di mare. Il divieto valeva fino al confine con l’altro lido limitrofo “De Marzo”. Cercando di capire cosa fosse successo qualcuno ci spiegava che un tronco di fogna nera (quella dei liquami domestici) che percorre il vicino viale Miramare è scoppiato e di conseguenza i reflui si sono riversati in mare direttamente dalla strada e anche tramite la contigua condotta di fogna bianca che raccoglie e scarica le acque piovane nei pressi di un edificio scolastico. Da un’indagine più approfondita, si è saputo che la fogna nera in quella zona è dotata di un impianto di sollevamento che tramite pompe di adeguata potenza invia i liquami nella condotta in pressione che porta al depuratore cittadino. Nella serata di ieri le pompe, per un guasto al’impianto elettrico, hanno messo in funzione l’annesso gruppo elettrogeno, che interviene in caso di mancanza di energia elettrica, con l’impiego di un carburante contenuto in un serbatoio. Il tutto è andato in tilt quando si è esaurito il carburante del gruppo elettrogeno senza che nessuno degli addetti alla manutenzione intervenisse per la riparazione dell’impianto elettrico o per il rifornimento del carburante. Il fatto grave è che lo sversamento è continuato per tutta la notte e durante la mattinata ed attualmente non ci sono comunicati che spieghino quale sia la situazione. A questo punto c’è da chiedersi: con un inquinamento così massiccio di colibatteri che ha interessato sicuramente l’intera spiaggia di Manfredonia come mai nessuna autorità è intervenuta ad informare la moltitudine di bagnanti che frequenta l’intera spiaggia nei giorni di ferragosto? Chi si è assunto la responsabilità di non provvedere ad emettere quella che doveva essere la inevitabile conseguenza del guasto di quella condotta di fogna nera e cioè una ordinanza di divieto di balneazione sull’intero tratto di costa che va dal Castello fino all’Acqua di Cristo? L’Arpa (Agenzia regionale per prevenzione ambientale) ha già provveduto ad effettuare dei prelievi in mare per verificare lo stato di inquinamento del nostro mare, ci riferisce il Maresciallo Ciuffreda della C.P. e domattina si conoscerà il risultato. Sia la Capitaneria di Porto che il comando dei Vigili Urbani ci hanno comunicato che domattina alle ore 09.00 sarà rimosso il divieto di balneazione. È necessario che le autorità competenti che magari sono in vacanza a Mattinata o a Vieste intervengano tempestivamente per informare e monitorare lo stato di contaminazione del tratto di mare di Manfredonia interessato. È il caso di dire, a questo punto, che nuotiamo nella cacca.

Raffaele di Sabato

Divieto di balneazione - web

divieto di balneazione

divieto di balneazione 1

Divieto di balneazione 2

Foto di proprietà di ManfredoniaNews.it

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Iniziati i lavori di pulizia della nuova palude sipontina… FINALMENTE


