Martedì 2 Marzo 2021

Manfredonia nella storia

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Conoscere Manfredonia forse è meno agevole di quanto si possa pensare. La storia della città risalente al XIII secolo, fa parte di un disegno geopolitico di cui l’imperatore Federico II di Svevia (1197-1250) fu l’instancabile ideatore, nonostante la morte lo cogliesse prematuramente a Castel Fiorentino, nei pressi di Lucera, a nord-ovest di Foggia. Il figlio Manfredi, futuro re di Sicilia (1258-66) ripercorse gli ideali del grande padre, e Manfredonia, fondata da lui nel 1256 (in traslazione dell’antica Siponto) è l’ultimo tassello di un’edificazione strategico-militare che doveva porre nell’ottica degli Hohenstaufen, la città daunia a livello di metropoli europea. E se l’idea stessa di civitas enriciana, preconizzata per Pisa anni dopo dalla Casa di Lussemburgo, fu frustrata dalla morte dell’imperatore Arrigo VII (1312-13) assassinato dai fiorentini, parimenti la dipartita di Re Manfredi a Benevento (1266) per mano dei francesi, in sostanza, bloccò – sotto il tallone angioino – lo sviluppo storico della nuova forma urbis. Però, nonostante il freno posto dalla dinastia allogena, Manfredonia è rientrata nell’alveo delle conoscenze universali.

L’antica Siponto

Manfredonia, come abbiamo accennato, è la continuità storica dell’antica città greca di Siponto (Sepious), la cui fondazione è attribuita a Diomede, eroe della guerra di Troia. Là, inoltre, vi sono testimonianze di abitazioni sino dall’era eneolotica. Essa fu poi un’importante centro della Dáunia, e porto dell’antica Arpi (Argyripa, che sorgeva a 8 km. a nord-est dell’attuale Foggia) e poi dei Bizantini. Siponto fu conquistata da Pirro (330 aC), poi sottomessa ai Romani, che vi dedussero una colonia nel 194 aC. La città fu contestata a lungo fra Bizantini e Longobardi, poi occupata dai Normanni (1039). Nel Basso Medioevo decadde per l’interramento del porto e l’impaludamento del territorio. Il primo vescovo fu San Giustino, nobile sipontino, ordinato da San Pietro nell’anno 44. Per cui Siponto fu uno dei maggiori arcivescovadi d’Italia. Fu unita dal 668 al 1034 a Benevento. Papa Alessandro II (1061-73) disgiunse definitivamente le due diocesi, nominando arcivescovo sipontino Gerardo I, dottissimo monaco tedesco dell’Ordine benedettino. In seguito Siponto acquistò nuovi privilegi. Papa Pasquale II (1099-1118) assoggettò Viesti (oggi Vieste) alla chiesa sipontina, p. Eugenio III (1145-53) quella di Monte Gargano (oggi Monte Sant’Angelo) e nel 1200 p. Innocenzo III (1198-1216) confermò l’uno e l’altro privilegio.

Afferma Gaetano Moroni Romano: “Desso protegge il porto, ov’è costruito un bel molo a riparo delle navi. Il medesimo esisteva prima della città e chiamavasi Porto di Capitanata, e da questo nel 1177 s’imbarcò, seguito da tredici galere che gli avea mandato Guglielmo II re di Sicilia [1166-89], il Papa Alessandro III [1159-81] per recarsi a Venezia onde pacificarsi con Federico I [imperatore: 1155-90]. Dopo la concordia, nell’ottobre si rimise in mare sulle navi venete, approdò nel porto di Siponto, ed a’ 14 dicembre giunse in Anagni”.

Le incursioni barbaresche ed, in seguito, il terremoto del 1223 finirono di rovinare Siponto e quello del 1255 la schiantò interamente; la popolazione fu raccolta da Manfredi nella nuova città a 3 km. a nord-ovest. Importante traccia del passato è la chiesa di Santa Maria Maggiore (consacrata nel 1117 da papa Pasquale II) che costituisce uno dei più importanti edifici di tipo romanico-pisano-pugliese ai primi decenni del sec. XI; le formelle a losanga ci portano alla memoria il Duomo di Piazza dei Miracoli. Nel 1976 papa Paolo VI (1963-78) gli conferì l’altissimo titolo di basilica. Adiacenti alla chiesa, resti di una chiesa paleocristiana e di catacombe. Più lontano, a circa km 10 sulla statale per Foggia, si trova la chiesa di San Leonardo dei secc. XI-XII, dallo stupendo portale scolpito e figurato; essa era già appartenente ad un’abbazia di Cavalieri Teutonici per l’assistenza ai pellegrini della Terrasanta.

