Lunedì 20 Agosto 2018
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“Clean Sea Life”: le buone prassi per la tutela del mare

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Il Comune di Manfredonia mantiene alta la guardia in difesa dell’ambiente e mette in campo le azioni e le politiche per la salvaguardia dell’ecosistema terrestre e marino. Da troppi anni viviamo l’emergenza dei rifiuti che invadono le acque marine. Nel Mediterraneo la concentrazione dei rifiuti galleggianti è pari a quelle delle “isole di plastica” dell’Oceano Pacifico. Anche le acque del Golfo di Manfredonia sono sotto la lente di ingrandimento e di controllo dell’associazione Legambiente regionale e locale per fare uno screening dell’inquinamento causato dai rifiuti abbandonati. L’associazione Legambiente sezione di Manfredonia ha aderito al progetto nazionale “Clean Sea Life” cofinanziato dall’Unione Europea. Lo scopo principale è quello di accrescere l’attenzione dell’opinione pubblica sulla quantità di rifiuti presenti in mare e sulle spiagge, mostrare in che modo ne siamo responsabili e promuovere l’impegno attivo e costante per l’ambiente. Oltre alle attività di sensibilizzazione, il progetto tende a definire una mappa evidenziando le zone dove l’accumulo di rifiuti comporta un rischio per la biodiversità. Il progetto ha avuto inizio il 30 settembre 2016 e terminerà̀ nel 2020. Inoltre sta identificando le migliori pratiche per la prevenzione e la gestione dei rifiuti marini. A tal riguardo l’assessora all’Ambiente del Comune di Manfredonia, avv. Innocenza Starace, ha programmato un incontro tematico su queste problematiche, realizzando un proficuo “lavoro sociale di rete” tra le risorse formali e informali: Legambiente Manfredonia, Capitaneria di Porto, Autorità Portuale e una rappresentanza dei pescatori di Manfredonia. Dall’incontro è accresciuta la consapevolezza da parte delle istituzioni locali di mettere in atto le buone prassi (come dal progetto “Clean Sea Life”) per liberare il “nostro mare” dai rifiuti abbandonati con la preziosa collaborazione dei pescatori. Quest’ultimi hanno sempre lamentato il problema dei rifiuti pescati e portati a terra con il rischio di essere multati dalle autorità portuali. Oggi finalmente si tenta di superare le antiquate logiche, valorizzando i “pescatori” come membri attivi della “rete” nella definizione delle politiche ambientali locali. Un’altra questione posta dall’assessora Starace è quella di dover classificare i vari rifiuti pescati attraverso dei codici per poter essere differenziati e opportunamente lavorati. Continua l’assessora: “E’ impensabile portare questi rifiuti in discarica come “indifferenziati” perché aggraveremmo le casse comunali. Purtroppo la legge nazionale a riguardo è lacunosa e auspichiamo che la Regione Puglia possa legiferare per agevolare i Comuni virtuosi nella catalogazione dei rifiuti pescati di cui non si sa la provenienza, fornendo le necessarie risorse per lo smaltimento”. Quindi si attende una legge regionale in merito, considerando che il governatore Emiliano da tempo sosteneva di voler recepire la legge nazionale, sposando le “buone prassi” della Fondazione “Angelo Vassallo”, il sindaco pescatore ucciso otto anni fa dalla mafia che lottava per la salvaguardia dell’ambiente. Il motore propulsore della suddetta legge è stata la Fondazione Vassallo che ha realizzato nel proprio Comune di Pollica (SA) la pulizia dei fondali marini liberandoli dai rifiuti. Non bastano solo le leggi per proteggere l’ambiente. Occorrono soprattutto le “buone azioni” di tutti noi affinché non si gettino più rifiuti a mare perché i danni sono incommensurabili. Basti pensare che le buste di plastica restano in mare dai 100 ai 300 anni e deteriorandosi in micro particelle entrano nella catena alimentare dei pesci e quindi delle persone. La tutela del “nostro mare”, risorsa preziosa, è fondamentale anche per accrescere le possibilità di sviluppo socio-economico del territorio.

Grazia Amoruso

Redazione R.

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