Lunedì 21 Giugno 2021

Caro Sindaco ti scrivo…

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Nell’avvicinarsi della ricorrenza dei morti, ma non occorre tu ti tocchi, perché su una questione come questa non c’è da fare ironia. Anzi ti voglio tranquillizzare ricordandoti che secondo i maggiori filosofi la morte è un concetto illusorio, giacché nessuno muore veramente; bisogna piuttosto stare attenti a come si muore. La teoria cristiana dà alla morte il significato di un passaggio ad una nuova vita. Se uno ha ben meritato nella esistenza terrena, resistendo alle proprie debolezze, gli spetta la gioia del Paradiso; chi invece ha pensato solo ad accumular ricchezze e potere, senza nulla concedere agli altri, è destinato inesorabilmente alle fiamme dell’inferno. Quando la bilancia resta in equilibrio, tra bene e male, gli toccherà aspettare lunghi anni di purgatorio per emendarsi da tutto il male arrecato al prossimo. Antonio Gramsci da parte sua dà una definizione più immanente, ma molto simile a quella cristiana. Chi avrà fatto del bene a tutto vantaggio della società meriterà l’eternità nei pensieri di coloro che lo hanno amato e conosciuto; chi all’opposto avrà molto desiderato e poco donato, sarà biasimato da coloro che porteranno di lui un pessimo ricordo; chi avrà fatto, parimenti, del bene e del male dovrà attendere a lungo prima di essere in qualche modo riabilitato nella mente dei sopravvissuti.

Come vedi, la morte si sconta vivendo (Ungaretti). E visto che questa volta ti stai appassionando a quanto vado dicendo, ti aggiungo una nuova massima: “Quando un uomo ha fatto quello che ritiene il suo dovere per la sua gente e il suo paese, può riposare in pace” (Mandela).

Ma c’è un principio di grande ispirazione, che ha rappresentato però la mia sconfitta. Sostiene che, “non c’è dubbio che i discendenti non facciano all’occorrenza ciò che avran veduto fare da quelli che li avranno preceduti”(Confucio). Se non avessi seguita questa massima, abbandonando i valori che ho respirato fin dalla nascita, e mi fossi adattato al nuovo corso che riconosce solo i valori monetari, le cose sarebbero andate molto diversamente per me. Ma io non me ne dolgo, giacché a volte si può pensare di essere vivi, non accorgendosi di essere già morti da un pezzo.

E voglio concludere queste citazioni con una mia considerazione, che è una lode alla morte. Pensa, Sindaco, a tutti quei giovani che hanno dedicato la loro vita, spesso perdendola, per dare al nostro paese una democrazia compiuta ed hanno patito indicibili sofferenze per esercitare un’arte nobile, votata al benessere di tutti. Pensa a quanta fortuna abbiano avuto essi a morire prima di vedere la democrazia fatta preda di livido cinismo; le sezioni, da sede di dibattito politico, rese deserte e solo luogo di scorribande mercantili; la politica trasformata in meretricio. A che vale vivere quando intorno muore tutto ciò in cui si è creduto e per cui si è combattuto?

Cordiali saluti.

Italo Magno

italo@italomagno.com

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News · Piazza Duomo

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