Domenica 5 Dicembre 2021

Tommaso Rinaldi: “Una pessima legge elettorale che fa venir fuori il peggio al ballotaggio”

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Nei giorni scorsi, pur avendo dichiarato più volte, in maniera chiara e indiscutibile, che non avremmo appoggiato nessuno dei due candidati al ballottaggio, per educazione e garbo istituzionale abbiamo incontrato i due contendenti, rapportando i colloqui avuti con loro alla nostra assemblea e, successivamente, ribadito ad entrambi i motivi della nostra decisione di stare fuori dalla contesa.
D’altronde, perché avremmo dovuto accettare un’ipotetica poltrona all’ASE se, poco prima dell’ufficializzazione della candidatura di Prencipe, avevamo rifiutato la candidatura a sindaco da quella stessa coalizione?
E perché avremmo dovuto scegliere l’assessorato che meglio ci rappresentava se non c’erano stati i presupposti di una proficua collaborazione, con l’altra coalizione, prima della presentazione delle liste?
Davvero è cambiato così tanto in questi due mesi?
Forse per la coalizione Prencipe, certamente sì; per noi di Azione, assolutamente no.
Quelle “chiare affinità programmatiche, a partire dalla richiesta di metodi nuovi di democrazia partecipativa e dal bisogno di rigore morale, pulizia, legalità e rinnovamento profondo” (cit. G. Prencipe) a noi erano ben chiare, pur essendo neofiti della politica; tanto da aver chiesto, a gran voce e più volte, alla lista “MOLO 21” di troncare il cordone ombelicale con la casa madre e costruire insieme a noi, e ad altre forze politiche affini, quella coalizione che avrebbe certamente rappresentato il cambiamento e che avrebbe sbaragliato a mani basse le altre forze in campo.
Perciò, caro Gaetano Prencipe, vero è che in quelle trattative non sei mai stato presente, ma quel laconico “si è limitato a comunicare che…”
lo trovo poco attinente ai colloqui avuti in tutti questi mesi; prendere solo l’ultimo pezzo di una comunicazione e darlo in pasto alla comunità, così come sbandierare un’offerta sulla quale non c’è stato nemmeno modo di discutere – data la nostra chiarissima linea politica, dalla quale non ci siamo distaccati nemmeno per un secondo – è il chiaro ed evidente segno che questa legge elettorale, per i comuni superiori ai 15.000 abitanti, è pessima e va cambiata. Non c’era volontà da parte vostra di abbracciare una nuova sfida prima del voto; non è cambiato nulla delle criticità della vostra colazione che potesse ribaltare il nostro responso, dopo l’esito elettorale.
Basterebbe, perciò, adottare la legge elettorale esistente per i comuni più piccoli e, in un solo colpo, si otterrebbero due risultati: stabilità amministrativa (la lista che ottiene un voto in più governa) e sparizione immediata delle improbabili liste civetta (o a strascico) che tanto danno producono e non consentono quell’innalzamento qualitativo necessario per risolvere i tanti nodi delle città italiane (la nostra in modo particolare).
Certo, la legge elettorale non dipende né da Prencipe né da Rotice, ma la coerenza delle scelte e dei comportamenti certamente sì; e, su questo aspetto, io e i miei amici di Azione manteniamo la barra dritta.
Molto dritta e senza tentennamenti.
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