Domenica 5 Dicembre 2021

Tommaso Rinaldi: “Manfredonia torni ad essere il faro della nostra provincia”

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Anita, la domestica della “Carica dei 101”, così urlava quando si accorse che i cuccioli di Peggy e Pongo erano stati sottratti dai due manigoldi inviati dalla perfida Crudelia Demon.
Cosa c’entra un cartone animato con Manfredonia?
C’entra, c’entra.
Negli ultimi 18 anni, abbiamo perso ben 257 bambini (più del doppio della carica dei 101); infatti, i giovani di 18 anni nel 2020 ammontavano a 610, i bambini sotto l’anno di età a 353.
Il che significa 257 battesimi in meno; 257 prime comunioni in meno; 13 classi scolastiche sparite; 100 maestre a spasso; 200 professori, tra medie e scuole superiori, volatilizzati; 2 gruppi di carnevale in meno; decine di migliaia di gelati e pizze non consumate ogni anno; migliaia di maglie, pantaloni, mutande, cappotti, giacche non comprate, e poi, e poi, e poi… Praticamente, una parte consistente dell’economia locale evaporata.
Il calo demografico ed il galoppante invecchiamento della popolazione è un problema che interessa tutti i Paesi Sviluppati e, in particolare, l’Italia; ma fino a poco tempo fa, almeno in questo campo, noi meridionali avevamo sempre tenuto una media molto buona.
Poi, con la crisi del 2008 scatenata dai mutui subprime e dal fallimento di Lehman Brother’s, si è verificata una gelata economica a livello mondiale che ha scardinato dalle fondamenta anche la nostra economia; in particolare, la fragilissima economia locale che stava provando a ripartire dopo i disastri della stagione dell’Enichem ma, come si suol dire, “uccisa nella culla” con un Contratto d’Area, ahimè, rivelatosi effimero come gli amori estivi.
E così è ripartita la corsa verso il Norde, come negli anni’60; quel Norde che assomiglia molto a Crudelia, che non si accontenta di essere straricco e che, sottraendo al Sud oltre 60 miliardi di euro di trasferimenti l’anno, contribuisce in modo determinante al dissesto finanziario di piccoli e grandi comuni del Sud e, quindi, a questa nuova diaspora di cui spudoratamente si avvantaggia.
Se a ciò si aggiunge che la nostra città è stata commissariata per due anni e mezzo, il quadro si presenta più fosco del nero usato da Caravaggio nei suoi capolavori. E non ce lo meritiamo.
Non lo meritiamo per la nostra storia.
Non lo meritiamo per le nostre bellezze naturali.
Non lo meritiamo per le bellezze artistiche che sono custodite nel nostro territorio il nostro petrolio.
Non meritiamo di vivere in un paese per anziani, dopo che abbiamo insegnato a tutti cosa significa vivere in allegria e spensieratezza.
Sogno che la mia Manfredonia torni a pullulare di giovani, come avviene a Natale, a Carnevale o in Estate, quando i nostri universitari tornano alla base e al solo osservare i loro volti sorridenti, al solo ascoltare il loro festoso vocìo per il Corso, nell’affollato “Spacco” o sulla “Piazzetta”, al solo guardare i loro corpi proiettati nel futuro il cuore impazzisce di gioia e di speranza.
E allora tiriamoci su le maniche, tutti insieme: Manfredi non costruì questa città perché diventasse un luogo popolato da gente rancorosa, livorosa, masochisticamente pessimista, ma ne voleva fare una delle città più belle del mondo.
Facciamo in modo che la nostra bella Manfredonia torni ad essere il faro della nostra provincia e possa dare quelle possibilità ai nostri figli di restare e sviluppare qui il loro talento.
Abbiamo tantissime frecce nella nostra faretra e, nonostante l’assalto portato avanti dai tanti Proci che hanno devastato la nostra città, sono ancora tutte miracolosamente intatte.
Non sarà facile curvare quel benedetto arco per centrare l’obiettivo, ma tutti insieme con tante idee e tanta voglia di fare possiamo farcela.
Manfredoniani, Sipontini: FORZAAAA!
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