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Mercoledì 11 Dicembre 2019

Il Carnevale di Manfredonia non dovrebbe andare mai in Vacanza

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A luglio inoltrato ha senso pronunciare la parola Carnevale? Sì, ne ha eccome. Oppure anche quest’anno, spinti dalla nostra solita vocazione per la procrastinazione e dal gusto innato per la lamentela becera e gratuita, ci sveglieremo a gennaio per porci la fatidica domanda: «Ma quest’anno il Carnevale ci sarà?». L’edizione passata del nostro Carnevale ci ha fatti spaventare, ma spaventare per davvero. La prospettiva del possibile annullamento dell’amatissima manifestazione a causa della disastrosa situazione politica e, di conseguenza, economica della nostra città ha scatenato l’indignazione generale di tutti. La critica sui social, possibilmente condita con una squisita dose di incapacità totale di pensiero critico e lucido, l’ha fatta da padrone. Valanghe di post di rabbia, di insulti, di discussioni eterne tra chi sosteneva che non avesse senso lamentarsi per il Carnevale quando abbiamo problemi ben più seri e chi sosteneva l’opposto. Poi è avvenuto il miracolo, sono stati destinati dei sovvenzionamenti regionali ai Carnevali storici pugliesi, tra i quali rientra proprio quello di Manfredonia, e il Carnevale c’è stato. L’indignazione è scomparsa, i nervi sono stati distesi, i problemi sepolti e tutti felici. Ora, per evitare di essere tacciata di ingenuità e buonismo, bisogna chiarire subito che negare le colpe e le responsabilità della nostra classe politica sarebbe assolutamente sciocco e inopportuno. Tuttavia, in momenti di innegabile difficoltà come questo che stiamo vivendo, la cittadinanza dovrebbe svegliarsi dal torpore e rimboccarsi le maniche, concretamente e non pourparler. Andare avanti con il motto è sempre colpa di un altroè deleterio e vigliacco. Ora, come non mai, il destino del Carnevale e del patrimonio culturale della nostra città è nelle nostre mani, a partire dalle varie associazioni culturali fino al singolo cittadino. Bisognerebbe creare sinergia, non competizione. Bisognerebbe rendere il Carnevale un qualcosa che è responsabilità di tutti, non solo di chi è ai piani alti. Se una città fallisce culturalmente, la responsabilità è di tutti. Basta con il vittimismo, basta con i leoni da tastiera, basta con l’immobilismo, basta con la melma culturale e cerebrale nella quale sguazziamo. Vogliamo il Carnevale quest’anno e negli anni a venire, lo vogliamo davvero? Uniamoci, organizziamo riunioni, parliamone. Questa città pullula di menti brillanti, di talenti, di unicità che, se unite, possono dar vita a un qualcosa di straordinario. Basta con l’atteggiamento di resa a priori, con lo svegliarsi troppo tardi e lavarsene le mani a suon di ora non si può fare più niente. Luglio non è presto per parlarne, non è mai troppo presto. Il Carnevale non deve essere relegato a un’organizzazione frettolosa stagionale, bensì, se ci si muove per tempo, deve e merita di essere ben strutturato, coeso e sinergico. I vantaggi della previa sistematizzazione e organizzazione sono molteplici, a partire da quelli squisitamente economici in termini di ricerca di sponsor, passando per quelli logistici, fino a quelli di possibilità di espressione creativa. Ci riusciremo? Sta a noi tutti, solo ed esclusivamente a noi. Se questa città affonda, noi cosa siamo disposti a fare concretamente per salvarla?

di Giuliana Scaramuzzi

Redazione R.
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Carnevale · News

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