Giovedì 24 Giugno 2021

Tra l’essere e il dichiararsi città turistica

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Qualche giorno fa ho visitato Monopoli ed ho scoperto una realtà incantevole: la città barese con il suo castello cinquecentesco; l’immenso lungomare con il porto dei pescatori; il borgo vecchio con la sua meravigliosa cattedrale barocca è un vero e proprio spot vivente per promuovere il turismo nella regione e in Italia. Il confronto sorto in me con Manfredonia, reso possibile per analogie socio-economiche e per una certa somiglianza urbanistica, è stato sconfortante ma utile perché in grado di farmi cogliere la differenza fra l’essere e il dichiararsi città turistica. Una differenza questa negata da quanti, e sono parecchi, esaltano acriticamente Mambrdonj e parlano di trionfo del turismo e di solidità dell’offerta culturale estiva, plaudendo contemporaneamente alla spending review imposta dalla Corte dei Conti, vista come sterzata moralizzatrice ai civici costumi (valga come esempio di tale cretineria l’ultima festa patronale a loro dire più spirituale perché fatta con un budget essenziale, come se tutto ciò che è spartano è puritano). Se come da essi sostenuto abbiamo avuto più turisti che in passato quanti di questi sono stranieri? Quanti oriundi? Solo un rapporto fra i due dati può indicare una reale crescita turistica. E questo perché l’oriundo potendo contare sulla casa; sul piatto di pasta e perfino sull’ombrellone di mammà non fa girare la stessa mole di denaro di un turista non autoctono. Abbiamo avuto eventi culturali? Pochi, risicati ma ne abbiamo avuti. Alcuni anche di successo (occorrerebbe però sempre individuare quante le persone giunte da fuori) come la mostra di Lettl. Tuttavia un turista per godere della “cultura estiva” dovrebbe disporre di un programma chiaro e netto già prima dell’estate, con date certe e strategiche al suo permanere (a riguardo un plauso al luminare che ha posto il Premio Re Manfredi al 16 settembre, con i turisti già andati via e in coincidenza con la festa

patronale di Mattinata), oltre che avere la sicurezza della fruibilità delle strutture presenti (un amico ligure ha tentato di visitare gli Ipogei Capparelli e il Museo Diocesano in un giorno d’agosto ma, certo per sfortuna, non è stata cosa). Queste condizioni minime in una città turistica diventano però secondarie se manca la godibilità dell’insieme, se la città è sporca, con eccezione del Corso e delle vie limitrofe; dato inaccettabile (se dovuto solo all’inciviltà dei cittadini occorrerà interrogarsi anche sull’incapacità di contrasto al fenomeno) non solo per un turista ma anche per tutti quegli abitanti che non vivono al centro. Quella appena trascorsa non è stata dunque una buona estate nonostante tutto. È stata una normale estate manfredoniana. Una città turistica, nei fatti e non a parole, invita il turista, specie se non oriundo, al ritorno o al segnalarla come meta futura ad altri. Personalmente forti motivi per la venuta o per il ritorno qui da noi per tale tipo di turista non ne trovo ma forse non mi sono ancora ripreso da Monopoli. Quanto ai turisti oriundi non preoccupiamoci. Di sicuro torneranno per un piatto di pastasciutta di mammà.

Domenico Antonio Capone

 

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News · Piazza Duomo

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