Lunedì 10 Dicembre 2018
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Gioventù

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Qual è il rapporto fra giovani e politica? Nelle scuole superiori, nelle università si assiste, ormai da tempo, ad un processo di de-politicizzazione. Che ciò sia un bene o un male lo lasciamo giudicare al lettore. Nessuno, speriamo, vuole ritornare al clima degli anni ’60 e ’70 in cui lo scontro politico, intriso della peggiore ideologia, sfociò, anche tra le aule e i banchi, in fenomeni di guerriglia, caratterizzati non di rado da morti e feriti. Ma portiamo all’attenzione del lettore, a titolo di esempio, cosa sono diventati gli scioperi, le autogestioni scolastiche. Realtà che hanno perso, nella quasi totalità dei casi, gran parte della loro essenza politica (preservandone solo il linguaggio e i simboli), finendo per essere stabiliti solo in previsione delle festività, per creare i famosi “ponti”. Anche nelle varie associazioni partitiche, specie in quelle “classiche”, la presenza giovanile è drasticamente diminuita rispetto al passato. Sicuramente ha contribuito un certo clima di disaffezione che ha spinto molti (soprattutto nella fascia dei ventenni/trentenni) ad abbracciare le idee e i modi di partecipazione di nuovi soggetti politici, o a fare politica in associazioni di volontariato, impegnandosi nel sociale. Ma occorre, ricollegandoci al punto precedente, sottolineare che l’evidente tardivo ingresso nel campo della politica, tanto nei partiti che nei movimenti, può spiegarsi alla luce di un altrettanto tardivo ingresso nel campo del lavoro. Se a questi due fattori si aggiunge il basso livello di natalità, diffuso in tutta la Penisola, e il fenomeno dell’emigrazione studentesca, con ragazzi che sempre più difficilmente tornano nella loro città d’origine, risulta evidente come il rapporto fra giovani e politica, in vista delle prossime elezioni amministrative, sarà perlomeno molto interessante da osservare. Anche perché si corre il rischio di un totale scollamento fra questi due mondi. Occorrerebbe, forse, una partecipazione attiva dei più giovani, specie su temi d’impegno civile (dalla sensibilizzazione all’ambiente, alla tutela del patrimonio artistico-culturale e quindi alla promozione turistica, passando per la gestione diretta di luoghi ed eventi prettamente legati al mondo giovanile). In un’ottica di progettazione bottom-up, dal basso verso l’alto, e non esclusivamente top-down, dall’alto verso il basso, al fine di sensibilizzare e responsabilizzare i più giovani alla cosa pubblica. Magari superando la concezione, assai diffusa al Meridione, di uno Stato esclusivamente erogatore di servizi, e non fine dell’agire dei singoli cittadini. Compito delle forze politiche dovrà pertanto essere quello di supportare e non sopportare i giovani e le loro richieste. Evitando sterili strumentalizzazioni e vuote promesse elettorali, buone per vincere una tornata di voto ma non per governare. In caso contrario il potere rimarrà nelle mani di pochi e sarà, al massimo, trasmesso quasi in eredità da una generazione all’altra, da un membro all’altro, da padre in figlio.

Domenico Antonio Capone

Redazione R.

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