Gli italiani sono chiamati alle urne il 22 e 23 marzo per esprimersi sul Referendum confermativo sulla riforma della Giustizia Nordio che prevede di cambiare ben 7 articoli del Titolo IV della Costituzione.
Il testo dell’attuale riforma consta di appena 1 pagina e mezza, tutto qua! scaricabile dal sito istituzionale del Ministero della giustizia. Esso stravolge completamente l’autonomia della Magistratura asservend
ola al potere esecutivo (come accadde nel periodo fascista). Il governo non esplicita perfettamente come avverrà l’attuazione della riforma, rimandandola a successive disposizioni di legge che richiederanno SOLO una maggioranza RELATIVA del Parlamento. Ecco fatto il Miracolo! La riforma non efficienterà il sistema della Giustizia perché NON rafforzerà il personale nei tribunali, NON ridurrà i tempi nei processi a causa anche del mal funzionamento di procedure telematiche obsolete che creano blocchi operativi. La riforma invece stabilisce la separazione delle carriere dei magistrati requirenti (PM) e giudicanti.
Nulla di nuovo lo stabilisce la Costituzione dal 1948. Attualmente qualora volessero cambiare ruolo lo potranno fare per una sola volta nella carriera lavorativa e nei primi 10 anni di servizio. La riforma vorrebbe dividere in due i CSM Consiglio Superiore della Magistratura per poi con l’Alta Corte disciplinare unirli, decidendo su ammonizioni, censura, rimozione ecc sia nel primo che secondo grado di giudizio, per entrambi i magistrati requirenti e giudicanti.
Chi garantirà l’imparzialità del giudizio dell’Alta Corte disciplinare nominata sempre dalla politica? Comprendiamo che qualcosa non torna in questa pseudo riforma in apparenza pasticciata e scarna che maschera il vero obiettivo: Colpire l’autonomia della Magistratura attraverso l’ingerenza del potere esecutivo del Governo, stanco delle sentenze che rilevano l’incapacità amministrativa di colei che vuole accentrare con il Presidenzialismo i tre poteri costituzionalmente indipendenti. Durante l’incontro del 10 marzo scorso tenutosi a Manfredonia presso il palazzo dei Celestini, il prof Montanari, rettore dell’Università di Siena, in collegamento video-conference, ha affermato che il dispotismo prima attacca la Magistratura poi l’Università. Lo constatiamo in USA, Turchia, Russia e in Italia con il Decreto Sicurezza entrato in vigore lo scorso mese che punisce con il fermo chi manifesta pacificamente il proprio dissenso.
Un’altra questione è quella delle “correnti”, ben esplicitata durante la conferenza dalla dott.ssa Martina Carbonelli, Magistrato coordinatore della Prima sezione civile del Tribunale di Foggia. Le correnti sono quelle presenti nel ANM, sindacato nazionale dei Magistrati, ristabilitosi dopo la caduta del fascismo, che rappresentano la pluralità delle idee dei magistrati. Esse sono presenti in tutti gli organismi professionali: medici, commercialisti, metalmeccanici, docenti ecc.
Eliminarla vuol dire privare la Magistratura del proprio animo garante della democrazia. Il mal costume (il Palamara di turno) va punito colpendo chi lo causa e non la totalità pulita della Magistratura. Il governo Meloni sta usando la questione delle correnti come capro espiatorio di tutti i mali per giustificare la “bontà del sorteggio” pensato per nominare i 2/3 dei membri togati del CSM dalla platea di circa 10.000 magistrati e 1/3 di quelli laici sorteggiati da una pseudo lista predisposta dal Parlamento.
Comprendiamo bene che accentrare nelle mani di quei sorteggiati (voluti dalla maggioranza del Parlamento) il potere di influire pesantemente sulle sorti di quel “Magistrato” (non asservito al potere politico) pregiudicherà la garanzia dei diritti dei cittadini. Basti pensare alle mancanze dell’attuale governo che attacca pesantemente la Magistratura sulle svariate questioni (immigrazione, economia e finanza vedi il caso ex ILVA, ponte sullo stretto di Messina ecc). Auspichiamo in un voto consapevole del lettore/cittadino per tutelare la Costituzione italiana tanto apprezzata dagli altri Stati europei. Quindi votiamo NO alla Riforma sulla Giustizia.
Grazia Amoruso
