Giovedì 16 Luglio 2026

Regione Puglia: INIZIA LA GRANDE CORSA 

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Archiviato il tema del terzo mandato e approvato in via definitiva il decreto-legge salva-consiglieri, che eviterà alla Puglia il taglio da 50 a 40 seggi alle prossime regionali, parte la grande corsa per il dopo Emiliano. Vorrei sbagliare ma ho la sensazione che la partita si presenti tutt’altro che semplice, piena di insidie ai blocchi di partenza, intrisa com’è in entrambi gli schieramenti di incognite. Insomma, una roba parecchio importante quella che andrà in gioco perché nel conto andrà messo il risvolto del peso politico del voto nelle sei regioni chiamate alle urne, dalla Campania alle Marche, dalla Puglia alla Toscana, dalla Valle D’Aosta al Veneto senza trascurare poi i 16 capoluoghi di provincia, da Agrigento a Venezia. È noto che il centrodestra è in affanno. Lo conferma non solo il recente test ligure ma anche il fatto che nelle regioni chiamate a rinnovare i consigli tre sono guidate dal Pd, una da Fratelli d’Italia, una dalla Lega e una dall’Union Valdôtaine. Direi una salita molto ripida per Giorgia Meloni e compagni. Ma guardiamo meglio la Puglia. Qui il centrodestra pare adagiato in una posizione stand by, una scelta tattica. I numeri vorrebbero per favorito il centrosinistra. Non sono in pochi nel campo avverso a considerare la corsa pugliese persa in partenza. Ma, attenzione, non è poi detto che le cose restino proprio così come sembrano perché nel centrosinistra sono venute fuori molte gatte da pelare. L’inchiesta giudiziaria che vede coinvolto Delli Noci e le forti tensioni implose nelle ultime sedute consiliari della Regione Puglia, arginate dal lavoro acuto ed intelligente del capogruppo del Pd, Paolo Campo, hanno creato un qualcosa che è molto di più di un passeggero malessere della maggioranza. Poi c’è un tema. La questione è ormai nota ed è tutta avvitata intorno al nome di Antonio Decaro, recordman di preferenze con un bottino, pensate, di 500.921 voti. Lui carezza da tempo l’idea di tornare nella sua Bari per guidare la Puglia, un percorso che incontrerebbe qualche intralcio, argomento che tutti sanno ma di cui nessuno ama parlare proprio nel Pd che potrebbe vedere di nuovo in pista ricandidati Michele Emiliano e Niki Vendola, ponendo così oggettivi problemi di tipo generazionale, strategico e politico. Decaro, è noto, incarna una nuova leadership nel centrosinistra pugliese e il ritorno di figure “ingombranti” potrebbe ostacolare quel ricambio di personale politico che si rende necessario per non strozzare l’esigenza di rinnovamento. Determinare nell’Assemblea una sorta di “effetto nostalgia” andrebbe quanto meno a frenare la costruzione di una proposta più moderna. È una questione di equilibri interni perché sia Emiliano sia Vendola hanno stili e poteri consolidati che finirebbero per dominare la scena politica limitando il margine d’azione del nuovo leader.Insomma, non si tratterebbe di fatti o problemi personali quanto di mere ragioni di opportunità in relazione a strategie, spazi politici e costruzione del futuro centrosinistra pugliese dove Antonio Decaro preferirebbe non trovarsi ad essere,  ob torto collo, un protagonista con troppi “padri ingombranti”.Sullo sfondo di questa sottile vicenda si inserisce la strategia di attesa dell’ex premier Giuseppe Conte che da tempo ha marcato una presa di distanza dal Governo Emiliano. La sua ricetta politica parla chiaro: rinnovamento, discontinuità, etica pubblica, niente carrierismo, no al clientelismo, no al trasformismo. Ho maturato l’idea che il professore voglia capire sino a che punto l’alleanza è ancora percorribile in lungo e in largo posto che in Campania, altra regione chiamata al voto, già scalda i motori Roberto Fico, personaggio di assoluto prestigio. Il Movimento 5 Stelle ha radici solide in queste regioni dove l’autorevolezza del Governo Conte ha lasciato il segno. Basti pensare al CIS (Contratto Istituzionale di Sviluppo) finanziato con 280 milioni che potrebbe avere un effetto moltiplicatore sino a 568 milioni di euro, non un progetto etero imposto ma costruito sulla conoscenza del territorio ed elaborato dai comuni con il coinvolgimento del CNR e con 40 progetti già realizzabili. Credo in definitiva che tocchi al Pd valutare attentamente ed insieme affetti e convenienze perché se il Movimento 5 Stelle dovesse decidere di correre da solo la disputa elettorale pugliese assumerebbe prospettive diverse sia per le ambizioni del partito di Elly Schlein e della coalizione, sia per il centrodestra che non aspetta altro che un passo falso degli avversari per lanciare in pista non più un capro espiatorio ma un candidato speranzoso di poter riaprire una partita persa. Il Presidente Conte ha dunque ben chiaro il quadro d’insieme che di certo non sfugge ad Antonio Decaro sino ad oggi in socratico silenzio perché, questo il punto, solo se il patto sarà chiaro anche l’amicizia risulterà lunga e duratura e darà buoni frutti. Sotto questo profilo lo stato maggiore del professore persegue una strategia tutta politica che guarda avanti senza pensare a ragioni di bottega ma solo a questioni programmatiche e di metodo. Una linea molto netta, presidiata da Leonardo Donno, Paola Taverna e Mario Furore. Provare per credere.

di Micky dè Finis

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News · Venti ed Eventi

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