Lunedì 6 Dicembre 2021

Il premio “Paolo Borsellino” al manfredoniano Antonio La Scala

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Per i supporti alla costruzione della cultura della legalità e della solidarietà

IL PRESTIGIOSO Premio nazionale intitolato a Paolo Bosellino, il magistrato amico e collega di Giovanni Falcone, entrambi tetragoni difensori della legalità e inflessibili combattenti della mafia fino a quando non sono stati barbaramente uccisi, è stato conferito al manfredoniano Antonio La Scala, avvocato penalista, presidente dell’Associazione “Gens Nova” dallo stesso La Scala fondata a supporto delle persone fragili che non hanno né modo né mezzi per difendersi dai soprusi e dalle ingiustizie.

L’AMBITO RICONOSCIMENTO Nazionale “Paolo Borsellino” viene assegnato «alle personalità italiane che si sono distinte per impegno, coerenza e coraggio nell’azione sociale e politica, in particolare nella difesa e promozione di valori quali democrazia, legalità e libertà». Questa 25esima edizione si è svolta nell’Auditorium Flaiano di Pescara dinanzi ad una folta platea di personalità civili, militari e religiose.

A DARNE NOTIZIA «con gioia e soddisfazione”, l’associazione culturale e politica “Manfredonia Nuova” ricordando come Antonio La Scala abbia spesso collaborato con “Manfredonia Nuova” nell’impegno sociale e civile a sostegno e sensibilizzazione della legalità e dell’ordine costituito. «Da anni, con tenacia e quotidiano impegno, un mattone alla volta – evidenzia MN riprendendo la motivazione del Premio – contribuisce fattivamente alla costruzione della cultura della legalità e della solidarietà insieme a tutti coloro che non girano la faccia e si impegnano per un Paese migliore, più bello».

L’ULTIMA PRESENZA, in ordine di tempo, di Antonio La Scala a Manfredonia, il mese scorso in occasione di un convegno sulla legalità tenuto all’auditorium “Serricchio”. In quella occasione evidenziò, tra l’altro, e riferendosi allo scioglimento per mafia dell’amministrazione comunale di Manfredonia, come «a far paura è la mafia dell’incensurato che si nasconde dietro un ruolo o incarico amministrativo». Tra i vulnus peggiori ha rimarcato quello riguardante gli appalti «secondo la Guardia di Finanza, un terzo sono irregolari» ha annotato. Ha infine auspicato, accennando alle elezioni comunali, che la popolazione di Manfredonia imprima «un radicale cambiamento rispetto al passato dando fiducia a persone nuove di comprovata capacità».

ANTONIO LA SCALA fa parte di quella larga schiera in crescendo di manfredoniani che si sono affermati lontani da Manfredonia che hanno lasciato giovanissimi. Sono sparsi nelle varie regioni italiane ma li troviamo anche all’estero. Occupano posizioni prestigiose nei vari settori dell’economia, della finanza, delle scienze, delle tecnologie avanzate, della cultura. Se rientrassero almeno in parte, potrebbero ricreare qui, sulle rive del golfo adriatico, una nuova Silicon Valley. Se rientrassero, chissà se sarebbero considerati “stranieri”. Là dove vivono sono perfettamente integrati nel contesto sociale e certamente non sono visti come “stranieri”. Una parola che ovunque ha perso quella parte di significato ostile. È anacronistico in piena epoca in cui l’integrazione razziale ha abbattuto certe barriere del tutto fittizie e valorizzato l’inclusione favorendo così lo sviluppo non solo culturale. Ormai, per tutta una serie di ragioni e situazioni contingenti, non c’è più distinzione tra “indigeni” e “forestieri”. Dappertutto. Quel che conta è il contributo in termini umani e sociali che si offre alla comunità di appartenenza. Un esempio fra i tanti, la schifiltosa Londra: sindaco di quella metropoli inglese è un pakistano musulmano, riconfermato per la seconda volta.

Michele Apollonio

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