Giovedì 30 Giugno 2022

A fuoco la Palude Frattarolo

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  L’incendio favorito dalla prolungata siccità che crea gravi danni alle colture agricole

LA PALUDE Frattarolo è andata a fuoco. Alte fiamme sono divampate per decine di ettari di quelle che sono le “Zone umide sipontine”. Detta così può sembrare un paradosso o ancor più un controsenso, ma è la cruda e preoccupante realtà. Le anomale temperature di questo ormai lungo periodo e la conseguente perniciosa siccità, hanno stravolto un habitat lagunare naturale che da tempi immemori era il sicuro riferimento di stormi di volatili stanziali e migratori. Un ambiente andatosi radicalmente trasformando ben diverso da quello caratterizzato da estese valli, che ha favorito quello che appare come un evento contro natura: le fiamme divampate in un’area acquitrinosa protetta antitesi del fuoco. Laddove c’era acqua e valli pescose, da tempo ormai emerge terra arida e desolata.

L’INCENDIO si è avviato, secondo i primi avvistatori del rogo, dalla parte a monte della statale 141 che da Manfredonia va verso Zapponeta, subito dopo il ponte sul Candelaro, e si è sviluppato rapidamente favorito dal vento di Scirocco, e dalla facile esca dei canneti e della macchia mediterranea ormai rinsecchiti per la prolungata mancanza d’acqua. Hanno avuto la peggio anche i pochi alberi di Tamerici e di Salici sparsi qua e là. Le fiamme sono divampate per tutta la notte. Naturalmente difficile poter dire, almeno al momento, se l’origine sia dolosa o spontanea. Il sindaco Rotice in una lettera inviata al presidente della Regione Emiliano, nel chiedere il rafforzamento dei presidi di prevenzione, parla di «fenomeno criminoso». E il comandante “Civilis” Giuseppe Marasco ricorda un analogo episodio occorso nel 2017 nello stesso giorno di inizio d’estate. L’aspetto confortante è che le fiamme non hanno toccato le aree coltivate

I SOCCORSI sono arrivati subito: vigili del fuoco, personale di Arif Puglia, carabinieri forestali, volontari ambientali Civilis, tanti volenterosi. Ma hanno potuto fare ben poco. Efficaci sono risultati i due Canadair impiegati (dei 15 a disposizione della Protezione civile), aerei anfibi bimotori con ala alta per favorire il rifornimento di acqua direttamente dal mare. Notevoli appaiono i danni ad un ambiente di biodiversità di grande interesse. Quelle zone umide costituiscono l’habitat naturale per gli uccelli che vi sostano in ogni stagione dell’anno. Poco più avanti c’è il comprensorio dell’Oasi lago salso e al disotto della statale, è stata realizzata da “life+” la Laguna del re, un percorso sopraelevato sulla laguna ad uso turismo. Il loro punto di forza come habitat naturali e come attrazioni turistiche, è l’acqua che da tempo scarseggia.

A PREOCCUPARSI per una tendenza che pare consolidarsi, gli agricoltori della zona affitti da una perdurante siccità che ha già causato grandi perdite in termini di raccolto di cereali; dell’ortofrutta neanche a parlarne. Ma anche gli allevatori sono in grande apprensione. Alcuni di loro sono stati costretti a vendere decine di capi di bestiame che non potevano più governare. Anch’essi fanno parte della schiera di operatori che sollecitano interventi strutturali per un settore in agonia. Dicono che è una situazione che si poteva prevedere e quindi prevenire approntando in inverno opportune riserve d’acqua. I grandi invasi senza gli opportuni sostegni non sono in grado di far fronte alle richieste d’acqua. Guardano con interesse alle valli del lago salso come l’ultima speranza per evitare il peggio. Ma quell’acqua è interdetta all’uso agricolo.

  Michele Apollonio

 

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