Martedì 20 Agosto 2019
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Il mio mondo nella SLA, in ricordo di Savino

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Riceviamo e pubblichiamo con estrema gioia la forte, quanto toccante testimonianza di una nostra affezionata lettrice che così ricorda il caro e straordinario concittadino SAVINO, tornato alla Casa del Padre, dopo sette anni di indicibili sofferenze dovute ad una terribile malattia, la SLA, vissuta quale dono, perché sorretto dalla ritrovata Fede che gli ha consentito di avvicinarsi a Dio.

Il mio mondo nella SLA, in ricordo di Savino

Mi chiamo Michela D’Onofrio, vi racconto come ho conosciuto Savino…

Mia madre Maria Antonia Cocco, il 26/07/2016, ebbe la fatale diagnosi di essere affetta da S.L.A. ad esordio bulbare. Terribile condanna che ebbe a Verona.

Iniziò il mio cammino, per accompagnarla, e, provare a difenderla, il più possibile, dagli effetti devastanti di questa terribile malattia.

Una battaglia senza esclusione di colpi, dove il tempo mi era nemico. Avevo bisogno di recuperare tutti i presidi possibili ed immaginabili per garantirle una sopravvivenza, per quanto possibile, dignitosa.

Fu casuale che scrissi ad una associazione, VivalaVita ONLUS, per avere maggiori delucidazioni e sostegno emotivo oltre che fattivo. Ho conosciuto cosi Savino.

Siamo entrati subito in empatia, entrambi compagni di avventura, seppure lui più giovane e malato da più anni.

Mamma e Savino erano accomunati da un filo conduttore: “la fede” o come diceva Savino “tu sei la mia vita, altro io non ho”.

L’otto gennaio 2019, di fronte ad un mio momento di debolezza e di sconforto, mi scrisse – Michela bisogna fidarsi ed affidarsi completamente a Dio, anche quando noi non capiamo i suoi disegni e di suoi progetti. Questa è la mia della forte fede, sapendo che Dio ha dato la vita per ognuno di  noi, vincendo la morte. Forte fede e fiducia totale in Gesù, Dio con noi, Dio della vita, Dio liberatore.- , ed io gli rispondevo con un semplice “ti voglio bene” e con le parole di mia madre – Quando mi scriveva congiungere nelle mani come una benedizione che scioglie gli enigmi e rinnova l’emblema assoluto dell’anelito sublime, come un lamento sommo di riconoscenza al Signore che dagli occhi lucenti dona assiduo immenso bene ed ancora lo stare assieme della gente che si abbraccia nella preghiera solenne al Signore -.

E’ vero, sono fiera di aver potuto frequentare, ascoltare gli occhi di Savino, fratello mio e della mamma, nella loro consapevolezza che si passa attraverso le ferite dell’esistenza grazie all’appoggio della fede, e cosi ci si arricchisce, tutto questo porta ad una conversione che è quella verso la semplicità, la essenzialità, ma sopratutto un esempio rassicurante che inneggia l’amore come unica arma per sconfiggere la morte.

Michela

Redazione M.
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