Domenica 1 Agosto 2021

Operatori 118 ‘accampati’ al Centro Cesarano, una lettera aperta di una mamma di un utente della struttura

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Nel corso degli ultimi anni sono stati numerosi gli appelli al Direttore Generale Vito Piazzolla che la scrivente ha fatto, anche incontrandolo di persona, per sollecitare il potenziamento sia di attrezzature che di personale del Centro di Riabilitazione Andrea Cesarano di Manfredonia.

Ricordo ai lettori che il Centro Andrea Cesarano è l’unico riferimento pubblico per la riabilitazione di adulti e bambini, per il trattamento di diverse patologie.  Appelli, purtroppo, caduti nel vuoto.

Adesso, come a voler decretare la fine di ogni speranza di sviluppo del Centro, si aggiunge la geniale idea di collocarvi, al secondo piano, gli operatori del 118. Questi ultimi da lungo tempo si arrangiano, letteralmente accampati, in un locale di fortuna e rivendicano, giustamente, una sistemazione decorosa che però non può essere il Centro Cesarano.

Innanzitutto, collocare al secondo piano, di un qualsiasi edificio, degli operatori che, in caso di chiamata, devono intervenire celermente, non è il massimo (tra l’altro, all’esterno dovrebbero percorrere un’ulteriore rampa per raggiungere il parcheggio dove sosterebbe l’ambulanza).

La decisione è stata presa senza prestare nessuna attenzione a quelle che sono le caratteristiche della struttura e alle attività che vi si svolgono, men che meno alle esigenze degli utenti.

La struttura è dotata di un’unica scalinata interna, anche stretta, che viene regolarmente utilizzata dai bambini che frequentano il primo piano, per uscire dalla struttura secondo il percorso individuato anticovid-19, così come non è possibile differenziare gli accessi considerato che sono due: uno utilizzato dai soggetti diversamente abili adulti e uno per i soggetti diversamente abili dell’età evolutiva, questo al fine di far accedere più pazienti, considerato il tempo necessario per espletare tutte le regole di prevenzione anticovid (rilevazione temperatura, detersione mani, compilazione triage).

Il secondo piano inoltre non ha spazi liberi, in quanto le stanze sono già occupate (ufficio della Dirigente, dell’ingegnere informatico e del suo collaboratore, stanza utilizzata dalla psicologa per le valutazioni dell’età evolutiva).

Non spetta alla scrivente suggerire sistemazioni alternative per gli operatori del pronto intervento, ma di certo all’interno dell’area ospedaliera ci sono locali disponibili e più adatti.

Ins. Enrica Amodeo

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Comunicati · News

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