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Lunedì 9 Dicembre 2019

I 50 anni di Giuseppe Di Bari

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Nella desolatissima landa sipontina, il 17 novembre, si celebra un “eroe” come pochi del calcio nostrano; si tratta di Giuseppe Di Bari; l’epistema del football sipontino. Nessuno prima di lui, nativo di Manfredonia aveva vestito la maglia di una formazione di Serie A, giocando altresì in serie B. Appena lo incontriamo ha subito una parola per coloro che iniziano a fare calcio: “auguro ai ragazzi di vivere tutte le emozioni che ho potuto vivere in lungo e largo, perché uno che nasce con la passione per il calcio e poi ha l’opportunità di giocarsi le sue chance di fare i sacrifici ed arrivare a giocare in Serie A si può definire fortunato”.

Giuseppe Di Bari è stato ed è un talento cresciuto in casa, perché giovanissimo ha vestito la casacca della Polisportiva Salvemini, un team che negli anni ’80 e ’90 é stato una autentica fucina di talenti, emigrati poi in varie squadre di superiore.

A fare da chioccia a “Beppe” come lo chiamano i più, suo padre Donatino Di Bari, un talent scout dalle spiccate qualità, una colonna dei biancoazzurri negli anni ’50 e ’60, quando a Manfredonia sii doveva giocare su una terra battuta infame, con gli spuntoni di roccia che facevano cambiare alla sfera di cuoio, cucita con i lacci delle scarpe.

Giuseppe è figlio di questo calcio romantico tramandato dall’esperienza della sua famiglia, e nel campo si è sempre prodigato per umiltà ed abnegazione, per poco egoismo e tanta voglia di essere utile ai compagni e alla squadra: “il mio è stato un percorso di crescita sia come calciatore che come dirigente. Ho fatto per un breve periodo anche il procuratore, poi a Foggia, squadra dove sono cresciuto calcisticamente, ho militato in tutte le serie professionistiche dalla A alla C. Da dirigente ho preso il Foggia che era in D e siamo arrivati in B, serie che mancava da 19 anni. Poi forse per presunzione e per l’amore verso i rossoneri ho detto no all’Empoli che era in Serie A, per poi subire l’esonero dai rossoneri”.

Stilisticamente perfetto come centrale difensivo, si è messo in luce nel Bisceglie di Mister Cavallaro, per poi approdare in C2 con il Bisceglie, dove disputa quattro campionati con 99 presenze ed 1 rete.

Nell’estate del 1992, è la grande occasione della sua vita con il salto in Serie A, acquistato dal Foggia guidato da Zdeněk Zeman. Esordisce a Milano il 5 settembre 1992, nella Scala del calcio contro il Milan di Van Basten, Papin  e Capello. Finisce 1 a 0 per i meneghini grazie ad una autorete di Grandini a pochi minuti dalla fine: “per me entrare in quello stadio vuoto prima dell’inizio della gara è stata una grande emozione. Passare dal Ventura di Bisceglie al Meazza nel giro di pochi mesi è stata una cosa unica. Ho marcato uno dei miei idoli che era Van Basten, un autentico campione, una emozione che vorrei che tutti provassero”.

Di Bari in maglia rossonera tocca i suoi livelli più alti e vi rimane per cinque stagioni di cui le prime tre in Serie A. Quando finisce Zemanlandia passa al Treviso e poi al Savoia. Con i molossi è una delle colonne in Serie B, intanto però resta fermo un anno ed approda nella sua Manfredonia giocando un discreto campionato in Serie D. In quell’annata è uno dei punti di riferimento dei compagni in una formazione poco attrezzata per la categoria. Ma il talento di “Beppe” è superiore e trasmette fiducia in una rosa che per lo più è formata da ragazzini.

Poi dopo l’esperienza sipontina ritorna a Foggia, e chiude la carriera a Manfredonia in C1 nel 2005/06, dove disputa la prima partita dei biancoazzurri allo stadio di Lucca nella terza serie nazionale, contro la Lucchese.

Alcune presenze in C1, e poi ultima gara al “Renato Curi” di Perugia come capitano nell’ultima gara e prima trionfale presenza dei Delfini in un torneo prestigioso: “finire la carriera in quello stadio – conclude Di Bari – contro un avversario qualificato, per me è stato un grande onore, anche perché credo per pochi punti non abbiamo disputato i play off”.

Quando lascia il calcio giocato si dedica alla carriera dirigenziale, ma soprattutto per i suoi 50 anni, una dedica speciale è rivolta alla sua famiglia: “non smetterò mai di ringraziare mia madre e mio padre per quello che mi hanno trasmesso per quello che mi hanno dato, poi mio padre è stato anche il mio primo allenatore”.

Con Giuseppe “Beppe” Di Bari, viene naturale parlare di football e di sport, ma lo lasciamo festeggiare insieme alla sua famiglia… auguri che la Dea Eupalla ti possa riservare ancora altre soddisfazioni.

J. G. M.

 

 

Redazione R.
Articolo presente in:
Manfredonia calcio · News · Sport

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