Giovedì 11 Agosto 2022

Da residenza di riposo a casa degli orrori

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L’aspetto confortante che lascia uno spiraglio di luce e di speranza, è che a denunciare i gravi atti vessatori nei confronti di numerosi ospiti (almeno una quindicina) della residenza sanitaria assistita “Stella Maris” di Siponto, siano stati gli stessi colleghi dei quattro operatori socio sanitari denunciati e finiti ai domiciliari con gravi accuse di maltrattamenti fisici e verbali, abusi di ogni genere anche sessuali su persone anziane ultraottantenne alcune con patologie senili. Tutto è partito da una busta recapitata al Commissariato di Polizia di Manfredonia, nella quale c’era una pennetta Usb, di quelle usate per registrare parole e immagini sul computer, nella quale era stato filmato ciò che succedeva tra le mura di quella che avrebbe dovuto essere una tranquilla e ospitale casa di riposo per anziani. Agli agenti che hanno visionato quella pennetta non pareva essere vero: schiaffi, spintoni, violenze di ogni genere inimmaginabili. Tant’è che gli inquirenti ai quali il caso è stato sottoposto, per vederci chiaro e sicuro, hanno disposto, opportunamente nascosti, dei dispositivi tecnici nelle stanze degli orrori per documentare ciò che accadeva. Si è così avuta la conferma di quanto succedeva di orrendo e di più, ai danni di anziani indifesi ricoverati dai familiari, pagando una robusta retta, perché venissero accuditi e assistiti secondo quanto esigono i canoni alla base delle prestazioni delle Rsa. Le indagini condotte dalla Magistratura hanno accertato inequivocabilmente “condotte prevaricatrici ed inutilmente punitive ispirate a mera volontà denigratoria” di quattro Oss che hanno tradito clamorosamente le regole che caratterizzano il loro ruolo e la loro funzione. La Giustizia seguirà il suo corso, ma rimangono i fatti, i misfatti, di una gravità inaudita che non possono non coinvolgere l’intero sistema civile di una città già attraversata da inquietanti ombre. La direzione aziendale ha fatto sapere di essere estranea ai fatti accaduti e denunciati. Rimane il fatto che le urla dei pazienti violentati, come documentato, non potevano e non dovevano rimanere ignorate. Social e giornali hanno riportato foto e spezzoni di quelle atrocità non pervenute alla dirigenza che avrebbe dovuto controllare quanto accadeva in quella struttura. Lo sdegno e la riprovazione sono diffusi e generale. L’arcivescovo padre Franco Moscone nel definire quegli episodi occorsi nella Residenza Stella Maris retta dalla Cooperativa S. Chiara, “inumani comportamenti” ricorda che la persona è sempre e comunque degna di rispetto e di amorevole cura, ancor più se in stato di estrema incapacità fisica e mentale: ribadiamo che non è assolutamente tollerabile simile degenerazione del welfare comunitario in dispregio di ogni deontologia professionale che invece deve essere ancor più attentamente protesa al servizio della persona in stato di fragilità”. Il sindaco Gianni Rotice nell’esprimere lo shock della città, ha affermato che “prendersi cura degli altri, dei più fragili, è molto più che un mero lavoro per portare a casa lo stipendio, è una vera e propria missione di carità umana”. Ha annunciato che il Comune si costituirà parte civile. Numerose le espressioni di sdegno e di condanna di quanto avvenuto nella Rsa di Siponto. L’associazione culturale e politica “Manfredonia Nuova, andando alle radici di tali fenomeni, ha annunciato “una campagna di sensibilizzazione dell’opinione pubblica e dei professionisti della salute avviando da subito, con l’aiuto di esperti, lo screening di potenziali vittime e aggressori, la definizione di programmi intergenerazionali per le scuole e incontri di formazione dei caregivers sulla demenza”. Al tirar delle somme ancora una volta emerge la carente valenza culturale nelle varie e diverse attività sociali.

di Michele Apollonio

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Cronaca · News

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