Giovedì 16 Luglio 2026

UNA VALANGA DI VOTI  PER DECARO 

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È andata come si sapeva. Sondaggi a parte, il largo vantaggio di Antonio Decaro su Luigi Lobuono si sentiva nell’aria. E nonostante la scarsa partecipazione degli elettori che merita un capitolo a parte, i fatti hanno dimostrato che quest’uomo, già sindaco di Bari ed eurodeputato, era il candidato più forte che la Puglia poteva esprimere. Una valanga di voti per lui e per il campo largo che raggiunge un record storico e che sbaraglia il centrodestra guidato da Luigi Lobuono. Un trionfo che segna un risultato che supera anche le previsioni più ottimistiche prevalendo sugli avversari ovunque, in ogni angolo della Puglia portandosi a casa 29 seggi. Una sconfitta davvero cocente, solo in parte mascherata da una legge elettorale iniqua quanto assurda. Anche dalla vicina Campania arriva una mazzata nei denti per il centrodestra dove il viceministro Edmondo Cirielli, scelto direttamente dalla premier, viene steso dal pentastellato Roberto Fico, schierato da Giuseppe Conte. Giorgia Meloni e company hanno poche attenuanti. La scelta di Lobuono arriva troppo tardi ed è parsa subito inadeguata, inespressiva e non competitiva. È stato come schierare un Carneade per correre una partita persa in partenza. Anche le pietre sapevano. E tuttavia le squadre della premiata ditta che guida oggi l’Italia    potranno consolarsi con 21 seggi assicurati da una legge scritta al limite della follia, concepita dai soloni della politica nostrana per tutelare le minoranze. Il mio pensiero è diverso. La verità è che quella legge, la n.2 del 9 febbraio del 2005, che vorrebbero far passare come ipergarantista, è un colpo al cuore per la buona politica e ferisce le regole democratiche del consenso, sbeffeggiando gli elettori perché non si può sottovalutare che regge su un sistema proporzionale misto inconcepibile, che di fatto manda in consiglio persone con un pugno di voti lasciando a casa, come è avvenuto anche ora, chi ne incassa a migliaia nelle urne. Anche questo è un altro capitolo amaro di una democrazia malata che allontana progressivamente gli elettori dall’esercizio di un diritto dovere che dovrebbe essere sacro e che invece tutti, destra e sinistra, hanno fatto a gara per ridurlo ad un gioco d’azzardo. In Puglia il Pd è il primo partito della regione con una percentuale del 26%, un 10% in più rispetto alla precedente legislatura, seguito nell’ordine dalle due civiche di Decaro Presidente (12,6%) e Per la Puglia (8,7%) e dal Movimento 5 Stelle (7,22 %). Il ritorno in scena dell’ex governatore Nichi Vendola è deludente. Risultato: il partito di Bonelli e Fratoianni non ci sarà in Consiglio lasciando nell’oblio un personaggio di primo piano della politica pugliese, il primo che ha cambiato il volto della Puglia. Ma in quell’aula si sentirà anche la mancanza di un altro leader, Paolo Campo, protagonista autentico ed indiscusso di quel riformismo di matrice progressista di cui si vanno perdendo le tracce. Nel centrodestra Fratelli d’Italia si conferma prima della classe (18,5%), seguita da Forza Italia che sfiora un risultato a due cifre e dalla Lega. Di Noi Moderati solo piccoli accenni senza alcun rilievo. Nel complesso la maggioranza di Decaro elegge 29 consiglieri, di cui 14 seggi che andranno al Pd. Molti i volti nuovi, solo 10 i consiglieri uscenti che strappano la riconferma. L’opposizione totalizza 20 seggi più il seggio aggiuntivo attribuito al candidato presidente sconfitto, per un totale di 21. In Capitanata la lista Pd elegge Raffaele Piemontese (30.273) e Rossella Falcone (10.615). Dalle civiche di Decaro entrano Grazia Maria Starace (7.738) e Giulio Scapato (3.929). Il Movimento 5 Stelle conferma Rosa Barone (4.317). Più che sorprendente il risultato di Antonio Tutolo che vince il duello con Rosario Cusmai con 10.240 voti. Nell’opposizione, Fratelli d’Italia promuove l’ex sindaco di Candela, Nicola Gatta (10.273) e Giannicola De Leonardis (7.884), mentre Forza Italia conferma Paolo Dell’Erba (5.510) e nella Lega di Salvini prevale Napoleone Cera (4.885). Quella di Foggia è la provincia più rappresentata nella nuova assemblea regionale con ben 10 consiglieri, il 20% dell’Assemblea. C’è da augurarsi ora che facciano squadra a prescindere dal colore indossato. Questo vorrebbe una maturità politica perché la Capitanata è indietro rispetto al resto della regione. Lo dicono i dati e lo ha ripetuto anche Antonio Decaro. Ma adesso tocca a lui. Comporre il governo, dare risposte, ascoltare tutti i territori con i quali ha stretto un patto. Basta parole. Urge la musica che è la letteratura del cuore: comincia dove finisce il discorso.

di Micky dè Finis

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