Martedì 2 Marzo 2021

Il Carnevale di Manfredonia: ne parliamo con Saverio Mazzone

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Manfredonia, nonostante tutto, non ha voluto mancare all’appuntamento con la 68esima edizione del suo Carnevale, seppure in “smart edition”. Ideato e coordinato da POP – Officine Popolari, il live del Carnevale di domenica 14 febbraio è stato trasmesso in contemporanea da tutte le testate d’informazione e radiofoniche della città: “ManfredoniaNews.it”, “Ilsipontino.net”, “Stato Quotidiano”, “Radio Manfredonia Centro”, “Rete Smash”. Una “Gran Parata”, che ha visto la partecipazione dei protagonisti del passato e del futuro oltre ad ospiti del mondo dello spettacolo. Nella maniera cui ormai da un anno siamo abituati, in videoconferenza, tanti hanno voluto dare il loro contributo ricordando i carnevali passati e facendo proposte per il prossimo carnevale. Una voce unanime si è levata dagli schermi: il carnevale deve rinascere dalle ceneri di questa nostra città così bistrattata, ma perché questo accada è necessaria la collaborazione di tutti. L’ispiratore dell’evento, Saverio Mazzone che ci parla con la voce di POP_Officine Popolari. Un collettivo di donne e uomini, ragazze e ragazzi, che nell’anno del Signore più tribolato della vita contemporanea, il ventiventi, ha deciso di intraprendere un cammino comune sulla via dello sviluppo della personalità in ordine alle politiche culturali e all’aumento del livello della dignità della vita cittadina. “Il Carnevale, per i manfredoniani, non è solo un momento di svago, è sentimento popolare, uno stato d’animo, un tratto fondamentale della propria identità, patrimonio genetico culturale, tradizione e incanto. E’ evidente che la complessità della macchina organizzativa pretenderebbe un’entità stabile che se ne occupasse. L’Agenzia del Turismo, in questi anni, lo è stata. E occorre sottolineare un passaggio fondamentale che ha saputo guidare e condurre in porto: il passaggio dal sistema che imponeva, per il suo finanziamento, il ricorso esclusivo alle risorse finanziarie del Comune a quello in cui quel ricorso si è assottigliato fino a diventare del tutto nullo. Abbiamo dimostrato che il Carnevale di Manfredonia può organizzarsi senza finanziamento comunale, anche se questa situazione deve per forza di cose considerarsi contingente. Il tempo che viviamo impone l’abbandono delle prospettive di approccio volontario, quello sul piano di comitati e gruppi di lavoro nati alla bisogna, o di fondazioni e istituzioni che si reggono solo su risorse pubbliche. E scegliere decisamente la via di un criterio di gestione manageriale. La valorizzazione della cultura e il marketing turistico costituiscono ormai una vera e propria disciplina tecnica, scientifica, da affrontare con le giuste competenze. Pensiamo alla cartapesta: abbiamo maestri storici e nuove leve che tentano di raccoglierne l’eredità. È ovvio che una riflessione tra le principali riguarda il futuro che vuol darsi alla cartapesta, anche considerando l’evidenza del peso economico dei carri allegorici nel budget del Carnevale. L’esistenza di locali comunali destinati alla loro lavorazione. I fantomatici “capannoni”, attrezzati ormai tanti anni fa proprio per quell’uso. Sono lì, e l’importante investimento fatto per il loro allestimento indica già strade obbligate. Ma parlare di Carnevale è abbrivio per estendere il pensiero alle politiche culturali, turistiche e delle tradizioni; per riflettere sulle opportunità di sviluppo economico basato sulle vocazioni di un territorio e di una comunità. E interrogarsi su percorsi che portino ad un aumento del decoro della vita cittadina e della dignità della vita dei suoi abitanti, in un momento in cui le competenze e i saperi devono essere alla base delle scelte che condizionano la vita pubblica. È il tempo della responsabilità, e il tempo in cui le stelle e la legge morale si fondano e illuminino la nostra strada, su un percorso di crescita collettiva di consapevolezza e opportunità. Una crescita basata sul confronto e lo scambio di idee, che mescoli cultura alta e popolare (che per me non sono assolutamente elementi antitetici): Franco 126, nella sua ultima canzone con Calcutta, dice che delle volte, per vederci chiaro, occorre stare al buio. E che per essere sicuri, occorre avere un dubbio. Su quella strada incontriamoci e confrontiamoci sui dubbi e le certezze, sui problemi e sulle possibili soluzioni. Su quel percorso, viandanti con “un piede nel passato e lo sguardo dritto e aperto sul futuro”, noi ci saremo. POP ci sarà. E se alla fine di quella strada, per citare Aldo Moro, ci fosse la luce, sarebbe bellissimo”.

di Giuliana Scaramuzzi

Redazione R.
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Carnevale · ManfredoniaNewsTV · News

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