Sono iniziati mercoledì 13 luglio i lavori di pulizia dell’erba che sovrasta il cumulo di Posidonia (Cymodocea nodosa) nell’area antistante l’Hotel Panorama del Golfo sito sul lungomare di Siponto.
Una bella notizia che animerà un po’ questa troppo silenziosa estate sipontina. I lavori di pulizia del verde e delle cannucce che nel corso degli ultimi 5 anni si sono assiepate al di sopra dello straordinario accumulo di alghe rappresentano la fase preliminare alla successiva rimozione di quelle alghe che saranno stoccate nei pressi della foce del canale Candelaro. Con delibera della Giunta Comunale di Manfredonia, seduta n.38 del 15 giugno 2011, è stato affidato l’incarico di progettazione per la rimozione e la realizzazione di uno stoccaggio provvisorio della Cymodocea nodosa. Lo studio è della Eco-logica srl. Il litorale di Manfredonia, nel tratto compreso tra la scogliera in località Acqua di Cristo e gli arenili della Riviera Sud, è da sempre interessato dal fenomeno dello spiaggiamento di residui Vegetali marini, spinti sulla costa durante le mareggiate invernali. Negli ultimi anni il fenomeno ha assunto dimensioni ragguardevoli, soprattutto in prossimità delle barriere frangiflutti dove, a causa dello scarso ricambio idrico, le biomasse tendono ad accumularsi con particolare intensità. La presenza degli accumuli rappresenta un problema rilevante per coloro che utilizzano le spiagge durante la stagione balneare, ma anche per i frequentatori del lungomare, e danneggia economicamente i gestori degli stabilimenti balneari e delle strutture ricettive della zona; ciò al fine della tutela ambientale e della salute pubblica comporta un intervento obbligatorio e indifferibile per il Comune di Manfredonia. Il Comune non ha al proprio interno professionalità in grado di effettuare tali progettazioni specialistiche. Lo studio ECO-logica s.r.l. rappresentato dall’ing. Massimo Guido ha nella sua struttura professionalità in grado di effettuare una progettazione per risolvere l’intera problematica –l’ing. Massimo Guido interessato, ha presentato il proprio curriculum, con prestazione richiesta per la progettazione pari a € 15.000,00 oltre oneri previdenziali 4% più IVA (20%) che il Comune deve riconoscere per legge. La suddetta convenzione sarà sottoscritta dal Dirigente del Settore Ambiente, Ing. Domenico Curci, ai sensi e per gli effetti dell’art. 107 del D. L.vo n°267 del 10/08/00; R.U.P. lo stesso ingegnere Curci, Dirigente del Settore Ambiente. Questo è quello che dice la delibera di giunta. Per il resto, vi aggiorneremo quanto prima…

Raffaele di Sabato
Posidonia 19.07.2011.1

Foto di proprietà di ManfredoniaNews.it

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Una città incapace di manifestare il suo pensiero liberamente


Da un anno e mezzo portiamo avanti questo progetto editoriale con non poche difficoltà. Le difficoltà sono economiche poiché i fondi per coprire le spese della stampa del free-press e della gestione del sito provengono solo ed esclusivamente da quegli straordinari sponsors che compaiono sul web e sul cartaceo ed è solo grazie a loro che noi possiamo darvi voce e manifestare ciò che accade nella nostra città, nel bene e nel male. Non esistono altre fonti di sostentamento. La difficoltà è data anche dal timore di tanti, di manifestare il proprio pensiero, di firmare un articolo per paura di mettersi contro questo e quel personaggio politico o contro uomini coinvolti in business pubblici-privati. I nostri collaboratori hanno superato questo blocco psicologico, tanti altri avrebbero voluto collaborare ma sono scappati per non incorrere in ritorsioni personali, in ambito professionale naturalmente. Ciò che leggiamo nei forum è un accanimento nei confronti della classe politica che accusiamo di aver approfittato della nostra terra, della nostra Manfredonia. E’ vero, è così. Noi crediamo di essere i principali artefici di ciò che loro hanno compiuto poiché nessuno di noi si pone in prima persona o in forma aggregata per aprire confronti sulle scelte politiche. La stessa opposizione di Palazzo San Domenico è assente e non dà il pur minimo segnale di quello che è il suo pensiero tranne le dovute poche parole di circostanza manifestate in consiglio comunale. Parole che muoiono lì. Siamo noi gli artefici della mancata valorizzazione delle nostre straordinarie risorse, poiché nulla facciamo e diciamo per cambiare il modo di gestire la nostra città. Ognuno di noi ha da attingere alla mammella comunale e non può certo parlare contro coloro che tutto possono, contro coloro che dovranno favorirci per qualcosa che porterà beneficio solo a noi stessi e non alla collettività. Grazie a questo arcaico ed autolesionista sistema politico-sociale siamo arrivati a questo punto. Turismo, industria, servizi, occupazione… In questa città tutti sanno, tutti criticano nei bar ma nessuno fa nulla per aiutare la politica a rigare dritto. Gli scogli ad esempio, li abbiamo seppelliti noi di cemento poiché non vi è stata alcuna energica manifestazione di dissenso a ciò che si stava compiendo e la città sapeva ma non ha fatto nulla per evitare quello scempio. Noi ci sentiamo responsabili di non aver fatto nulla e di questo siamo mortificati e ci vergogniamo per non essere stati capaci di tutelare la nostra terra natia. Un debito non facile da saldare con le nostre coscienze. Non piangiamo sul latte versato, facciamo in modo che ciò che è successo per l’Anic negli anni ’70 e per il porto turistico oggi non capiti ancora con le opere che sono in fase di studio. Non serve creare coalizioni politiche nel periodo pre-elettorale, è troppo tardi per acquisire consensi. Gli uomini e le donne si propongano alla politica, alla società, per dare il proprio contributo in termini di idee e professionalità per evitare che la politica continui a spartire ruoli, per baratti politici, a gente incapace di gestire la cosa pubblica che qualcuno, da troppo tempo, considera: “cosa nostra”.

