Domenica 5 Dicembre 2021

Il ricordo di don Domenico Labellarte da parte dell’Arcivescovo Moscone

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In ricordo di don Domenico Labellarte
Don Domenico Labellarte è stato un sacerdote follemente innamorato di Cristo incontrato nella figura di S. Pio da Pietrelcina. Ha deciso di vivere alla sua ombra sul nostro Gargano, a S.
Giovanni Rotondo, dove ha svolto gran parte del suo ministero sacerdotale: ha camminato con gli ultimi e gli indifesi e coniugato alla perfezione sobrietà di vita e predicazione, per annunciare al
mondo la “buona notiziaattraverso la vita rinnovata e trasformata. Sull’esempio di tanti  testimoni di Gesù, tra tutti gli insuperabili modelli Francesco d’Assisi e P. Pio, ha fatto nascere ben
quattro Istituti di vita Secolare e di consacrazione Religiosa: attraverso di lui hanno preso origine, ma sono opera dello Spirito Santo, perché nessun Fondatore è padrone del carisma ricevuto. Non
si tradiscono i Fondatori solo se si capiscono e seguono sapendo che l’Opera da loro iniziata è dello Spirito ed apertura continua allo Spirito: è questa apertura e disponibilità creativa permette al carisma di durare nel tempo e varcare i confini delle culture.
Don Domenico è stato uomo e prete del popolo di Dio, quel popolo santo che incrociava nelle strade e nei vicoli di Valenzano e di S. Giovanni Rotondo: ad ogni persona si rivolgeva con rispetto e fiducia regalando il balsamo inconfondibile del sorriso di Dio. Amava come pochi la terra garganica e i suoi giovani che ha formato e seguito nella crescita umana e cristiana con l’esempio  di vita.
Mi permetto di segnalare che sono tre le caratteristiche di don Domenico Labellarte che colpivano chi aveva occasione di entrare in contatto con lui: la saggezza, la cultura e l’accoglienza.
Queste, insieme ai suoi tre cibi – preghiera, lavoro pastorale, fraternità caritativa – hanno abbeverato di misericordia e di missione tanti uomini e donne assetati di Cristo con una vita
costruita e vissuta per il bene della Chiesa e dell’umanità. Oggi, alla nostra tristezza, che c’è e pare non voglia andarsene, rispondi caro don  Domenico, con il solito tono pacato di chi la sa lunga, che proprio adesso è l’ora di librarci in volo,  con un’ala di riserva. So che il tuo sorriso e la tua benedizione ci sono vicini: cercheremo di onorarli ogni giorno che passa lungo le strade in cui il Vangelo ci manda. Sappiamo con certezza che Cristo è la Resurrezione e la Vitae che la nostra vita è unita indissolubilmente a Lui. Cristo risorto è principio e sorgente della nostra risurrezione futura:
«Cristo è risuscitato dai morti, primizia di coloro che sono morti […]; e come tutti muoiono in Adamo, così tutti riceveranno la vita in Cristo» (1 Cor 15,20-22). Nell’attesa di questo compimento,
Cristo risuscitato vive nel cuore dei suoi fedeli e in Lui i cristiani gustano «le meraviglie del mondo  futuro » (Eb 6,5) e la loro vita è trasportata da Cristo nel seno del Padre: «Egli è morto per tutti,
perché quelli che vivono non vivano più per se stessi, ma per colui che è morto e risuscitato per loro » (2 Cor 5,15 e cf. Catechismo Chiesa Cattolica n. 655).
Allora, pur nella tristezza, che c’è e pare non voglia andarsene, volgiamo sicuri lo sguardo al Risorto, unica nostra speranza.
+ p. Franco Moscone crs
arcivescovo
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