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Giovedì 12 Dicembre 2019

La biblioteca del nonno

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Se dovessi pensare all’infanzia questo è il ricordo più nitido che io conservi. Pur non sapendo ancora leggere osservavo quei volumi austeri e pesanti, enciclopedie, dizionari e romanzi che trasudavano sapere e scoperta. Rapita come in una magia, come in quei mondi fantastici ed immaginari restavo a contemplare tutto ciò senza avere il coraggio di sfiorare quella bellezza, per timore di deturparla. Bastavano gli occhi ad immortalare ogni istante e l’olfatto per poter riconoscere quell’odore di carta misto a nicotina. Ero in grado di restare con il naso all’insù anche per ore se qualcuno non mi destava da tale sogno e a malincuore ritornavo sulla terraferma.

Per anni sei sempre stato tu, Nonno, ad aver scritto di tutto, di tutti e per tutti. Ora che tocca a me scrivere di te i pensieri escono fuori a fatica e le parole da sempre considerate mia unica àncora e rifugio si accavallano nei sentieri più remoti della mente.
Scalpitano come cavalli a galoppo. Prepotenti e violenti si scontrano i ricordi, quelli di bambina.
Forse devo a te l’amore per la cultura e la letteratura.
La tua enorme libreria mi ha sempre affascinata, sin dalla più tenera età.

Crescendo sapevo che se a scuola mi assegnavano la lettura di un classico l’avrei trovato da te. L’avremmo poi commentato insieme, così come facemmo dopo la lettura de “I Malavoglia” o de “La signorina Else” che tu mi consigliasti di leggere, ma io giocai d’anticipo e lo feci prima che tu me lo proponessi. Sono stata spettatrice dell’elaborazione dei tuoi racconti e delle tue poesie. Non sempre era possibile scindere il nonno dal poeta perché entrambi i ruoli convergevano in un’unica persona.
A volte, specie nell’infanzia, ti chiedevo:” Come fai a scrivere? Dove ricevi l’ispirazione?” e tu mi rispondevi che in quel momento non eri tu, ma nella tua mente compariva un foglio già scritto. Il tuo compito era quello di trascriverlo “in bella copia”, ma la voce che dettava era la poesia, una donna misteriosa che amava celarsi, mentre altre volte, al contrario, sopraggiungeva prepotente e ti costringeva a scrivere ovunque ti trovassi e con qualsiasi mezzo a tua disposizione, poteva essere il tovagliolo del pranzo, o un pezzo di legno, se la Poesia ti coglieva mentre svolgevi il tuo lavoro di artigiano.
Ora che non ci sei più, ormai da due anni, ad aver perso siamo un po’ tutti, non solo noi parenti, ma anche in parte, la tua città.
Ciao Nonno-Babbo

Angela la Torre

Redazione M.
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Franco Pinto · News

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