Giovedì 6 Maggio 2021

“Disinformazia, veleno al popolo”

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Alquanto provocatorio, il titolo con cui il giornalista Giorgio Bocca apriva il suo offensivo, quanto delirante articolo pubblicato sul n. 38 de “L’Espresso” del 24/9/89 con cui enfatizzava la presenza dell’Enichem a Manfredonia, quale toccasana per l’economia del territorio, cercando di spiegare a noi “cavernicoli” che non avvelenava niente e nessuno, che i rifiuti delle sue lavorazioni non erano né tossici né nocivi…”. E si sbagliava: Altrettanto provocatorio il voler parafrasare il suddetto titolo per ricordare a quanti, in un momento di fibrillazione politica si dilettano a fare informazione, solo per sentito dire, senza alcun riscontro documentale. Ci riferiamo al comunicato apparso su questo sito il 9 aprile scorso, dal titolo” Azione – Nicola Lovecchio, il Davide dei sipontini che sconfisse il colosso ENI. Nulla di più bello e commovente il momento in cui si è voluto evidenziare la figura di un nostro benemerito concittadino; Nicola Lovecchio, che ricordiamo con affetto, a giusta ragione, definito il “piccolo Davide”, la punta dell’iceberg che, fino alla fine, ha lottato in completa solitudine, contro tutto e tutti, per dimostrare la vera causa del suo male che poi, lo ha portato alla morte, aprendo la strada a risarcimenti milionari a beneficio dei tanti colleghi che nel frattempo si sono ammalati. Non condividiamo però, il fatto che dopo 45 anni si continui a parlare di eventi che hanno messo in ginocchio una intera comunità e devastato un territorio che meritava altra sorte e che nessuno, ripetiamo nessuno, ha alzato un dito, dalle istituzioni, ai vari partiti, molti dei quali vi hanno sguazzato e, a quanti, si sono girati dall’altra parte comportandosi come le tre scimmiette, senza, peraltro, chiedersi quale sarà il nostro futuro. Possiamo solo dire che ognuno farà i conti con la propria coscienza. Tante le manifestazioni di protesta  che nulla, o quasi, hanno sortito gli effetti sperati, modificato le coscienze di una intera comunità a cambiare registro, di rimettere la barra della nave sulla giusta rotta ed evitare di andare a sbattere sull’iceberg, come, del resto è avvenuto. Dobbiamo dare atto al “Movimento cittadino Donne” che ha portato il problema davanti la Commissione per i Dritti dell’Uomo a Strasburgo che, dopo 10 lunghi anni accertò la violazione dell’art. 8 della Convenzione Europea, riconoscendo alle 40 firmatarie il diritto ad un risarcimento di 10 milioni di vecchie lire, pro-capite, somme che ancora  oggi non si conosce come siano state impiegate. Altri 300mila euro sono stati liquidati quale risarcimento al Comune di Manfredonia costituitosi parte civile nella causa di I° grado “Lovecchio”, che ha mandato assolti i dirigenti dell’ex Enichem perché “il fatto non sussiste”, somma, pare, sia stata impiegata per opere di pubblica utilità. Non condividiamo l’accanimento “terapeutico” nei confronti dei giornalisti. Pur nel rispetto della opinione altrui, non crediamo sia il caso di  fare tutt’erba un fascio. Per dovere di cronaca, diciamo che, chi scrive, attraverso i vari mezzi di comunicazione, da oltre 62 anni racconta Manfredonia a 360°, sforzandosi di sottoporre all’attenzione della pubblica opinione fatti e avvenimenti che hanno caratterizzano, nel bene e nel male, la quotidianità. Non meno interesse ha rivolto all’ambiente, in particolare al problema “Anic, Società Chimica Dauna, Enichem”, divenuto poi il titolo del suo ultimo lavoro editoriale. Quale testimonianza di chi ha vissuto quei momenti e monito per le future generazioni, per non dimenticare, perché ci si renda conto che simili guasti non abbiano più a ripetersi. Ai tragici episodi che in oltre un ventennio di attività si sono verificati nel suo interno, ai morti e alla distruzione di un territorio di cui si è tanto parlato, scritto e artatamente celato, o riportato in modo non rispondente alla realtà.. Ancora per amore della verità, diciamo che fu l’unico a smentire le deliranti e sconsiderate esternazioni di Giorgio Bocca.  Questa sì che è disinformazia. Ora si è giunti al punto di non ritorno. Dopo 25 anni di malgoverno che ha portato la nostra martoriata Manfredonia al commissariamento per mafia, abbandonata da tutti, in particolare dalle Istituzioni, in primis dalla Regione Puglia, vedi l’Ospedale S. Camillo De Lellis, ridotto ad un semplice ambulatorio, è giunto il momento, di svegliarci e dare uno scossone a quanto di più negativo abbiamo accumulato fino ad oggi. Stando così le cose, viene spontaneo rivolgere un accorato appello ai rappresentanti delle oltre 15 liste che scenderanno in campo alle prossime consultazioni amministrative, di fare quadrato, trovare le soluzioni più idonee, al fine di dare risposte concrete, perché la nostra città risorga dalle macerie, non a chiacchiere, ma con i fatti. Nonostante la diversità di pensiero, sarebbe meraviglioso vedere per la prima volta tutte le forze sane della città sedersi intorno ad un tavolo, uniti in un unico afflato e, tutti insieme, lavorare per restituire alla nostra cara Manfredonia la dignità che le spetta di diritto. Non mera utopia, bensì, un grande atto d’amore, di umiltà e di tanto senso civico che, non crediamo, sia  poi così malvagio, ma molto sensato. Questa è la vera forza della democrazia. Ordunque, non lasciamoci sfuggire questa grande occasione. Adesso o…mai più!.

Matteo di Sabato

Redazione M.
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