Lunedì 23 Maggio 2022

Quale futuro per il porto di Manfredonia?

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Quale sarà il futuro del porto di Manfredonia? Un interrogativo dalle molte incognite rese ancor più inquietanti alla luce del progetto di riforma della governance dei porti italiani predisposto dal ministro delle infrastrutture e dei trasporti Lupi. La bozza posta all’esame di Camera e Senato, configura una vera rivoluzione del settore nell’intento dichiarato di adeguare le strutture portuali alle reali esigenze gestionali e commerciali così come si sono andate delineando in questi ultimi anni in funzione anche europea. Si vuole imprimere uno scatto di funzionalità e dunque di qualità in nome di quella indispensabile competitività sempre più incalzante. Una esigenza non più procrastinabile.

Punto base è la riduzione delle attuali 24 Autorità portuali per riorganizzarle, opportunamente trasformate, in quella che sarà la nuova struttura portuale, vale a dire i distretti logistici di interesse strategicio. Ne sono stati individuati otto distribuiti equamente tre per il versante Tirreno e tre per quello Adriatico-Ionio ed uno ciascuno per Sicilia e Sardegna. Ogni Distretto sarà governato da una “Autorità portuale e logistica”.

Il porto di Manfredonia è inserito nel distretto del Basso Adriatico-Ionio assieme a Bari, Brindisi e Taranto. Un coccio fra vasi di acciaio. La situazione in cui versa il porto di Manfredonia paurosamente deficitaria, lo rende estremamente svantaggiato rispetto agli altre tre porti pugliesi che sono andati progredendo nella capacità operativa specializzandosi nei vari settori del traffici marittimi e trovandosi ora nelle migliori condizioni per far tesoro della nuova organizzazione portuale. La domanda è: nel momento in cui si dovrà organizzare l’Autorità portuale e logistica del nascente Distretto quale sarà la valutazione del porto di Manfredonia?

I numeri (non impressioni opinabili) che espone questo scalo marittimo sono disastrosi. A cominciare dai traffici: quelli dell’anno appena trascorso hanno fatto segnare un altro record negativo: 686.942 mila tonnellate le merci movimentate da 88 navi (7 al mese) del traffico internazionale (ripartono vuote) e da 220 navi del cabotaggio per il solo trasposto di acqua per le Tremiti e ghiaia. Il porto non ha un servizio rimorchiatori; le maestranze portuali ridotte all’osso, appena una ventina che vanno avanti con la cassa integrazione. Per non parlare dello stato di efficienza del “porto industriale”.

Si era sperato che la istituzione dell’Autorità portuale potesse dare quel necessario, doveroso e possibile slancio ad un porto che pure è stato in grado di movimentare diversi milioni di tonnellate di merci annue, ma nonostante fosse stata dotata di ben due commissari, la situazione invece di migliorare è peggiorata. Il porto di Manfredonia è assurto agli onori delle cronache nazionali per lo splendido paradosso della sua Autorità portuale.

Gli interrogativi che da anni si vanno ponendo sulle sorti di questo scalo marittimo che ha delle prerogative tecniche non riscontrabili in altri porti (alti fondali, vasta area retro portuale, ferrovia e strade indipendenti), si ripropongono con fondate preoccupazioni nella prospettiva a quanto pare ormai prossima, dell’attuazione della riforma dei porti e della loro governance.

Quella della istituzione dell’Autorità portuale ben otto anni fa, se è stata iniziativa lungimirante nella sua concezione, si è rivelata, per la funzionalità del porto e dunque per l’economia del territorio, un fallimento madornale. Alla luce dei criteri fondanti la nuova riforma portuale, probabilmente sarebbe stato più conveniente per Manfredonia se si fosse seguito il progetto dell’Autorità portuale del Levante. Probabilmente si ritroverebbe già inserito nel contesto che ora si vuole realizzare. Un malinteso senso della politica, ha creato la situazione con la quale oggi bisogna fare i conti.

Michele Apollonio

I DISTRETTI PORTUALI - MANFREDONIANEWS.IT

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