Lunedì 21 Giugno 2021

Brazil

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È vero che nella vita, specie nei momenti di difficoltà, occorre essere concreti e badare al sodo, ma trovandoci in Italia (nel Belpaese, nel museo a cielo aperto più grande del mondo, nella patria di Dante, Leonardo, Michelangelo; slogan che ripetiamo come un mantra spesso per nascondere, allo straniero di turno, i nostri più evidenti limiti) la cura della forma dovrebbe essere ricercata in qualunque azione. Anche politica. Anche, se non soprattutto, al giorno d’oggi, nell’era dei social, della connessione continua e costante. Non è mia intenzione criticare, seppur si inizino a palesare buoni motivi per fare ciò, l’attuale governo carioca; vorrei limitarmi ad un’analisi, diciamo così, estetica dello stesso. Francamente pare di assistere più che “ad una gioiosa macchina da guerra” (mi perdoni il buon Occhetto se ho usufruito di questa sua invenzione linguistica) ad una baracconata: prime donne pronte ad arrabattarsi con la qualunque pur di conquistare la scena (o le views come direbbero i millenians), macchiette dai movimenti goffi e sconclusionati, la solita “Brazil”di sottofondo. Bagaglino ultima maniera per intenderci! Qualcosa di già visto, di non originale. Si veda la gaffe del sottosegretario Siri che a Tagadà non ha riconosciuto in Toninelli un ministro della Repubblica, per di più capo del dicastero di sua pertinenza: degna della Gelmini dei tempi d’oro quando da ministra dell’Istruzione, con una nota ufficiale, vantò fiera il viaggio compiuto dai neutrini lungo il fantasmagorico tunnel che collegava nientepopodimenochè il CERN di Ginevra con il Gran Sasso! Pensiamo al paisà (essendo roba di casa nostra) Conte impegnato in una mission (adopero questo vocabolo in onore del suo poliglottismo) in Germania ed adirato per una delle sparate di Salvini (che di sparate al giorno ne fa più dei cannoni di sua Maestà alla nascita del Royal Baby; che fra l’altro, suo contrario, sparano a salve). Non vi ricorda il buon Prodi contrariato nel vedere segretari della sua maggioranza in sfilata a Vicenza contro un’iniziativa, l’allargamento della base locale USA, approvata dal suo governo? O al ministro delle Infrastrutture Toninelli quando parla della necessità di analizzare seriamente, di rivedere il progetto TAV Torino-Lione. Il suo dover spiegare ciò, il non ricorrere ai picconi o alla dinamite per far brillare tratti del percorso, a quei No TAV che non sono il M5S ma che stanno al M5S come Giovanni Battista sta al Cristo, non sarà simile a quanto fatto dagli esponenti del Pd per far digerire a vari militanti l’alleanza con quel Silvio Berlusconi tanto deprecato? Se provocavano il riso o qualche mal di pancia episodi di tal risma nella Seconda Repubblica, perché mai dovrebbero sortire un effetto diverso nella Terza? Di nuovodunque, trovandoci ad assistere di nuovoa vecchie gag del passato, almeno nell’estetica della politica vi è al momento poco o nulla: al massimo qualche arrivata in taxi.  Come disse la buonanima di Spadolini, il nuovo non si contrappone mai meccanicamente al vecchio: la storia non inizia mai daccapo, continua sempre.

Domenico Antonio Capone      

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News · Piazza Duomo

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