Sabato 16 Febbraio 2019
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Il tesoro nella Pineta di Siponto: la necropoli sotterranea tutta da scoprire! (VIDEO)

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Lo sviluppo di un territorio si realizza quando nella “rete” istituzionale collaborano anche le “risorse informali” del Terzo settore per valorizzare i “gioielli culturali” di famiglia. L’associazione Archeoclub di Siponto è attiva da diversi anni nel cooperare alla salvaguardia del parco archeologico di Siponto. Durante il convegno del 10 novembre, il presidente dell’Ass., Aldo Caroleo, ha raccontato al numeroso pubblico, presente nell’Auditorium del Palazzo dei Celestini, le origini del loro operato. L’associazione realizza anche i progetti di alternanza scuola-lavoro come quello effettuato con gli studenti dell’Istituto Roncalli di Manfredonia, per far rivivere la memoria storica dei luoghi più significativi del territorio sipontino. L’Archeoclub ha presentato nell’ultimo biennio, al “Sipontum day”, i recenti lavori di riqualificazione, avendo ottenuto l’affidamento del complesso ipogeico: Scoppa 1, Scoppa 2 e l’ipogeo “Santa Maria Regina” dal Consorzio di bonifica di Capitanata in collaborazione con l’Arcidiocesi di Manfredonia e la Parrocchia di Siponto. Caroleo racconta ai microfoni di ManfredoniaNews.it: “l’Archeoclub di Siponto ha riportato a nuova vita, dopo anni di oblio e d’incuria , gli Ipogei Scoppa, quelli  di Santa MariaReginaed anche le tombe sub divo, coperture di sarcofagi, ecc. che si trovano all’esterno degli ipogei che ricadono nell’area della Pineta. Soprattutto gli Scoppasono stati ripuliti da ogni genere di rifiuto, accumulatosi in 80 anni di abbandono, fango, sterpaglie, plastiche e vetri, grazie anche all’aiuto laborioso dei ragazzi dell’Associazione Psychè, utenti del Centro Diurno “Alda Merini”. Si è ridato dignità a questi luoghi ingiustamente dimenticati anche da chi avrebbe dovuto tutelarli. In particolare abbiamo riesumato un magnifico lacerto di mosaico policromo, nell’Ipogeo Scoppa 2 – quello più vicino al canale delle brecce – che, secondo fonti storiche, è il luogo dove l’allora vescovo di Siponto, Lorenzo Maiorano, edificò nel VI secolo una chiesa dedicata ai protomartiri Stefano e Agata”. Confida Caroleo “Il nostro più grande desiderio è quello di realizzare nella Pineta un Parco Verde Archeologico protetto con ingressi controllati”. Durante il convegno si è menzionata la riqualificazione del parco archeologico della Basilica di Siponto, avvenuta due anni fa, con la realizzazione della struttura futurista dell’arch. Tresoldi. Alta 14 m., l’installazione è costata 900mila euro e finanziata dal MIBACT. E’ un’opera d’arte sensazionale che purtroppo ha “cancellato” la memoria storica, togliendo l’anima all’unica Basilica. Infatti la Madonna è stata relegata all’ultimo posto. Non c’è neanche più il nome! Ci sono solo le anonime Basiliche. La Basilica è unica: quella di Santa Maria Maggiore di Siponto. Continua Caroleo asserendo: “la rete metallica presenta già l’ossidazione del ferro e non protegge nulla. Il progetto iniziale era una semplice copertura che non intaccava la storia. Esso, poi, è stato completamente trasformato. L’attuale struttura in metallo poggia su fondamenta che hanno coperto e cementato per sempre i mosaici e quelle “pietre” con aggiunte improprie. Essa non ricalca la Chiesa originaria di Lorenzo e Santo Stefano. Non c’è stata nessuna valorizzazione dal punto di vista storico. La memoria era quella che stava giù tirata fuori in 120 anni dagli archeologi. Il loro lavoro è stato completamente obliterato di nuovo. Ecco perché “nascosta”. Nascosta dagli eventi e purtroppo di nuovo dall’uomo. Per riportare alla luce quei resti su cui si reggeva la bella città, lì bisognava continuare a scavare per tutta l’area archeologica e far emergere la visione di tre città: quella dauna, romana e medievale”. Quelle “pietre” reclamano giustizia. Non occorrono costose opere, seppur belle, per dare il giusto valore alla storia. Basta far emergere e preservare ciò che la storia ha semplicemente conservato nel tempo.

Grazia Amoruso

Redazione R.

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