Mercoledì 18 Maggio 2022

C’era una volta l’Ospedale di Manfredonia…

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C’era una volta l’Ospedale di Manfredonia, il San Camillo De Lellis: attrezzato ed efficiente, punto di riferimento dei vicini comuni di Monte Sant’Angelo, Zapponeta, Mattinata e Vieste, affidabile nosocomio per i manfredoniani. Nel 2005 vantava reparti funzionati ed attrezzati: Medicina, Ginecologia-Ostetricia, Ortopedia, Chirurgia, Radiologia, un ottimo pronto soccorso. Medici eccellenti e coscienziosi che con la loro professionalità attiravano utenza dando prestigio all’Ospedale.  Con il piano di rientro del 2010-12, la Regione Puglia pensa di avviare un articolato percorso di risanamento del sistema sanitario, al fine di garantire sia economie strutturali, sia una riqualificazione dell’assistenza sanitaria con forme più appropriate e meno costose, ridimensionando la distribuzione dei posti letto per malattie acute e un potenziamento dell’assistenza sanitaria territoriale volta alla riorganizzazione delle cure primarie, alla rete distrettuale, alle cure domiciliari, alla ridefinizione dei percorsi di cura materno-infantili e della rete dei consultori familiari. L’aggiornato piano operativo regionale del 2013-15 rafforza l’azione, effetto della distrazione e dispersione di spesa pubblica sanitaria fatta negli anni passati. Un piano che si rivelerà catastrofico per Manfredonia. Il feroce confronto in conferenza stampa tra l’ex sindaco Riccardi (PD) e l’allora Assessore alla sanità pugliese, la cerignolana Elena Gentile (PD) nel giugno del 2013 segna una pagina importante per la sanità sipontina, mettendo a nudo l’indirizzo regionale e di campanile dell’assessore volto a svuotare di personale e reparti il San Camillo di Manfredonia. Un ospedale attrezzato è ambito da giovani medici, un ospedale vuoto non stimola le professionalità e allontana l’utenza. L’effetto delle diaspore interne di partito del PD locale e regionale, invece di dare forza e unione d’intenti per lo sviluppo, ha creato solo macerie e disservizi nell’ultimo decennio. Le responsabilità politiche e di molti medici che hanno disatteso il giuramento d’Ippocrate solo per interessi personali, hanno portato a far diventare l’Ospedale di Manfredonia una candela dove la fiamma è accesa, ma pian piano il bicchiere che la copre si sta abbassando nell’indifferenza di tutti…. Nel 2012 chiude la ginecologia per la mancanza della rianimazione e quindi chiude anche la pediatria. Molti reparti dipendono da altri ospedali, si ridisegna la pianta organica ed i ruoli. Alcuni primari di reparto lo sono solo di se stessi, non avendo pazienti ed uno staff. Nel periodo del Covid la politica regionale (locale) respinge il reparto Covid perché fomentati dalla paura di alcuni medici di svolgere il proprio dovere, respingendo così tante risorse economiche a differenza di ciò che ha fatto Cerignola, cogliendo la palla al balzo. La gestione delle vaccinazioni è partita in ospedale e poi trasferita all’Hub della Sacra Famiglia, anche su questo fronte girano tante risorse economiche. Le ambulanze di Manfredonia ormai trasferiscono i pazienti in altri ospedali vicini perché da noi i reparti hanno le luci accese, ma non c’è nessuno. Non c’è fortuna per l’ospedale di Manfredonia, ma più che di fortuna si può parlare di una netta e cronica incapacità da parte dei nostri amministratori politici di alzare la voce pretendendo ciò che ci spetta di diritto: la tutela della salute. Tutto ciò è vergognoso ed inaccettabile. Ora attendiamo che chi governa la città, dopo aver preso atto dello stato di fatiscenza gestionale e strutturale dell’ospedale di Manfredonia, se ancora fosse necessario, attui un piano studiato e condiviso con i vertici politici e di direzione sanitaria, per avere delle risposte chiare, precise, veloci e soprattutto serie. La gente è stanca di proseliti e delle passerelle dei politici nei vuoti e desolati corridoi dell’Ospedale di Manfredonia.

Raffaele di Sabato

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