Mercoledì 20 Ottobre 2021

Caro Sindaco ti scrivo…

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Per parlarti di animali e dei significati nascosti nelle favole. In tempi in cui i governanti vorrebbero intimidire chi non li assecondi, debbo comportarmi come Fedro che, fingendo di far parlare gli animali, poteva schernire i potenti senza farsene accorgere.

Il primo insegnamento tratto da tali favole è che dei prepotenti non ci si può fidare. Infatti una mucca, una capretta e una pecora, stanche di subire sempre torti, si allearono con il re della foresta. Quando presero un cervo di gran mole, si riunirono tutti intorno alla preda ed assegnarono al leone il compito di fare le parti. Così egli disse: “Io mi prendo la prima parte perché mi chiamo leone; la seconda me la darete perché sono il più forte; la terza sarà mia perché sono vostro sovrano; quanto alla quarta, guai a chi me la tocca”. E si portò via l’intera preda.

Le favole ci dicono anche che il maggior pregio di chi non ha pregi è tacere. Infatti chi esalta le proprie virtù, senza possederle, inganna chi non lo conosce, ma suscita derisione da parte di chi sa bene chi sia.

Un leone aveva fatto nascondere un amico asino tra gli alberi e lo aveva ammonito: “Tu atterrisci le gazzelle con i bastoni ed io acchiapperò quelle che fuggono”. L’asino si mise a fare rumore con tutte le sue forze, mentre le bestie spaventate cercarono la fuga fuori dal bosco, proprio dov’era il leone che le atterrò uccidendole. Alla fine della carneficina questi, stanco, chiamò a sé l’asino, il quale inorgoglito emise il suo altisonante raglio. Il leone lo interruppe: “Senza dubbio la tua voce è straordinaria ma non mi fa paura, perché so chi sei e conosco la tua infima origine”.

Ma ce n’è per tutti, anche per gli uomini servili, che a stento riescono a nascondere la loro viltà.

Un vecchio leone, sfinito dagli anni e abbandonato dalle forze, dopo aver lasciato i boschi e la caccia, giaceva in una grotta per esalare l’estremo spirito. E lì per primo irruppe un cinghiale, furente d’ira, e vendicò con un colpo di zanne una vecchia offesa. Poi giunse un toro, che infilzò con le sue corna il corpo del leone. Infine arrivò l’asino che, vedendo il leone sul punto di morire, lo colpì con forti calci sulla fronte. Allora il leone spirando disse: “Ho sopportato a malapena le offese dei forti, ma ora che debbo tollerare anche questo oltraggio da uno come te, spregevole per natura, la morte mi sembra davvero vergognosa”.

Quest’ultima favola la dedico a coloro che brandiscono bastoni, insulti e indignazione contro i vecchi potenti, mentre sono già in cerca di altri padroni per servirli.

Cordiali saluti.

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News · Piazza Duomo

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