Venerdì 23 Febbraio 2024

Tutti i segreti dell’editoria e della tipografia in Capitanata

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Michele Ferri, insegnante di inglese nelle scuole superiori, ha dedicato ben quindici anni di ricerche ad un lavoro che vede finalmente la luce nel corposo volume Editori e tipografi in Capitanata. Annali tipografici. Catalogo e repertorio delle edizioni, edito da Claudio Grenzi, nella collana di testi rari della Provincia di Foggia “Fragmenta”. Nelle sue minuziose e particolareggiate 875 pagine è possibile trovare tutto quello che è stato stampato in Capitanata dal XVII sec. fino al 1950, ma non solo. La ricchissima e organica bibliografia presente nel volume è accompagnata da schede che delineano la storia di tutte le tipografie operanti in Capitanata nell’arco di tempo indagato, anche le più piccole, comune per comune. Le singole voci bibliografiche recano l’indicazione in sigla di tutte le biblioteche, pubbliche e private, in Capitanata, in Italia e all’estero, in cui sono presenti i volumi stampati. Il tutto facilmente reperibile, poiché il libro è corredato da accuratissimi indici dei luoghi di stampa, degli autori, dei titoli stampati e dei periodici. Nella nostra città, per esempio, la prima tipografia risale al 1680, la Stamperia Arcivescovile, voluta dall’arcivescovo Vincenzo Maria Orsini, e il primo volume stampato figura essere la Cronologia de’ vescovi et arcivescovi sipontini di Pompeo Sarnelli. Nel 1802 appare una unica pubblicazione, di una certa Stamperia Campiana, mentre dal 1892 al 1893 si ha notizia di una Tipografia Sipontina che operava nel Castello, e precisamente nei locali sotto la salita della rampa (dove oggi c’è la biglietteria del museo). Più longeva e prolifica la Tipografia di Ortensio Bilancia, attiva dal 1924 al 1950, che cominciò la sua attività in un locale a pianterreno dell’ex Monastero di Santa Chiara, tra via Arcivescovado e Via Tribuna (l’attuale sala Valentino Vailati). Attiva dal 1937 al 1946, invece, la Tipografia Sipontina di Emiddio Armillotta e Antonio Marino. Sciolta la società, Antonio Marino si trasferì a Monte Sant’Angelo, ed Emiddio Armillotta rimase a Manfredonia, affiancato dal nipote Michele, che dal 1952 divenne suo socio. La società si sciolse nel 1959, e la tipografia rimase a Michele, che la trasferì in Corso Manfredi, dove ancora oggi i suoi eredi portano avanti la stessa attività. “I documenti a mia disposizione erano tanti di più di quelli che ho pubblicato; per ovvie ragioni ho dovuto fare una scelta – ci ha detto Michele Ferri. – Mi ripropongo, al più presto di raccoglierli in una ‘Storia della tipografia in Capitanata’ ”. Strumento d’indagine indispensabile, questo bellissimo volume, per tutti gli appassionati bibliofili e di storia patria, perché attraverso i documenti librari e la loro evoluzione è possibile seguire gli sviluppi dei movimenti letterari, il corso delle vicende politiche, e tutto uno spaccato di vita culturale della Capitanata lungo ben tre secoli.

Mariantonietta Di Sabato

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