Martedì 28 Settembre 2021

Step 10 del programma di ‘Manfredonia Nuova’: “Lo sviluppo di Manfredonia nel segno del “capitalismo etico” “

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Quando si parla d’industria e di rilancio industriale di un territorio, è quasi immediato associarvi il concetto di capitalismo basato sul lavoro subordinato per la produzione di beni e servizi, al fine di generare un profitto per pochi, sempre più spesso legati da intrecci relazionali e magari operanti ai margini del lecito.

Così è stato e così continuerà ad essere, se non s’interverrà in maniera forte e decisiva a ripristinare i principi, in apparenza diversissimi, sui quali Adriano Olivetti aveva basato la sua filosofia: la ricerca della bellezza e il conseguimento del profitto; la spinta all’innovazione industriale e il progetto di un modello sociale basato sulla comunità; la strategia dell’internazionalizzazione e la riflessione culturale più moderna.

Manfredonia oggi, ma già da oltre quarant’anni, rappresenta il contrario della filosofia olivettiana, e quanto è stato realizzato, o peggio, lasciato incompiuto, racchiude in sé quanto di più sbagliato si potesse fare. Ed ancora, certi imprenditori che si candidano a dirigere la città, continuano a pensare alla “industrializzazione” fine a se stessa, al consumo di suolo, con la realizzazione di nuovi interventi, ed al raggiungimento del profitto, senza tener conto del contesto complessivo di Manfredonia e del suo hinterland.

Bisognerebbe ricordare agli immemori che oggigiorno non si parla più di industrializzazione, bensì di Industria 4.0 (già pronta a diventare Industria 5.0) ovvero la cosiddetta Quarta Rivoluzione Industriale, un’era di grandi innovazioni in cui le tecnologie generano cambiamenti dirompenti nella società e nell’economia delle imprese, trasformando persino il modo di produrre.

Si parla di fabbriche intelligenti nelle quali si dovranno adoperare nuovi cluster tecnologici, ovvero reti di soggetti pubblici e privati che operano sul territorio nazionale in settori quali la ricerca industriale, la formazione e il trasferimento tecnologico. Essi funzionano da catalizzatori di risorse per rispondere alle esigenze del territorio e del mercato, coordinare e rafforzare il collegamento tra il mondo della ricerca e quello delle imprese, per la digitalizzazione dei processi dell’industria del futuro: automazione, robotizzazione, Internet of Things, Intelligenza Artificiale, Big Data, Realtà Aumentata, Stampa 3D, sistemi di simulazione e tante altre tecnologie abilitanti, in grado cioè di creare fabbriche dotate di una intelligenza di sistema, che permetta di prendere decisioni immediate e basate su dati affidabili, certificati, contestuali, grazie ad un’interazione continua “machine-to-human”. Servono pertanto persone capaci di intraprendere questo nuovo percorso che vedrà considerevoli sostegni economici a livello nazionale ed europeo. Basti pensare che ogni anno vengono distribuiti in Italia più di 3,2 miliardi di euro di contributi ed agevolazioni ad aziende; buona parte dei quali a fondo perduto. Quanti ne sono arrivati a Manfredonia in tutti questi anni?

Noi di Manfredonia Nuova crediamo che sia giunto il tempo di risvegliare le coscienze dal torpore del passato, guardando allo sviluppo della città anche attraverso la pianificazione strategica del comparto industriale, che deve offrire grandissima innovazione e performance, ma soprattutto integrarsi con l’ambiente, nel rispetto della popolazione. Bisogna creare lavoro qualificato, motivato, responsabile, paritario tra donne e uomini, nel rispetto delle norme, ma soprattutto nel rispetto delle persone perché come diceva Olivetti, “la fabbrica è per l’uomo, non l’uomo per la fabbrica”.

Manfredonia Nuova ha un proprio progetto di rilancio che vuole offrire alla cittadinanza nella totale trasparenza, indicando, tra le linee guida, quel “capitalismo etico” necessario a ribaltare quanto finora è stato fatto (e si sta tentando di perpetrare, con liste che puntano solo a ripetere il futuro e nascondere le gravi responsabilità di chi ha governato in passato).

Proprio grazie a Industria 4.0 ed alla necessità di collegarvi il concetto, ormai prioritario, del capitalismo etico, il “profitto a breve termine” viene messo in discussione. I Governi, infatti si cimentano nel costruire adeguate cornici normative, di incentivo e facilitazione, mentre gli imprenditori sono chiamati a preoccuparsi di come il proprio business ricada su società e ambiente. È proprio per questo che a Manfredonia non possiamo cadere nell’errore di una radicalità che acceca e impedisce di vedere i lenti, ma significativi progressi, che abbiamo dinanzi. L’impatto deve essere, in definitiva, la “nuova cultura d’impresa”, a cui l’Amministrazione che verrà dovrà tendere una mano, accompagnandola e mettendola nelle condizioni di poter operare nel rispetto delle nuove visioni mondiali.

La realtà di Manfredonia, oggi, purtroppo, è sotto gli occhi di tutti: nessuna attrattività per imprenditori ed investitori, considerata la mancanza delle necessità primarie per la zona industriale, presenza di inquinamento, mancanza di un piano della logistica e dei trasporti, assoluta incapacità gestionale dei settori tecnici atti alla valutazione di eventuali proposte progettuali, assenza di azioni sinergiche e concertazione tra Enti ed Istituzioni.

Solo se il capitalismo riuscirà a darsi un fondamento etico, tale da rendersi equo e compatibile, e non solo efficiente ed economicamente fiorente, potrà garantire una vita degna. Un capitalismo in cui la dignità e la reciprocità prevalgano sull’aggressività, sulla paura, sul clientelismo e sull’umiliazione, caratteri tipici della nostra ‘società dei rottweiler’.

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