Quella strana sensazione (o anche paura) di vivere come se si fosse costantemente di fronte ad uno specchio – e quindi ripetere di riflesso ciò che si fa- o di rivivere qualcosa di già accaduto. Non si sta facendo riferimento alle teorie di Freud o alle sentenze di Cassandra, tutt’altro. Martedì abbiamo visto sciogliersi come neve al sole il governo Berlusconi, in stallo da un anno poiché imbrigliato dai transfughi, dai dissidenti e dai franchi tiratori.
Un governo nato con il vento in poppa e sotto i migliori auspici avendo dalla sua una maggioranza schiacciante sia al Senato che alla Camera, con ‘numeri bulgari’ come mai si era registrato prima di allora nella storia della Repubblica italiana. Una corazzata Potionsky che giorno dopo giorno è divenuta un’armata Brancaleone, con il suo leader ridotto alla stessa stregua di Napoleone sconfitto ed esiliato dopo Waterloo. Un governo più impegnato a badare agli interessi personali e particolari o alle liti interne per la spartizione del potere, piuttosto che alla realizzazione delle necessarie ed annunciate riforme ed azioni per lo sviluppo.
L’alibi, l’impotenza al cospetto della cavalcante ed ineluttabile crisi internazionale, è di quelli che non reggono e vengono smascherati dalla quotidianità e che mettono a nudo tutte le incompetenze e la mancanza di ‘benzina nel serbatoio’ in un’auto che procede per inerzia il suo accidentato percorso. E mentre il leader cerca di salvare capra e cavoli, fuori dal Palazzo, nella vita reale, il baratro (tra debito pubblico e mancanza di prospettive di crescita e sviluppo) si fa sempre più vicino, così come crescono esponenzialmente la sfiducia e gli improperi dell’elettorato (termine politichese per definire i cittadini).
Ma, a pensarci bene, Roma non è così lontana da Manfredonia. Se si rilegge questo breve excursus il passo tra Montecitorio e Palazzo San Domenico è davvero breve. L’Amministrazione Riccardi eletta con un plebiscito (75% delle preferenze) e con una maggioranza bulgara in aula (24 componenti sui 30 totali) è pressoché ferma e non ha mai ingranato la marcia, vittima anch’essa di transfughi, dissidenti e franchi tiratori che, a causa delle loro pretese derivanti dall’avidità di potere, tengono in scacco l’operato politico ed amministrativo del sindaco. I consigli comunali sono sporadici e convocati solo per ratificare atti in scadenza (come il Bilancio), così come la Giunta che da tempo non delibera atti ‘sostanziosi’. I motivi di tale stallo sono un po’ come i segreti di Pulcinella: mancanza di brio (definiamolo elegantemente così…) degli esponenti e soprattutto una profonda spaccatura nella maggioranza culminata, due mesi orsono, nella convocazione degli ‘Stati generali della Sinistra’ – che inspiegabilmente tardano ad arrivare – i quali dovrebbero servire per dare una significativa rivisitazione dell’esecutivo.
Ma, la coalizione è molto ampia ed ognuno è alla ricerca di un posto al sole e per raggiungere il proprio obiettivo ‘tira per la giacchetta’ il sindaco. Dopo la formazione di ulteriori correnti ed associazioni politiche, a preoccupare è la divisione all’interno del Pd tra gli ex Ds e gli ex Margherita, con quest’ultimi, rappresentanti da Franco La Torre, che sono confluiti in ‘Italia Futuro’ il movimento politico di Montezemolo. Mentre questi giochi di poltrone e potere si discutono nelle segreterie di partito, l’azione amministrativa langue e non risponde alle drammatiche necessità sociali ed economiche della città. Tra pioggia di nuovi incarichi e progetti travagliati (Agenzia del Turismo, List, piscina comunale, mercato settimanale e giornaliero, Comparti CA, mercato ittico, Ase, concorsi per ricoprire mansioni nella tecnostruttura di Palazzo di Città, emorragia delle aziende del Contratto d’Area; solo per citarne alcuni) la nota dolente rimane il Bilancio che, nonostante il lavoro matto e disperato del tecnocrate Nigro, non ha ancora trovato la definitiva via del riconoscimento della sua consistenza, aspetto fondamentale per impostare i programmi di rilancio e sviluppo del territorio.
Si continuerà a cincischiare, magari in attesa di capire se ci saranno possibilità di voto a livello nazionale e regionale, o si comincerà a guidare con fermezza e competenza questa nave? La cura del proprio orticello o l’irrefrenabile scure della grave crisi internazionale sono alibi che non reggono più… Celerità, responsabilità, concretezza e coesione – Napolitano docet – o sarà inevitabilmente il de profundis. I cittadini e il tessuto socio-economico chiedono a gran voce più sostanza e meno forma…
Matteo Manfredi