Mercoledì 14 Novembre 2018
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Vento in poppa

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La cosa che ad oggi più mi preoccupa non è lo scontro politico in quanto tale (la partigianeria rientra nel nostro animo: si pensi alla lotta fra guelfi e ghibellini; democristiani e comunisti; venieriani e dursiani) ma semplicemente la natura di quello in atto. Si sta diffondendo una narrazione tutta incentrata su una differenziazione ontologica e morale fra il nuovo e il vecchio; dove il primo, riprendendo l’ultimo discorso al Senato di Spadolini, si contrappone meccanicamente al secondo, senza soluzione di continuità: una sorta di svolta palingenetica. L’identificazione alla base (vecchio = malvagio, nuovo = buono) rientra in uno schema di ragionamento populista: non me ne vogliano gli amici pentastellati o i “ruspanti” leghisti, ma una nutrita tradizione politologica avvalla questa tesi. Nell’ottica populista il popolo è, a priori, portatore di un senso di forza, innovazione, giovinezza, bontà, la quintessenza di quanto vi sia di positivo al mondo. I politici “di professione”, o semplicemente quanti abbiano un ruolo istituzionale, di contro, risultano sempre e soltanto come grigi, loschi, biechi, cinici, massa di cretini incompetenti, summa del male. Naturalmente per un populista questa immagine così negativa non caratterizzerà i politici designati dal popolo che vanno al potere: con buona pace dei vari Robespierre che la storia finora ha partorito! In nome del popolo si può fare, da opposizione, la qualunque: fake news, auspici di una rapida dipartita, ma anche caciare e bestemmie in quel di Montecitorio e Palazzo Madama che neanche quando al calcetto il tuo compagno di squadra sbaglia un gol a porta vuota. Quando però si passa dall’altra parte della barricata, e i tuoi avversari, ora all’opposizione, fanno mettiamo anche solo un decimo di quanto descritto, si grida al linciaggio e si presentano gli esponenti del governo come vittime innocenti alla stregua di Santa Maria Goretti. Questo vento populista porta inoltre con sé un certo grado di omogeneizzazione nei soggetti politici, sempre legata alla contrapposizione “noaltri semo li mejo” vs. “resto del mondo”. Pensiamo, giusto per citare un caso, a livello locale a chi, da destra, dopo aver declamato per anni la propria diversità dai populisti si ritrova ad inseguire nelle piazze parole e gesti del credo populista. Ospite accettato ma non gradito dai populisti della prima ora. All’orizzonte per fortuna per questi personaggi nessun problema: la nave populista, come altre navi governative in passato, sarà capiente e imbarcherà parecchia gente. Tuttavia occorre fare una precisazione. Di populismi al potere ne abbiamo due, non totalmente sovrapponibili fra loro. Dal momento che vi è un popolo populista che non vuole ad esempio la TAP e la TAV, ed uno che invece non disprezza affatto ciò, il mito del popolo unico al comando è una boiata, favola che smuove gli animi, in grado di dimostrare come la realtà è meno semplicistica di come la si voglia menare. Se questo pasticcio è legato solo ad un’alleanza forzata o nel tempo uno dei due populismi verrà meno o avremo uno scontro all’ultimo sangue, tipo Moratti- Moggi post fallo di Iuliano su Ronaldo. Solo il tempo ci darà. Nel frattempo spero che zia Mara batta ancora la D’Urso.

Domenico Antonio Capone

 

Redazione R.

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