Raffaele di Sabato

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ANCORA CEMENTO SULLA NOSTRA CITTÀ


Questa l’intenzione per il recupero del complesso edilizio in via Palatella angolo via di Porta Pugliese avanzata dalla soc. EDILMA s.r.l. (accontentiamoci di questa sigla, poiché sui soggetti proponenti cala il silenzio, gente innominabile). Dalla relazione tecnica e dalle tre tavole grafiche del progetto si evince la proposta di ampliare i fabbricati costituiti dal solo piano terra e cioè la soprelevazione dei fabbricati esistenti per due piani su via Palatella e tre piani su via di Porta Pugliese. Palazzi, ancora palazzi. Non tutti sanno che quelle case appartenevano ad una donna il cui nome, o meglio soprannome, echeggia fra le pagine della storia di questa città: Nenèlla Cire. Nubile, ricca ereditiera, proprietaria di gran parte delle abitazioni situate nel centro storico, conduceva, forse per scelta, per carattere o per farsi beffa del destino, una vita semplice, vestita poveramente e con un immancabile sacchetto di plastica fra le mani. Alla sua morte i suoi averi sono stati venduti dai suoi nipoti. Parte di questi, ovvero le case di cui sopra, sono ora proprietà dell’EDILMA, che ne propone l’abbattimento e la ricostruzione, con un abito nuovo di zecca, che delle vecchie vesti sembrerebbe voler conservare solo il tratto del muro di cinta che si nasconde dietro quelle case, rendendolo appena visibile attraverso la creazione di un varco a piano terra. E la tutela del patrimonio storico-culturale? Forse non tutti sanno che dietro quelle case c’è un’area scoperta, un tratto di muro di cinta e un torrione che aspettano di essere recuperati, restaurati e valorizzati e non certo di essere ombrati da nuovi monumenti fatti di mattoni e cemento. I nostri amministratori sembrano pensarla, almeno per il momento, come noi. In data 11 maggio 2010 tale proposta è stata acquisita al protocollo generale del Comune di Manfredonia, ma il Consiglio Comunale è stato troppo indaffarato per poterla prendere in considerazione e pronunciarsi in merito entro i novanta giorni previsti. La lunga attesa non ha scoraggiato lo spirito “costruttivo” o “distruttivo” dell’EDILMA che anzi, facendo ricorso al TAR Puglia ha obbligato il Comune oltre al pagamento di una mora, pare di € 2000,00, a pronunciarsi espressamente nel termine di sessanta giorni su tale istanza, pena il “passaggio di parola” al Dirigente dell’Ufficio Tecnico del Comune di Foggia, nominato commissario ad acta dal TAR, al fine di provvedere a prendere una decisione sulle sorti della nostra città. Il 20/04/2011 il silenzio si rompe e il Consiglio Comunale dice “NO”. No, perché la soc. EDILMA non rappresenta il 51% dei proprietari degli immobili dell’area interessata. No, perché il programma proposto non garantisce la tutela, la conservazione, il restauro e la valorizzazione del patrimonio storico-culturale, paesaggistico, ambientale e l’uso di materiali e tecniche della tradizione. No, perché detta area ricade in zona ad alta pericolosità idraulica, come stabilito dal P.A.I. (Piano di Assetto Geologico). No, soprattutto perché l’intervento ricade in zona omogenea A “Centro Storico”, area sottoposta dal vigente PRG a Piano di recupero, in corso di redazione e quindi l’intervento interessa aree attigue a manufatti di pregio storico (tratto di muri di cinta e torrione). No, perché per Manfredonia forse è giusto così. E allora che ne sarà delle case di Nenèlla Cire e di quello che nascondono? C’è chi dice che se ne dovrà occupare il Comune, quando le sue casse saranno risanate e quindi per lungo tempo quell’area resterà povera e spoglia ad immagine e somiglianza della sua antica proprietaria. C’è chi dice che l’EDILMA non si fermerà e ripresenterà la sua proposta, dato che gli interessi in ballo sono notevoli. C’è chi non dice niente. E questa sembra essere la tesi maggiormente sostenuta. Noi ci auguriamo che qualcuno si svegli e, finalmente, decida di proteggere e valorizzare il nostro patrimonio storico.

