Lunedì 26 Luglio 2021

Azione: Nicola Lovecchio, il Davide sipontino che sconfisse il colosso ENI

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Per ricordare Nicola Lovecchio partirei dall’attualità: la quota più alta del Recovery Plan è riservata al comparto “Rivoluzione verde e transizione ecologica” ed è pari a 69,8 miliardi di Euro o, per chi ha più di un capello grigio, 135.000 miliardi (CENTOTRENTACINQUEMILA) delle vecchie lire; quella più bassa è riservata al comparto “Salute” (19,7 miliardi di euro o, se preferite, circa 38.000 miliardi di lire)
Nicola Lovecchio, un semplice e coraggioso lavoratore, si è battuto con tenacia, intelligenza e rigore scientifico per far venire a galla la verità sui decessi di alcuni dipendenti del petrolchimico Enichem direttamente correlati alle loro mansioni, intersecando i due comparti del Recovery Plan (con 30 anni di anticipo!) e lasciando due grandi insegnamenti alle generazioni future:
1) la dignità ed il diritto alla salute dei lavoratori non devono mai essere calpestate e subordinate al profitto;
2) non devono più esistere fabbriche nelle quali le morti dei dipendenti siano pianificate, preventivate e considerate come una normale voce di bilancio, classificata come “costi del progresso”.
Nicola Lovecchio con i suoi straordinari studi, i suoi meticolosi riscontri e le sue puntuali ricerche è stato in grado di squarciare la pesantissima cappa di omertà che aveva avvolto Manfredonia, ricattata e minacciata dai boiardi di stato e padroni dell’Anic/Enichem in seguito ai tanti incidenti susseguitisi nel corso degli anni.
Nessuno andò in soccorso delle tante famiglie di Manfredonia dolorosamente sofferenti per gli effetti devastanti dell’esposizione degli operai all’anidride arseniosa, all’urea, all’ammoniaca e a tutte le altre pericolose sostanze chimiche presenti in quel petrolchimico.
Non i MEDICI dell’azienda (e quelli di famiglia…) che effettuavano periodicamente controlli farlocchi sugli operai e che, anche davanti a radiografie che presentavano neoplasie evidenti o analisi del sangue con valori sballati, rilasciavano dichiarazioni di idoneità al lavoro a pioggia, ritenendo i lavoratori sani come i pesci del nostro Golfo che, nel frattempo, era diventato la discarica preferita del petrolchimico di stato.
Non i SINDACATI, timorosi di perdere il loro potere di rappresentanza e ridotti alla funzione di semplici megafoni delle volontà aziendali, a cui i capi del petrolchimico affidarono un importante compito: quello di deridere, sbeffeggiare e osteggiare la pericolosa inchiesta di Nicola Lovecchio.
Men che meno i GIORNALISTI, anzi il decano della città pontificò dalle colonne del più importante quotidiano regionale, parteggiando spudoratamente per l’Enichem fino al giorno della sua definitiva chiusura; oggi, lo stesso giornalista, è “coerentemente” a capo delle milizie pro Energas…
E Clamoroso fu il caso di un articolo di Giorgio Bocca che, dalla prima pagina del quotidiano Repubblica (“Il Diavolo a Manfredonia”), inveì pesantemente contro l’intera città, sposando totalmente le tesi del petrolchimico; peccato che, in quello stesso periodo, il grande ed integerrimo cuneese presentasse un suo programma, su Rete 4, sponsorizzato in esclusiva da…Enimont!
Non i RAPPRESENTANTI POLITICI o le AUTORITA’ CIVILI e MILITARI dalle quali non si levò nemmeno un belato a salvaguardia della salute pubblica.
Non la stragrande maggioranza dei LAVORATORI dell’Enichem, da un lato ricattati e minacciati dai dirigenti del colosso, dall’altro confortati dall’ignoranza dovuta ai dati falsificati dei loro controlli sanitari periodici.
Tranne uno: Nicola Lovecchio.
DA SOLO, terribilmente da solo nell’indifferenza generale, ebbe la forza di alzare la testa e guardare negli occhi il grande colosso della chimica; riuscì a convincere 26 famiglie di operai a collaborare alla sua inchiesta e grazie agli incroci di tante cartelle cliniche, incrocio di dati, intuizioni e tanto materiale di ricerca, riuscì a stabilire, con esattezza, la grande correlazione tra i casi di tumore e le esposizioni di ogni lavoratore alle singole sostanze tossiche con le quali veniva a contatto per via delle specifiche mansioni svolte.
Il Comune di Manfredonia, nell’ottobre del 2019, è stato sciolto per presunte infiltrazioni mafiose ma, da oltre 50 anni, ha subito (e continua a subire) non “presunte” ma reali ed evidenti intimidazioni mafiose da parte della più grande azienda di stato, un tempo indisturbata inquinatrice del nostro ambiente, oggi incassatrice di lauti appalti per una bonifica del territorio mai portata a termine.
Come altro definire ricatti, minacce, soprusi e omertà se non con “Mafia”?
Ed è proprio perché vogliamo scrollarci l’infamante marchio affibbiatoci circa due anni fa che chiediamo, a gran voce, che venga intitolata una strada o una piazza importante della nostra città a Nicola Lovecchio; questo piccolo, umile, grande eroe sipontino non ha avuto paura di combattere contro un colosso che comprava e riduceva al silenzio tutti, non ha avuto bisogno di urlare o di puntare il dito contro gli aguzzini di questa città, ma lo ha fatto in silenzio e compostezza perché la forza dei risultati che derivavano dall’imponente documentazione raccolta erano dalla sua parte. Dalla parte della verità.
Un piccolo Davide che ha portato alla sbarra, per la prima volta nella storia, il più grande colosso pubblico italiano.
Nicola Lovecchio, simbolo di una città che non vuole arrendersi ed esempio per le nuove generazioni a non mollare mai, se si è nel giusto.
Nemmeno se, di fronte, hai un (presunto) imbattibile Golia.
9 aprile Nicola Lovecchio ♥️
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