Lunedì 21 Giugno 2021

Le foto della discordia

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Durante la conferenza stampa in cui si sono annunciati i risultati ottenuti con le recenti fototrappole nell’operazione “Trash movie”, contro gli evasori del mastello, il sindaco Riccardi si è interrogato in modo retorico circa l’efficacia educativa della pubblicazione in rete di immagini di rifiuti abbandonati, invitando i media a non dar peso a presunte notizie “che meriterebbero di comparire nelle sezioni dedicate al gossip.” Senza alimentare ulteriormente la bassa commedia, degna, visto il periodo, dei migliori cine-panettoni, che da tempo intercorre fra il primo cittadino e el general Marasco, principale destinatario delle sue riflessioni, in merito alla disputa dell’encomio, provo a dare, al quesito di cui si diceva, una risposta non retorica. Il pubblicare una foto di degrado ambientale nuda e cruda, senza diciamo così sottotesto alcuno, è atto neutro; per comprenderlo appieno occorre analizzare le motivazioni di base e gli effetti determinati. Mi spiego: l’immagine di un polmone incatramato, presa così d’emblée, ci schifa solamente, ma se quell’immagine si trova su un pacchetto di sigarette ed è accompagnata dalla scritta “Smetti di fumare- vivi per i tuoi cari”, le cose cambiano. Ritornando al dubbio amletico di partenza, se l’immagine di uno o più rifiuti abbandonati è seguita da un invito a chi di dovere ad intervenire; se mira alla sensibilizzazione della cura della realtà in cui viviamo; se ci spinge ad ammonire chi dinanzi ai nostri occhi compie un’infrazione (mutando la generale tendenza ad abbassare lo sguardo e tacere) allora sì che avrà una funzione altamente educativa. È quando invece la bontà della denuncia, di cui è portatrice la famosa immagine del rifiuto abbandonato, ad essere fagocitata dall’ego di alcuni denuncianti, portatori di un populismo da quattro soldi, de noaltri, da Marcia su Palazzo S. Domenico; quando la più cieca ipocrisia ci muove sì allo sdegno per il rifiuto abbandonato davanti al portone di casa ma anche ad abbandonare il nostro di rifiuto alle porte della città (poiché per molti tu casa no es mi casa in barba al noto motto) che le cose assumono una piega deformante. Ripeto: stessa immagine, diverso sottotesto. Utilizzate bene le foto non sono un male. Non sono, come sostenuto da alcuni, neppure portatrici di cattiva pubblicità; anzi, possono, rivelando i limiti ancora esistenti, permettere di preservare una buona pubblicità, una buona immagine della città. Se non si innesca, anche ma non solo grazie alle foto (necessarie in un enorme tessuto cittadino), quel principio virtuoso di cui si parlava rischieremo di non far coincidere la bella immagine, giustamente da copertina, affissa adesso anche sui muri di Londra, del nostro territorio, con quella della quotidianità. Non farà allora forse per noi una cattiva pubblicità quel londinese che, al ritorno da un viaggio a Manfredonia, anziché aver trovato una leggiadra ballerina, come quella presente sulla locandina turistica, davanti alla Basilica di Siponto e all’opera del Tresoldi, avrà osservato, a pochi metri di distanza, un sacco di rifiuti abbandonati?

Domenico Antonio Capone

Articolo presente in:
News · Piazza Duomo

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