Lunedì 21 Giugno 2021

Un momento di (ri)costruzione

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L’affermazione del M5S e della Lega è immagine di una volontà di cambiamento nei contenuti più che nel “personale politico” ( non essendo entrambe alla prima esperienza nell’agone parlamentare); espressione di una diversa declinazione della democrazia in senso populistico (nell’accezione più neutrale del termine), seppur con sfumature differenti: più sovranista quella leghista; più incline ad un progetto di partecipazione diretta, di una politica fatta da cittadini e non da politici di professione, nel caso del M5S. Se, inoltre, gli eredi del Carroccio hanno una connotazione di destra (di una destra non moderata o conservatrice ma per l’appunto populista) occorrerà capire quale fisionomia avranno i pentastellati nel caso assumessero la guida del paese: si può infatti rifiutare a priori la dicotomia destra-sinistra ma, giunti al governo, il proprio essere non sarà più definibile solo in antitesi alla natura degli avversari. Pur volendo rappresentare il popolo in tutta la sua totalità, operazione teoricamente e fattivamente impossibile, con l’azione politica i parlamentari stellati si muoveranno in una direzione, “di destra” o “di sinistra”. Inoltre, entrambi questi attori dovranno abbandonare le vesti di picconatori del sistema, su cui hanno costruito la loro fortuna politica, per assumere quelli di costruttori. Sarà proprio la realizzazione concreta di gran parte di quanto promesso (non della totalità; è nella prassi politica che una volta al governo si percorra un processo di istituzionalizzazione e normalizzazione) a permettere anche un riassorbimento della violenza di piazza vista durante le ultime settimane. In caso contrario questa non farà che aumentare e riversarsi in realtà politiche estremiste, che della violenza fanno uno dei loro tratti distintivi (Casa Pound; Potere al Popolo). Al di là della “destra tradizionale” (conservatrice; moderata o liberale che sia, da sempre grande assente in Italia) vera sconfitta è la sinistra. Se la disfatta della sua presunta versione radicale, Liberi e Uguali, può essere dettata da un progetto vecchio (si pensi alla Sinistra Arcobaleno), mal gestito, non spendibile (molti suoi potenziali elettori hanno scelto i 5 stelle); quella del Pd si inserisce in una generale crisi della sinistra progressista a livello globale. Entrambe espressione della mancata capacità di intercettare il voto dei più disagiati e dei giovani, categorie maggiormente colpite dalle incertezze del presente e del domani. Paradossalmente infatti un mondo politico che aveva fatto dell’emancipazione dei deboli la propria ragion di vita è stato da questi tradito. Il suo cavallo di battaglia, la struttura partitica, si è dimostrato inoffensivo: la radicalizzazione sul territorio, in passato accompagnata da una diffusione e circolazione di idee, si è ridotta spesso a pochi momenti elettorali e a grigie pratiche di ripartizione delle tessere. La sconfitta di politici di sinistra di primo piano si spiega pertanto con la voglia più che di facce nuove, di contenuti nuovi al di là della loro natura: se giusti, non li si è intercettati; se sbagliati, disinnescati. Al di fuori del Pd o di LeU non vi sono elettori tutti rozzi; omofobi o matti da legare: vi sono persone colpite dalla paura dell’altro da sé, per la propria esistenza, per il proprio futuro a cui la sinistra non ha saputo dare giuste risposte. Una sinistra che dovrà pertanto anch’essa vivere una fase di (ri)costruzione, sapendo che il deserto in cui adesso si trova non è di per sé un male. Cristo nel deserto vi meditò. Seppur tentato dal demonio.

Domenico Antonio Capone

Articolo presente in:
News · Piazza Duomo

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