Raffaele Di Sabato

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I SIMULACRI DELLA MADONNA DI SIPONTO E DELLA SIPONTINA PARTONO PER IL RESTAURO


La Redazione di ManfredoniaNews.it è lieta di offrire in esclusiva ai suoi affezionati Lettori uno straordinario documento filmico realizzato dal fotografo Nicola MUSCATIELLO, nostro concittadino, mentre i tecnici dell’Impresa Alfa Restauri di Bari, preparano la sacra icona della MADONNA DI SIPONTO e della statua lignea della SIPONTINA. Operazioni indispensabili, prima del loro trasferimento a Bari per lavori di restauro conservativo. A dette operazioni ha presieduto S. E. Mons. Michele CASTORO, arcivescovo di Manfredonia, Vieste S. Giovanni Rotondo, presenti il vicario don Andrea Storace, don Matteo Tavano, presidente del Capitolo sipontino, il sindaco Angelo Riccardi ed alcuni rappresentanti della BCC (Banca di Credito Cooperativo) di S. Giovanni Rotondo, che ha finanziato l’opera di restauro. La supervisione tecnica è stata curata dal dott. Federico Nova, soprintendente ai Beni Storici Artistici ed Etnoantropologici della Puglia.

Nella Foto del 1964: RESTAURO MANDONNA DI SIPONTO (da sin. dott. Francesco Valente, Gaetano Carpano e Aronne Del Vecchio)

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Agenzia del Turismo… chi vivrà vedrà!


Dobbiamo superare la cultura della diffidenza e del sospetto, che rischiano di bloccare la crescita del territorio. L’invidia sociale va combattuta con una rinnovata fiducia e con politiche integrate, che vedano collaborare la pubblica amministrazione e tutta la città, pur mantenendo una visione critica costruttiva. Sogno le cose che non sono e dico ‘perché no’, e concludo come era solito fare Robert Kennedy”. Con queste parole l’assessore alle Politiche Sociali, Paolo Cascavilla, ha concluso i due giorni dedicati alla Conferenza Generale sul Turismo della Città di Manfredonia. Appuntamento, nelle premesse, importantissimo voluto dal nostro dinamico Sindaco. Evento che avrebbe dovuto delineare le linee guida del rilancio del nostro bistrattato turismo. Premesse, a nostro avviso, non mantenute. Si è parlato molto di marketing territoriale ma poco della nostra realtà nello specifico. Si è parlato nel dettaglio dei punti dello statuto di questa Agenzia ma troppo poco delle reali necessità della rinascita di un turismo al quale, con l’Anic negli anni ’70, abbiamo inferto un quasi irrimediabile colpo di grazia. Il Consorzio Starting4 di Padova è stato incaricato di pianificare la nuova Manfredonia turistica, di studiarla per poi suggerire le dovute strategie, quelle linee guida necessarie per poter operare tutti assieme come sistema, per valorizzare le tante risorse di cui la nostra terra è ricca. Siamo davvero alla fase iniziale, ma troppe cose stridono. Percepiamo troppa confusione, caos nella organizzazione. Un’Agenzia senza scopo di lucro fatta di quote: il 51% al Comune di Manfredonia, il 25% agli enti locali e la restante parte ai privati. Cinque o nove i componenti del direttivo, un presidente che tutti dicono di conoscere ma non ancora noto, così come la probabile direttrice. Un’Agenzia del turismo che secondo il nostro sindaco dovrebbe darci l’opportunità di attingere ai tanti finanziamenti che la Comunità europea mette a diretta disposizione degli enti locali, che dovrebbe creare sistema tra pubblico e privato. Oltre alla scelta del logo di questa nuova organizzazione politico-sociale, riteniamo sia necessario iniziare a parlare di ricostruzione di ciò che ci caratterizza: le nostre antiche mura, i torrioni, le nostre chiese, il Castello, l’arredo urbano, il verde pubblico, combattendo energicamente l’abusivismo edilizio che da decenni distrugge la nostra storia, ed il vandalismo che ormai devasta tutto ciò che di buono fa la pubblica amministrazione. La nostra città soffre da troppo tempo della mancanza di un sistema associativo solido, volto ad aggregare tutte le attività turistiche, forse anche per colpa della scarsa partecipazione del nostro sistema cittadino, incapace di manifestare il proprio libero pensiero, il proprio dissenso, non solo per criticare l’operato di chi fa, ma soprattutto per proporre le possibilità di sviluppo e per far valere i propri diritti di cittadini e di operatori economici. Ma forse siamo tutti molto scoraggiati e la scarsa presenza di operatori turistici a questo importante evento ne è la dimostrazione. Ogni struttura turistica della nostra città soffre per qualcosa ma lo manifesta molto labilmente per il timore di non turbare la politica serenità. I tanti giovani ambiziosi della nostra città che ancora si organizzano per dare un servizio sociale non devono subire le solite clientelari mortificazioni. Questo è il primo obiettivo di questa Agenzia altrimenti la diffidenza sarà inevitabile.

