Giovedì 16 Luglio 2026

Una e trina

0 0

La Madonna di Siponto simbolo della continuità spirituale e culturale dei manfredoniani

 

Se il Quadro della Madonna di Siponto e la statua lignea della stessa Vergine santa, detta Sipontina, hanno una datazione incerta risalente dal V-VI all’VIII secolo, certa è la datazione della terza Madonna di Siponto marmorea, il 2006. Tre rappresentazioni della stessa Madonna che i sipontini e i manfredoniani hanno eletto a materna protettrice della città. Una tradizione che ha radici lontane e che si perpetua anno dopo anno solennizzata con una festa cittadina, la Festa grande per antonomasia.

Maria Santissima di Siponto una e trina nella rappresentazione popolare. Le tre versioni della stessa Madonna, riflettono la lunga devozione e il legame storico e religioso della città di Manfredonia e dei fedeli, con la Madre di Dio come loro Santa Patrona. La storia comparativa delle tre versioni evidenzia le loro distinte origini, i materiali, gli stili e i significati iconografici, ma anche la stessa incrollabile devozione di un popolo rinnovatosi nei secoli.

Il Quadro rappresenta la Vergine Santissima in stile Odigitria, una iconografia artistica medievale che rappresenta la Madonna mentre regge il Bambino Gesù seduto in atto benedicente, mentre Maria indica il figlio simboleggiando la guida, da qui “Colei che conduce”, che indica la via della salvezza e della verità attraverso suo figlio. E’ realizzato con la tecnica della tempera all’uovo, con uno sfondo dorato in stile bizantino. Leggenda vuole che sia stato donato dall’imperatore Zenone al vescovo Lorenzo Maiorano, ma anche che provenga dalla chiesa Santa Maria di Tremiti fondata nel 400 d.C. Nel XX secolo è stato sottoposto più volte a restauri. Subì gravi danni nell’incendio della Cattedrale del 30 agosto 1872; successivamente venne restaurata nel 1927, nel 1864 e nel 2011. Dal 2002 è custodito nell’apposita cappella in Cattedrale: nelle processioni viene esposta una copia.

La Sipontina è una statua scolpita nel legno di carrubo (secondo recenti analisi in noce locale) a grandezza naturale, con grandi occhi, policroma, datata tra il V e il VI secolo, ma anche tra XI e il XII secolo. Rappresenta la Madonna in trono col Balbino Gesù, secondo i canoni bizantini, della Madre che porta il Figlio simbolo della vittoria della vita sulla morte, che benedice con la mano destra. Secondo la tradizione sarebbe la prima icona della Vergine venerata a Siponto portata da nave proveniente da Costantinopoli. La Sipontina ha una storia leggendaria legata all’invasione dei turchi (1620) che, si narra, la portarono via ma che nel mezzo della navigazione impressionati dal vomito sgorgato dalla statua, la gettarono in mare. Fu poi ritrovata sulle rive di Siponto. Altre storie raccontano di un grave episodio avvenuto nella cripta della Basilica di Siponto, ove era collocata, che le hanno fatto spalancare gli occhi per questo è detta la “Madonna dagli occhi sbarrati”. Anche la Sipontina è posta in una apposita cappella a lei dedicata in Cattedrale.

Di evidente creazione moderna è la terza Madonna di Siponto. Realizzata dallo scultore Michele Carafa di Termoli, in marmo bianco di Carrara e rosa Portogallo, stilizzata nella postura che richiama la Sipontina. E’ un dono dell’arcivescovo manfredoniano Domenico D’Ambrosio a ricordo dell’Anno mariano 2006, e si trova nell’episcopio attiguo alla Cattedrale. E’ l’espressione del terzo millennio di una fede millenaria di un simbolo religioso e culturale, un ponte tra tradizione e futuro con una vigorosa carica spirituale.

  Michele Apollonio

 

Articolo presente in:
News

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

 
 
 
WP2Social Auto Publish Powered By : XYZScripts.com