Martedì 28 Settembre 2021

Non tornano i conti… alla “Corte” dei Conti

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Addentrarsi nella materia contabile di un’amministrazione comunale è cosa riservata a veri esperti della materia e trarre delle conclusioni “populiste”, termine inflazionato tra quelli che fanno politica, è la cosa più semplice di questo mondo. I conti non tornano quindi sei un pessimo amministratore. E il cronista diventa giudice, anche se di materia contabile non capisce nulla. Può succedere. Come può succedere che qualcuno dica che la giustizia ha fatto finalmente il suo corso quando invece a nostro avviso la giustizia non è di questa terra. A fine febbraio 2018, la Corte dei Conti, ha raccolto il primo resoconto semestrale del piano di rientro sui bilanci esaminati 2011-2014 proposto dal Comune di Manfredonia per poter sopravvivere, politicamente e diremmo anche socialmente, nei bilanci 2017-2019. Iniziativa finalizzata ad evitare il dissesto finanziario. La disastrosa situazione dei numeri delle casse comunali provengono da lontano, così come l’attuale situazione non potrà non essere ereditata dai nostri figli. Bocciati alla prima verifica, siamo lontani dal risanamento del paventato dissesto che non ci auguriamo. Termine ultimo per apportare migliorie alla contabilità cittadina è il 31 gennaio 2019, periodo che coincide con la scadenza naturale di quest’Amministrazione. Emblematica la lamentela dei revisori dei conti che hanno la funzione di vigilare sulla regolarità contabile e finanziaria del Comune e che hanno dichiarato: “… all’interno del Comune di Manfredonia sussiste da tempo una situazione di disfunzione organizzativa e precarietà…”, situazione che ha reso difficile e a volte impossibile svolgere il ruolo per il quale sono stati ingaggiati. E chi potrebbe dichiarare il contrario vivendo dalla strada la vita cittadina? Tale mancanza di assistenza ai revisori dei conti, a detta della stessa Corte dei Conti, costituisce violazione di legge, con possibili conseguenze di carattere penale nei confronti dei responsabili, oltre alla possibilità di scioglimento del Consiglio Comunale per mano del Prefetto. La necessità di avviare un piano di rientro è scaturita principalmente dall’accertamento della grave e strutturale carenza di liquidità, causata dalla partecipata Ase, dal disastroso lavoro di riscossione affidato alla Gestione Tributi, ai debiti fuori bilancio ma principalmente dal fatto che la politica ha voluto mettere il naso in tutti i settori produttivi della città producendo, in combutta col popolo ignorante, un clientelismo esasperato e la desertificazione commerciale. Abbandona la nave l’Assessore al Bilancio Pasquale Rinaldi che dopo otto anni, con vari equilibrismi, ha cercato di ordinare i conti che la politica gli presentava, supportato da un eccessivo avvicendamento di dirigenti e facenti funzione che non hanno potuto o voluto dare continuità al loro incarico, forse perché spaventati dalle enormi responsabilità dei numeri in rosso. E mentre la città di Manfredonia se la racconta passeggiando lungo il suo corso, la stessa via percorre la Corte dei Conti con la speranza che prima o poi la Giustizia e la gente cambino finalmente strada.

Raffaele di Sabato

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