Raffaele di Sabato

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Immigrazioni, tra disagi e solidarietà


Profughi, clandestini, rifugiati politici, qual è la differenza? Ciò che tutta la gente del nord Africa vive è uno stato di necessità. La necessità di evadere da una dittatura che non permette sbocchi nel lavoro, nella formazione, negando qualsiasi pur labile prospettiva nel futuro. Scappano verso un paese, il nostro, incapace di gestire la loro disperazione, il loro dramma: Vi accogliamo però non vi vogliamo, siamo solidali ma poi dovete andare via. L’Italia non ha scelta, come terra di confine è tenuta a gestire questa emergenza cercando di arrecare meno disagio possibile alla nostra popolazione. Il Governo nazionale è assolutamente incapace di fare delle scelte, di attuare una strategia energica in risposta alle eresie del leader della Lega ed alla lontananza degli altri paesi della comunità europea. A 40 kilometri da Manfredonia, in una delle nostre frazioni, Borgo Mezzanone precisamente, abbiamo una casa di accoglienza per immigrati di passaggio: Casa Speranza, sportello Caritas per servizi di orientamento e informazione ai richiedenti asilo, attrezzati con servizio doccia-bagni, servizio sanitario, alimenti, vestiario e un dormitorio, ma può offrire alloggio a 14 immigrati di passaggio. Poi c’è il Centro accoglienza e residenza asili (C.a.r.a.) che a tutt’oggi, dopo l’arrivo di 50 tunisini da Lampedusa, conta circa 580 ospiti con una capacità massima poco al di sotto degli 800 posti. La convivenza non è semplice, infatti non più tardi di due settimane fa è scoppiata una rissa tra due immigrati che ha reso necessario l’intervento dei carabinieri, è resa ancor più faticosa, non soltanto dalla presenza di diverse etnie, ma anche dal sovraffollamento della struttura d’accoglienza. La capienza massima sarà, nei limiti del possibile, garantita; a partenze e rimpatri – secondo quanto dice la Prefettura di Foggia- corrisponderanno altrettanti arrivi. Il tutto però è affidato all’andamento degli sbarchi sulle coste siciliane; se l’emergenza esploderà non è detto che la capienza del C.a.r.a. possa essere raddoppiata. In tal caso potrebbe essere nuovamente realizzata la tendopoli lungo la vecchia pista aerea che sorge all’interno del centro d’accoglienza. Questi uomini, queste donne che affrontano il mare con il rischio di morire che desidererebbero costruire il loro futuro nella nostra terra, un paese carico di contraddizioni: una ricca agricoltura con scarsa manovalanza indigena, industrie non compatibili col nostro territorio che deturpano la nostra vocazione naturale. Per tanti anni la nostra economia agricola, anche grazie alla speculazione dei sogni di questa povera gente, è riuscita a creare un equilibrio (tra sacrifici e benefici) della necessità di manodopera a basso costo. Equilibrio che potrebbe rompersi per l’eccessiva offerta di lavoro, per la presenza di una comunità nord-africana più numerosa, quindi più forte, per il rischio di delinquenza, irregolarità. Ed è questo il particolare che preoccupa chi deve accogliere questa gente. Sono solo lavoratori o sono qui da noi perché pensano che tutto sia semplice e facilmente ottenibile? Ci auguriamo di no e ci auguriamo anche che le istituzioni trovino presto una soluzione che non sia solo un tampone per risolvere temporaneamente l’emergenza, ma una risoluzione definitiva che magari porti questa gente a riuscire a vivere democraticamente nel proprio paese.