Manfredonia, ieri ed oggi

Manfredonia, perciò, prese il nome da Manfredi, che la fondò nel 1256 in sostituzione della devastata Siponto. Il figlio di Federico II divisò di ricostruire il porto sipontino in luogo più lontano dalle acque malariche, e più riparato dai venti del settentrione, alla base meridionale del Gargàno. Nei suoi proponimenti Manfredonia doveva diventare una grande capitale per le sue ambiziose mire espansionistiche verso i Balcani e l’Oriente. Così sorse la nuova città che a questi si mantenne fedele, ghibellina al pari di Pisa e altre città europee, contro tutti i tentativi fatti in odio alla dominazione Sveva. Sorse col suo porto e le sue fortificazioni fra giardini e campi dai fiori gialli e porporini, in un “paesaggio di reminiscenza orientale”. Nel frattempo fu l’arcivescovo Ruggero che vide il tramonto di Siponto: entrò solennemente con il suo clero il 1258 trasportandovi il corpo di San Lorenzo Majorano, il protettore della nuova città. Ruggero confermava la continuità della chiesa sipontina ed apriva nello stesso tempo la serie dei presuli di Manfredonia.

Carlo I d’Angiò (1266-85), sconfitto e ucciso Manfredi, volle mutarne il nome in Sypontum Novellum, ma prevalse il nome eponimo. Nel 1380 a Manfredonia morì, per le ferite riportare, il più grande ammiraglio veneziano, Vettore Pisani, dopo aver sconfitto quello stesso anno i Genovesi a Chioggia, Istria e Dalmazia ed eliminato la città rivale dai commerci con l’Oriente.

La regina di Napoli Giovanna II d’Angiò-Durazzo (1414-35) donò a Giacomuzzo (Muzio) Attendolo, detto Sforza il Grande (1369-1424), l’intera città di Manfredonia, a raccomandazione ed istanza di papa Martino V (1417-31), che volle così ricompensare lo Sforza d’aver liberato Roma dalle armi di Braccio da Montone (1368-1424), e restituita al Pontefice. Manfredonia ebbe il titolo di Urbs Fidelissima dall’imperatore Carlo V (1520-56), per aver resistito nel marzo-luglio 1528 all’assedio dei Veneziani del maresciallo di Francia Odet de Foix, visconte di Lautrec, agli ordini di Francesco I (1515-47).

In seguito la città fu saccheggiata dai Turchi nel 1620, e ancora colpita dallo tsunami del 30 luglio 1627, dal terremoto del 1646 e dall’ulteriore del 20 marzo 1731. Il 24 maggio 1915 a Manfredonia iniziò per l’Italia la prima guerra mondiale: il primo atto di ostilità da parte degli austriaci, che bombardarono la stazione (allora nell’attuale Piazza Marconi) e affondarono la torpediniera Turbine nelle acque del Golfo omonimo, che era già stato chiamato Mar di Puglia dal celebre cartografo fiammingo Gerardo Mercatore (Gerhard Kremer oppure de Cremer, 1512-1594), e dagli olandesi Henricus (Hendrick) Hondius (1597-1651) e Johannes Janssonius (Jan Jansson, 1588-1664). Oggi Manfredonia enumera 59.456 abitanti su una superficie comunale di 356,93 Kmq. ad un’altitudine di 5 m. sul livello del mare.

Urbanistica, tesori d’arte e memorie lontane

L’impianto cittadino a scacchiera, che risale agli Svevi, pur con orientamento diverso è stato mantenuto nei maggiori ampliamenti che sono recenti (Monticchio: abitato originalmente da cittadini di Monte Sant’Angelo immigrati in città) e recentissimi (area verso la nuova stazione ferroviaria, ex Manfredonia Campagna, e verso Siponto). Le mura medievali furono gradualmente abbattute verso la fine del sec. XIX o rimasero inglobate in nuovi edifici sorti ai margini del vecchio abitato, come si può notare passeggiando per le vie esterne.

