Lunedì 21 Giugno 2021

Le profetiche parole di Vincenzo Padalino

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La mostra Manfredonia: forma e struttura del centro storico, organizzata dal Comune di Manfredonia ed ospitata nel chiostro di Palazzo San Domenico (Palazzo di Città), mi ha fatto riflettere su alcune profetiche quanto attuali parole del saggista – pubblicista foggiano Vincenzo Padalino.

Parole contenute nella monografia “Siponto-Manfredonia” (Foggia, Tipografia economica, 1900).

Scritto risalente, dunque, a ben centotredici anni fa.

Saggio  (attualmente: risorsa digitale presente nel Portale “Internet Culturale”) nella cui introduzione, a proposito del nostro patrimonio storico e artistico-culturale, l’Autore diceva:

 

[…] La nostra Provincia racchiude veri tesori di antichità, i quali – scoverti e portati alla luce – hanno diritto di reclamare a sé l’attenzione di chi in alto siede, perché non restino ignorati dalla presente e dalle generazioni avvenire. Essi sono il nostro retaggio avito, il più sacro deposito che noi abbiamo l’obbligo di custodire o di tramandare a’ posteri con gelosa cura. […]

 

[…] L’apatia dei più, la mancanza d’iniziativa de’ molti, la mancanza e l’abbandono di ogni cosa nostra per parte del Governo – il quale ordinariamente tien conto de’ bisogni e delle aspirazioni di un popolo in proporzione diretta dei voti che i rappresentanti di quel popolo gli danno – han fatto sempre dimenticare questi nostri luoghi. […]

 

E nel paragrafo “Vandalismo”, poi:

 

[…] E delle mura che n’è? Che n’è del fossato? Quod non fecerunt barbari, fecerunt Barberini. I manfredoniani hanno fatto quello che non fecero i turchi. Nelle mura vi erano le Porte di Foggia, di Montesantangelo e del Porto, le quali – non si sa perché – furono fatte diroccare ed abbattere per ordine del Municipio. Così verso il 1864 la via alle Mura restò interrotta. Quest’esempio ebbe – pur troppo – imitatori e quindi le mura furono abbattute agli sbocchi delle vie Ospedale, Campanile, Stella ed altri siti. Alcuni vi addossarono de’ fabbricati, altri acquistarono, dal Demanio dello Stato, i bastioni, o per farne ovili, o mulini, o depositi. […]

 

Circa quindici anni fa inviai al fraterno amico Michelangelo Mercurio, valente pittore originario di Manfredonia e residente a Santa Maria degli Angeli (Assisi) da molti anni,  una copia anastatica di una cartolina d’epoca raffigurante parte delle antiche mura della nostra Città.

Ebbene, sul retro di quella cartolina, oltre ai consueti saluti, scrivevo che quelle mura non sono quasi mai servite, in quanto i veri nemici di questa città sono stati (e, in parte, continuano ad essere) gli stessi manfredoniani.

All’epoca non conoscevo né il Padalino né tanto meno la predetta opera.

E’ impressionante vedere le brutture e gli scempi subìti, negli anni, dal nostro centro storico.

Ecco perché, secondo il mio parere, il cosiddetto “Recupero del Centro Storico” diventa,  oggi più che mai, alquanto difficile (se non pressoché utopistico).

L’interessante e lodevole mostra “Manfredonia: forma e struttura del centro storico”, tuttavia, ha – secondo il mio parere – soprattutto il pregio di ricordare agli ancora “viventi” manfredoniani (me incluso, ovviamente), dei sec. XX e XXI, l’originaria bellezza della nostra città.

Una mostra, dunque, che aiuta a ricordare, a conoscere, a riflettere e – soprattutto – a produrre maggior quantità di bile…

In chi? In chi proprio – nonostante tutto – non vuole rassegnarsi all’incuria, alla “secolare” e notoria apatia di noi manfredoniani, al degrado del centro storico (e non solo) di questa città.

Città la cui prima mappa si ebbe, come risaputo, il 22 aprile 1787.

Periodo in cui, ironia della sorte,  l’acquerellista preferito della regina  Maria Antonietta d’Asburgo-Lorena, ossia Claude Chatelet, realizzava l’opera “View of Manfredonia in Puglia”.

Acquerello che mostra soprattutto l’originaria integrità delle antiche mura e di alcune “Porte” di Manfredonia.

Opera che, come noto, la nostra Amministrazione Comunale ha volontà di acquisire da una importante galleria d’arte londinese.

Riapparirà, allora, il ritratto della “vittima” in casa dell’ “assassino”, pardon… degli “assassini”.

A qualcuno (degli “assassini”) nell’osservare quella pregevole opera, forse, scapperà qualche lacrima.

Non basterà, certamente, a riscattare la storia e la bellezza perdute.

…I manfredoniani hanno fatto quello che non fecero i turchi…

 Francesco Granatiero

Francesco Granatiero

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