Raffaele di Sabato

Borgo Mezzanone

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Carnevale 2012… cominciamo a lavorarci subito?


Ci sono certi paesi, popoli, che vivono delle grandi contraddizioni: sono circondati da enormi ricchezze ma non hanno nemmeno di che sfamarsi. In molti casi, spesso, la causa è la dittatura, in altri casi invece è l’effetto dell’ignoranza, della scarsa capacità di riconoscere come risorsa anche ciò che non luccica. Il Carnevale di Manfredonia, crediamo, sia la nostra risorsa più importante, la nostra opportunità di emergere, di differenziarci: “Manfredonia, famosa per il suo straordinario Carnevale”. Grazie a Dio, la nostra città soffre il suo mancato sviluppo non a causa di dittature o di ignoranza ma “solo” di mal gestione. La possibilità di sviluppo turistico per la nostra città è legata prevalentemente ai servizi, quindi agli eventi. Il nostro Carnevale è arrivato ad un punto in cui ha tutto per fare il vero ed importante salto di qualità. Maestri cartapestai dotati di moderni capannoni per realizzare le loro opere d’arte, il Luc che oltre a ciò che già fa potrebbe concentrarsi per formare tutte le importanti figure legate al nostro Carnevale: coreografi, scenografi, costumisti, vetrinisti, cartapestai, elettricisti specializzati sui costumi e tutte le altre mansioni coinvolte in questo importante evento. Guardando questa 58° edizione del nostro Carnevale molti avranno avuto una doppia sensazione: una di apprezzamento, fierezza per quello che i veri attori sono stati capaci di fare in così poco tempo e l’altra è di grandissima rabbia per la nostra incapacità di gestire e valorizzare le risorse della nostra terra che potrebbero rendere un po’ più ricchi e fieri ognuno di noi. E’ assolutamente incredibile che in pochi giorni si riescano a realizzare carri di tale fattura; è straordinaria la capacità degli organizzatori dei gruppi nel coinvolgere tanti giovani trasmettendogli quella genuina voglia di divertirsi stando assieme, tra balli, colori, realizzando straordinari vestiti costati in media €150,00 per solo qualche giorno di sfilata. Le impagabili insegnanti, fertilizzanti della nostra tradizione, messia della nostra storia ludica. Altro che bamboccioni! Il nostro Carnevale, la nostra città ha uomini e donne straordinariamente capaci di dare e di fare che spesso non vengono coinvolti nel modo e nei tempi giusti. Persone che hanno alle spalle una tradizione, un animo sipontino che si tramandano da generazioni, ognuno nel proprio campo, ognuno per la propria peculiarità. Loro sono la vera ricchezza di questo nostro Carnevale. Ciò che si deve evitare è di scoraggiare le passioni e le creatività. Anche in questa edizione abbiamo perso qualcosa, siamo stati ripetitivi, scarsamente innovativi e creativi. Non ci si deve più nascondere dietro alle difficoltà, vince chi è capace ed il nostro Carnevale deve emergere e competere con quelli di Putignano, Fano, Cento, Viareggio e Venezia. Sono carnevali che non sono assolutamente lontani dai nostri potenziali. Senza nessun timore reverenziale dobbiamo adottare una strategia gestionale che punti sulle professionalità, attuando il giusto marketing territoriale per affrontare di petto questa recessione che, se la colorassimo, potrebbe diventare meno nera. La delibera dell’istituzione dell’Agenzia per il Turismo è pronta ed in fase di revisione. Chi ci governa, oggi, ha la giusta sensibilità, competenza ed esperienza per non ripetere gli errori del passato. Serve partire subito e bene per gestire al meglio ciò che è stato creato dai nostri padri: il Carnevale di Manfredonia.

