Martedì 28 Settembre 2021

Due ori di speranza: l’atletica leggera negata a Manfredonia

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LE DUE MEDAGLIE d’oro conquistate nelle Olimpiade di Tokio, in discipline, il salto in alto e i 100 metri, nelle quali l’Italia ha sempre incontrato difficoltà, quella dei 100 addirittura la prima in assoluto nella storia dell’atletica italiana, hanno suscitato il giusto entusiasmo della Nazione, da nord a sud. Fervore tanto più prorompente in quanto inatteso. La speranza scaramanticamente tenuta riposta in fondo al cuore.

Un GRANDE e significativo momento di gioia anche a Manfredonia, ma anche l’occasione per qualche riflessione di circostanza sulla condizione locale dell’atletica leggera la parte nobile dello sport. Non occorre fare grandi sforzi di osservazione per concludere che a Manfredonia è un settore praticamente a zero. Tolto il calcio, divenuto ormai strumento politico, e qualche altra disciplina assimilata minore, a Manfredonia, non c’è altro da offrire ai giovani che volessero avvicinarsi a qualche disciplina del vasto carnet dell’atletica leggera come mostrano accuratamente le Olimpiadi attraverso le eccellenti trasmissioni televisive.

«POSSIAMO solo fare del podismo, ma unicamente quello su strada» precisa Giovanni Cotugno, atleta “di strada” blasonato e tecnico di pregio che ha portato numerosi ragazzi manfredoniani anche disabili, alla conquista di prestigiosi successi nazionali e internazionali. «La strada è il solo attrezzo di cui disponiamo» afferma con rammarico. «Non mancherebbero i giovani, maschi e femmine, vogliosi di avvicinarsi a discipline sportive che non sia il calcio, con le qualità per eccellere nell’atletica. Anzi. Ma dove e come potrebbero mettere a frutto le rispettive qualità. Qui manca di tutto: non ci sono impianti dove i giovani possono allenarsi e gareggiare. Quei pochi che si sono avvicinarti all’atletica lo hanno potuto fare andando fuori Manfredonia. E mica da oggi: a Manfredonia non ci sono mai stati impianti per l’atletica».

COME DOTAZIONE impiantistica sportiva c’è solo quella per il calcio: un rettangolo di gioco ricavato da una ex cava in riva al mare, riveduto e corretto che chiamano “stadio”. Un altro campo sportivo a Scaloria giace negletto abbandonato a sé stesso da qualche decennio. Stessa sorte per un palazzetto avviato ma finito distrutto da saccheggi e vandalismi. Soldi pubblici buttati alle ortiche. Le scuole fanno quel poco di ordinario che possono, giusto esercizi di ginnastica nello stanzone-palestra di cui dispongono.

SPARITI il basket e il volley (la società venduta alla chetichella), è rimasto il calcio a 5 che quest’anno è salito in seria A che giocherà grazie ad una deroga all’uso del palazzetto dello sport non omologato per quel livello di campionato. Oltre c’è deserto e buio. Non c’è mai stato interesse per le attività sportive da parte dei pubblici poteri ai vertici della città interessati a ben altre faccende con quali risultati ormai sono ben evidenti.

MAI NEANCHE immaginata una politica dello sport. Una grave carenza che intacca ulteriormente quella cultura civile complessiva che dovrebbe animare una comunità ma che invece è costretta a segnare il passo scivolando sempre più indietro. La inusitata conquista di due Ori olimpionici straordinari è arrivata come una scossa: due Ori di speranza salutati con grande slancio dalle autorità italiane: una esplicita esortazione a tenere nel debito conto lo sport, nelle sue componenti più nobili. Anche a Manfredonia?

Michele Apollonio

 

 

 

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