Lunedì 17 Dicembre 2018
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Le stele daunie patrimonio dell’Unesco… nascoste? (LE FOTO DELL’INTERA MOSTRA)

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E’ decisamente interessante l’idea del Rotary club di Manfredonia e del suo presidente Andrea Pacilli di proporre le nostre Stele Daunie come patrimonio dell’Unesco. Queste lastre di pietra vennero scoperte per caso negli anni ’60 nella zona di Siponto, Salapia, Teanum Apulum (San Paolo di Civitate), Arpi (Foggia), Ausculum (Ascoli Satriano), Herdonia (Ordona), ovvero i più importanti insediamenti dauni del Tavoliere pugliese e del Gargano. L’archeologo pisano Silvio Ferri le studiò e le interpretò come stele funerarie, viste le rappresentazioni di scene di vita quotidiana che riportavano sulle due facce. Insieme a Cristanziano Serricchio si adoperò perché questo patrimonio, unico al mondo, venisse riconosciuto e valorizzato come importante testimonianza dei popoli Dauni che abitavano la nostra terra secoli or sono. Dopo Ferri e Serricchio, Maria Luisa Nava e Marina Mazzei continuarono a studiare e a raccontare a chi visitava il castello, dal 1986 la sede permanente delle stele, queste interessanti e affascinanti pagine di pietra. Dopo di loro, pare, solo l’archeologa Maria Laura Leone abbia continuato a studiarle, dandone, tra l’altro, un’interpretazione completamente diversa da quella di Ferri. Oggi le Stele hanno una bellissima sala realizzata ad hoc nel Castello, Museo Nazionale archeologico. Ma da ormai un po’ di anni non sono visitabili a causa dei lavori di restauro avviati dal MiBAC. Lavori che ci hanno sì restituito l’intero percorso delle mura; ma le sale espositive restano chiuse con la delusione dei turisti che pensano di visitare un museo oltre al castello. Lodevole, quindi, l’iniziativa del Rotary, ma prima di festeggiare andiamoci piano. La dottoressa Floredana Arnò, presidente del Club Unesco di Foggia, nella conferenza pubblica tenutasi presso l’Auditorium Serricchio nei giorni scorsi, ha specificato che il percorso per giungere all’ “ambito titolo” di Patrimonio dell’Unesco è lastricato di passaggi, per non chiamarli ostacoli, da superare. Per prima cosa il bene deve essere unico al mondo, e qui ci siamo. Poi potrebbero volerci degli anni, da 5 a 10, poiché ogni Paese può candidare massimo due siti all’anno. La candidatura deve essere accompagnata da un piano di gestione e una documentazione storica, ma soprattutto da una cordata di partner, enti, associazioni, privati e la collaborazione delle città in cui si trovano i vari siti dove sono state ritrovate le Stele. A questo bisogna aggiungere 20.000 firme a dimostrazione del fatto che la popolazione conosce e ha intenzione di valorizzare il bene candidato. Fatto questo, il Ministero potrebbe decidere di aggiungere il bene ad una lista propositiva e da qui avviare il vero e proprio “processo”. E qui c’è l’ostacolo maggiore: le Stele non sono visibili per le ragioni suddette. Se gli ispettori dell’Unesco dovessero venire a Manfredonia per vedere e valutare le Stele non potrebbero vederle, e tutto cadrebbe. Abbiamo sentito il dott. Alfredo De Biase, direttore del Museo Nazionale archeologico di Manfredonia e del Parco di Siponto, e ci ha riferito che “i lavori di restauro procedono, ma essendo affidati al MiBAC, hanno tempi e burocrazia da seguire. Il Polo museale farà il possibile perché la sala che ospita le Stele Daunie possa essere aperta il più presto possibile per rendere possibile un’eventuale visita degli ispettori Unesco. È anche nel nostro interesse”. Non ci resta dunque che impegnarci, prima di tutto a raccogliere le firme, e poi a sensibilizzare i giovani a questo importante passo. Infine esortare le associazioni e le imprese a sostenere questa candidatura, perché le Stele Daunie ottengano questo importante titolo che meritano a pieno diritto.

Mariantonietta Di Sabato

Servizio fotografico realizzato da Raffaele di Sabato

 

Redazione R.

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