Raffaele di Sabato

Carnevale 2011 prima1

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Benvenuti al Carnevale di Manfredonia


Finalmente è Carnevale. Ognuno di noi può indossare la maschera che vuole, per un giorno possiamo essere chi e quello che vogliamo. Possiamo mutare il nostro aspetto e la nostra anima ma soprattutto possiamo dare spazio ai nostri più infantili atteggiamenti: ballare, cantare, gridare, saltare, sbeffeggiare liberamente e senza il timore di venir giudicati per la nostra spontaneità. Per un giorno possiamo essere felici chiedendo in prestito tutti i colori dell’arcobaleno, mantenendo al contempo quella dignità di uomini liberi di esprimersi. Questa è una delle ricchezze della vita, la manifestazione della gioia, dell’amore, divertirsi mascherandosi senza il timore di doversi nascondere. Il Carnevale è la capacità di ognuno di noi di andare sulla cattedra e recitare quella poesia da noi composta e che parte dal profondo del nostro cuore, coinvolgendo e rendendo partecipi tutti gli altri. Un po’ quello che ha fatto il nostro “Ze’ Pèppe Carnevéle”. Tante sono le leggende che s’intessono intorno a questo tipico personaggio. Alcuni sostengono addirittura che sia realmente esistito. Si dice che egli, uomo scherzoso e burlone, un giorno, in groppa al suo somaro, nel fare ritorno a casa, fu investito da un violento temporale. Trascinato dagli elementi, fu trovato esanime davanti alla chiesa di S. Domenico, felice e… sorridente. Da qui il nomignolo di “Ze Pèppe Carnevéle”. La tradizione vuole che il cafone Ze Pèppe, la vigilia di Carnevale, pur affetto da “pintùre” (broncopolmonite), fa rientro in paese per trascorrere i tre giorni di Carnevale in allegria, dandosi alla pazza gioia facendo il tipico “ballo per casa” nelle socie. Il terzo giorno si accascia a terra esausto e “…stènne i pìte” (stende i piedi, muore), ma con il sorriso sulle labbra. Gli vengono tributati solenni funerali, al termine dei quali, tra la disperazione della consorte, “cummére Seponde”, pianti, balli e suoni, viene “cremato”. Ma questo personaggio, oggi simbolo del nostro carnevale, è un’invenzione abbastanza recente, infatti negli anni ’20 Ze Pèppe non esisteva. Il Satanello era l’unico costume di carnevale, era metà rosso e metà nero con i sciscilecchie (i campanellini) attaccati al cappuccio con le corna, alle ginocchia e alle caviglie. I Diavoli avevano il compasso di legno in mano e con quello facevano rumore e giravano per le case per dare e ricevere, da chi era affacciato ai balconi, salemûne (confetti di Sulmona) e caramelle, ma anche per consegnare biglietti d’amore alla ragazza che si corteggiava. Pare che con l’approssimarsi della seconda guerra mondiale il costume del Satanello, abbastanza complicato da realizzare, lasciasse il posto al più semplice pagliaccio metà di un colore e metà di un altro. Una leggenda racconta anche che durante il catastrofico terremoto che colpì Siponto nel 1223, essendo di Carnevale, molti sipontini scapparono indossando il costume del Satanello, ma è una storia poco probabile poiché il nostro Carnevale è la continuazione di quello di Foggia “murt accise” agli inizi degli anni ’60. Infatti la prima e la seconda edizione del veglioncino dei bambini si tenne al Teatro Giordano di Foggia con la denominazione “Carnevale Dauno”. La terza edizione si svolgerà a Manfredonia dando inizio al Carnevale di Manfredonia conservando, tuttavia, la denominazione originaria. Da allora, con alti e bassi, il Carnevale Dauno di Manfredonia ha sempre attirato gente da tutto il circondario e oltre… e finché ci crederemo il nostro Carnevale non finirà.
Buon divertimento a tutti, belli e buoni, cattivi e brutti.

