Giovedì 13 Maggio 2021

Il Piano Regolatore del Porto di Manfredonia: gli strumenti e le opportunità

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Il porto di Manfredonia avrà per la prima volta un Piano Regolatore Portuale. E’ dal 1929 che se ne discute e, finalmente, la convenzione tra l’Autorità Portuale del Mar Adriatico Meridionale, guidata per il secondo mandato dal Prof. Ugo Patroni Griffi, e Sogesid, Società “in house” dei Ministeri della Transizione Ecologica (MiTE) e del Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili (MIMS) segna il passaggio verso la modernità. 350 milioni e 24 mesi di lavoro per definire le opportunità di sviluppo delle aree portuali interconnesse con la città, aprire agli investimenti delle imprese locali e attrarre nuove produzioni, servizi, decoro e soprattutto lavoro sostenibile. È un dato di fatto che dotarsi di un PRP sia indicare un indirizzo certo, trasparente e di ampio spettro che coinvolge tutto il tessuto sociale ed economico. Ed è fondamentale che ci sia partecipazione attiva affinché il Piano interpreti un territorio e lo faccia decollare catalizzando investimenti. Alcuni esempi più lontani come Barcellona e Miami e più vicini Genova, La Spezia e Ancona per esempio, hanno decisamente modificato intere aree generando valore aggiunto. Le finalità del Piano regolatore Portuale sono quelle di analizzare ed indirizzare l’ampio spettro di discipline tecniche, economiche, sociali e ambientali portuali e retroportuali, di collegamento viario e ferroviario, di ordine commerciale, crocieristico, nonché riguardanti la cantieristica e la logistica. Sicuramente i disagi degli operatori sono storia, se non preistoria, e la mancanza di pianificazione ha reso il sistema di Manfredonia ibrido e poco attraente. A questo scenario locale si aggiunga l’eccesso generalizzato di burocrazia, aggravata, spesso, da interpretazioni sipontine e si comprende la portata del danno. Nel 2016 viene approvata la riforma delle autorità portuali, nel 2021 Manfredonia si dota di una convenzione per scrivere il PRP. Manfredonia parla da anni di riorganizzare il proprio Piano regolatore portuale. Risalgono al gennaio del 2009 gli ultimi atti e tentativi portati in Consiglio Comunale di Manfredonia per definire un Piano regolatore del porto commerciale. Progetto che non andò “in porto” e rimase nel cassetto delle cose da fare, forse. Oggi, parte la scrittura che deve tenere conto di tre fattori principali: l’era post Covid, i green ports, le connessioni porto/i città, i servizi internazionali e smart. Infatti, se la finalità di redigere un efficiente Piano regolatore portuale è quella di cercare la massima efficienza funzionale delle zone costiere portuali creando la maggiore integrazione possibile tra porto e città, attraverso la valorizzazione di alcuni affacci sul porto e l’organizzazione dell’urbanistica cittadina, è necessario questa volta anticipare i tempi e usare il penta-porto di Manfredonia come moderno sistema polivalente con l’integrazione dei servizi a valorizzare le infrastrutture per far volare Manfredonia. Ed i fondi ci sono: regionali, ministeriali europei ed anche della Banca Europea degli Investimenti. Unica condizione generare lavoro e produzioni sostenibili ed intelligenti.

di Raffaele di Sabato

Redazione R.
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