All’ingresso del nucleo storico si lascia a destra un torrione cilindrico delle antiche mura e s’imbocca corso Manfredi, asse rettilineo fondamentale dell’impianto urbanistico. Voltando a sinistra in via Campanile, si va alla Cattedrale, edificata dopo la distruzione dell’antico Duomo gotico per opera dei Turchi, ed opera dell’arcivescovo romano-gravinese Pietro Francesco Orsini nel 1680, poi papa Benedetto XIII: 1724-30. La cattedrale ospita una Madonna col Bambino, intagliata e dipinta (sec. XIII) già in Santa Maria Maggiore di Siponto. Un precedente arcivescovo di Manfredonia, il romano Giovanni Maria Ciocchi del Monte, era stato papa: Giulio III (1550-55). Il centro della città è nella piazza del Popolo sulla quale si affaccia il palazzo Municipale, ex convento di San Domenico il quale incorpora i resti della precedente cappella della Maddalena, fatta erigere da Carlo II d’Angiò lo Zoppo (1285-1309), che conserva nella facciata l’originario portale ogivale su due leoni (1294-99) e la cornice di un rosone (restaurato); all’interno è decorata da coeve pitture a fresco.

Il magnifico Castello, iniziato a costruire da re Manfredi sempre nel 1256 e terminato sotto Carlo d’Angiò, è composto di un mastio quadrilatero e di quattro torri angolari (tre cilindriche e una quadrilatera); la cinta esterna, pure quadrilatera con tre torri cilindriche, fu aggiunta nel sec. XV; la quarta, verso la città, dopo l’assedio del 1528 venne sostituita da un baluardo pentagonale, più adatto a sostenere i colpi d’artiglieria. Restaurato sullo scorcio del sec. XX, il castello è sede del Museo Archeologico Nazionale del Gargano: tra altri reperti preistorici (da Coppa Nevigata, sec. VI a.C.: vasi di tipo miceneo, bronzi e ceramiche di tipo daunio da Monte Saraceno) vi sono esposte le Stele Daunie, in pietra calcarea, rinvenute per lo più nella piana di Siponto. Sono stati trovati finora quasi duemila di questi esemplari (databili al VII-VI sec. a.C.) che per rarità e la ricchezza delle decorazioni costituiscono una documentazione originale e, nel loro genere, unica. Da rilevare, inoltre, a breve distanza da Manfredonia, la grotta Scaloria, interessante dal punto di vista naturalistico, ma soprattutto perché fu sede di una cultura del Paleolitico.

Concludiamo con una meravigliosa descrizione di Manfredonia del notissimo cronista francescano medievale, Fra Salimbene da Parma (1221-1289): “[…] Et capta fuit uxor [Helena] predicti domini Manfredi cum duobus filiis et cum toto thessauro suo in civitate que Manfredonia nominantur; quem civitatem ipse fieri fecit, nomen suum imponens ei. Hec facta fuit loco alterius civitatis, que distat ab ea per miliaria duo; et si vixisset princeps per paucos annos amplius, fuisset Manfredonia una de pulchrioribus civitatibus de mundo. Est enim ex tote murata in circuito et per IIIIor miliaria durat, ut dicunt, et habet optimum portum et est ad radicem montis Gargani; et omnia fundamenta aliarum iam facta, et vias amplissimas habet, que ad pulchritudinem faciunt civitatis.

Sed rex Karolus habet eam exosam, in tantum quod eam audire nominari non potest, immo vult, quod appelletur Sipontus Nova” ([Elena], la moglie del predetto Signore Manfredi, fu fatta prigioniera, con i suoi due figli e con tutto il suo tesoro, nella città chiamata Manfredonia, che era stata fatta costruire da Manfredi, dal quale prese il nome. Fu costruita al posto di un’altra città, che è due miglia distante da essa; e se il principe fosse vissuto ancora un po’ d’anni, Manfredonia sarebbe stata una delle più belle città del mondo. Essa infatti è tutta circondata di mura per circa quattro miglia, come dicono; possiede un ottimo porto e si trova ai piedi di Monte Gargano. Le strade principali sono già tutte abitate, e sono già pronte le fondamenta di tutte le altre case, ha vie molto ampie, che rendono molto bella la città. Ma il re Carlo l’ha in odio, al punto che non può sentirla nominare, perché vuole che sia chiamata Nuova Siponto).

Ma come afferma Antonio Ciuffreda: “Essa, però, ha conservato il nome di Manfredi, a dimostrazione che, qualche volta, la resistenza passiva del popolo riesce a prevalere anche sulla forte volontà del principe”.

Giovanni Armillotta

Redazione R.
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