Raffaele di Sabato

Foto di proprietà di ManfredoniaNews.it

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CONTRATTO D’AREA: tra fallimenti e prospettive


Sono anni che la città aspetta un consiglio comunale monotematico sul Contratto d’Area Manfredonia, Monte Sant’Angelo, Mattinata. Insistentemente sollecitato e richiesto da vari esponenti politici di opposizione ed anche di maggioranza nella passata amministrazione non ha mai trovato il consenso dell’ex sindaco Paolo Campo, Responsabile Unico del patto industriale. Le ragioni sono a tutti note ed allo stesso tempo poco chiare. Se volessimo fare un passo indietro e dare un giudizio su come la politica locale (tutta) ha gestito lo sviluppo, l’occupazione e la legalità del contratto d’area dovremmo condannarla spedendo a vita tutti i suoi attori nel “Paese dei Balocchi”. Oggi ci viene chiesto di ringraziare coloro che hanno avviato e portato l’industria nella nostra città ma non possono avere il nostro apprezzamento uomini che, in qualità di nostri rappresentanti, hanno avuto l’opportunità di attingere ingenti risorse pubbliche gestite frettolosamente e superficialmente a discapito di un territorio che aveva bisogno di essere coerentemente riqualificato, riorganizzato e bonificato in alcune aree ancora fortemente inquinate e semi-reindustrializzate a forte vocazione turistica (ex Enichem) e doveva essere strutturato ed organizzato in altre zone che dopo 13 anni di lavori aspetta ancora l’acqua e la fogna (DI46-PIP). Le necessità di vita c’impongono di guardare avanti, anche perché è prassi che in politica chi sbaglia non paga a differenza di un qualunque imprenditore della nostra area industriale che per il solo fatto di aver dimenticato di comunicare per iscritto che nelle vicinanze della sua azienda non ci sono mai stati cassonetti per i rifiuti è costretto a pagare la tariffa piena della tarsu, pari a decine di migliaia di euro, bolletta recapitatagli oltre cinque anni dopo il suo insediamento. Lui non può esimersi dal pagare se vuol portare avanti la sua azienda. Non serve politicizzare i fallimenti di una realtà industriale che se pur mal gestita è diventata risorsa importante per la nostra economia. Così come non serve criticare sull’operato dei vecchi politicanti e dei propri protetti. In passato alcune aziende non si sono potute insediare nella nostra area industriale poiché avrebbero dovuto accettare particolari richieste così come poche sono le aziende che non hanno dovuto subire l’imposizione di personale caldeggiato dal politico di turno.
Oggi però abbiamo certezza di una nuova realtà politica, crediamo nella santità ma non è argomento che tratteremo in questo articolo. L’aver dato spazio ad una discussione focalizzata esclusivamente sulle nostre aree industriali, dopo un decennio di silenzio la chiamiamo “redenzione politica” almeno ce lo auguriamo, poiché quasi tutti i politici di oggi sono i protagonisti della politica di dieci anni fa. In tutti questi anni l’imprenditore è stato lasciato solo a se stesso, nella bagarre burocratica che li portava a fare da se tutto ciò che si poteva, diciamo.Area industriale DI46-PIP La testimonianza di un operaio dell’Enel che ci dice che oggi si opera diversamente rispetto a un anno fa, in quest’area, ci conferma tutto questo. Particolare apprezzamento vogliamo manifestare all’Assessore Zingariello che sin dal primo giorno del suo nuovo incarico di Assessore ai Lavori pubblici è tempestivamente intervenuto su tutte le istanze avanzate dagli imprenditori dell’area industriale portando soluzioni concrete. Ora serve che la politica la smetta di fare propaganda elettorale ed inizi a lavorare molto seriamente poiché occorre non creare confusione e ritardi nel completamento delle infrastrutture che sono, oggi, il volano dello sviluppo delle nostre aree industriali e la speranza di moltissimi giovani che vogliono tornare a vivere nella loro città: Mattinata, Monte Sant’Angelo, Manfredonia.

Raffaele di Sabato

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