Lunedì 21 Giugno 2021

Il gioco dell’oca

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Mentre tra amici si stava parlando del più e del meno, uno di noi di ritorno da una vacanza esclama: “certo che vista da fuori la vita estiva qui da noi è di una tristezza…”. Al che noi che stiamo vivendo “dal di dentro” questa estate non abbiamo potuto che condividere questo suo pensiero. Le sue parole fanno riflettere: sia perché non pronunciate da uno dei figli di Tronchetti Provera, abituato probabilmente a location, stili di vita lontani anni luce da quelli bazzicati dal manfredoniano-medio; sia perché credo che questo suo giudizio non sia stato determinato solo dall’essere andato fuori in vacanza, ripeto a scanso di equivoci non alle Maldive o alle Seychelles: questa esperienza al più gli avrà permesso di confermare qualcosa che già sentiva dentro. Una tristezza, un senso di immobilità che però non è stagionale, solo estivo, ma proprio ormai della città per tutto l’anno. Probabilmente con l’eccezione del Carnevale e della Festa Madonna. Forse d’estate uscendo di più e venendo meno i motivi per impoltronirsi in casa a guardare la tv questa immobilità è più tangibile. Probabilmente sarà complice anche il caldo. Forse questo senso di tristezza più che essere legato all’immobilità in sé, al suo perdurare, è dovutoal ritornare costantemente al punto, all’immobilità di partenza. Al cambiamento annunciato e mai attuato. Alle critiche sul mancato senso civico senza un vero cambiamento del singolo. Alla giusta critica sull’incuria del verde pubblico, in alcuni tratti inselvatichitosi al punto da far temere la fuoriuscita di qualche bestia feroce scappata dal Circo Togni, seguita dal continuare a gettare i propri rifiuti alle porte (quando va bene) della città. Ai proclami trionfalistici nel settore turistico, supportati di recente da una campagna pubblicitaria con tanto di vignette accattivanti ed ironiche, incuranti però della lezione di Roberto Carlino, del vendere solide realtà e non sogni. Perché ad esempio il tanto agognato turista, specie giornaliero, lo si fa arrivare con un serio programma di eventi estivi: il nostro Corso può anche essere il più bello al mondo ma alla terza vasca, dopo aver familiarizzato con tutte le chianche, inizia a stufare. Al fatto che la politica locale si riduca a fornire uno spettacolo sempre più monotono e prevedibile: con gente che si dimena, si scamicia, urla, strepita, batte i pugni, si strappa i capelli, bestemmia Iddio per poi nulla, per nulla. Uno spettacolo però in un  certo qual modo atteso da alcuni come un appuntamento fisso, come una serie tv.  Del resto le dirette dei consigli comunali fanno un audience che neanche i migliori Fantastico di Pippo Baudo erano in grado di ottenere: incollati ai monitor si aspetta il momento in cui il tale manderà, come da copione, il tal altro a farsi benedire, ignorando però spesso i reali contenuti delle stesse discussioni. Sembra allora quasi di essere al centro di un immenso gioco dell’oca: andiamo come pedine avanti e indietro, ma senza trovare mai la combinazione perfetta dei dadi che ci faccia vincere, ricominciare una nuova partita o cambiare gioco.

Domenico Antonio Capone

 

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News · Piazza Duomo

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