Martedì 6 Dicembre 2022

Quale futuro per il porto di Manfredonia?

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Quale sarà il futuro del porto di Manfredonia? Un interrogativo dalle molte incognite rese ancor più inquietanti alla luce del progetto di riforma della governance dei porti italiani predisposto dal ministro delle infrastrutture e dei trasporti Lupi. La bozza posta all’esame di Camera e Senato, configura una vera rivoluzione del settore nell’intento dichiarato di adeguare le strutture portuali alle reali esigenze gestionali e commerciali così come si sono andate delineando in questi ultimi anni in funzione anche europea. Si vuole imprimere uno scatto di funzionalità e dunque di qualità in nome di quella indispensabile competitività sempre più incalzante. Una esigenza non più procrastinabile.

Punto base è la riduzione delle attuali 24 Autorità portuali per riorganizzarle, opportunamente trasformate, in quella che sarà la nuova struttura portuale, vale a dire i distretti logistici di interesse strategicio. Ne sono stati individuati otto distribuiti equamente tre per il versante Tirreno e tre per quello Adriatico-Ionio ed uno ciascuno per Sicilia e Sardegna. Ogni Distretto sarà governato da una “Autorità portuale e logistica”.

Il porto di Manfredonia è inserito nel distretto del Basso Adriatico-Ionio assieme a Bari, Brindisi e Taranto. Un coccio fra vasi di acciaio. La situazione in cui versa il porto di Manfredonia paurosamente deficitaria, lo rende estremamente svantaggiato rispetto agli altre tre porti pugliesi che sono andati progredendo nella capacità operativa specializzandosi nei vari settori del traffici marittimi e trovandosi ora nelle migliori condizioni per far tesoro della nuova organizzazione portuale. La domanda è: nel momento in cui si dovrà organizzare l’Autorità portuale e logistica del nascente Distretto quale sarà la valutazione del porto di Manfredonia?

I numeri (non impressioni opinabili) che espone questo scalo marittimo sono disastrosi. A cominciare dai traffici: quelli dell’anno appena trascorso hanno fatto segnare un altro record negativo: 686.942 mila tonnellate le merci movimentate da 88 navi (7 al mese) del traffico internazionale (ripartono vuote) e da 220 navi del cabotaggio per il solo trasposto di acqua per le Tremiti e ghiaia. Il porto non ha un servizio rimorchiatori; le maestranze portuali ridotte all’osso, appena una ventina che vanno avanti con la cassa integrazione. Per non parlare dello stato di efficienza del “porto industriale”.

Si era sperato che la istituzione dell’Autorità portuale potesse dare quel necessario, doveroso e possibile slancio ad un porto che pure è stato in grado di movimentare diversi milioni di tonnellate di merci annue, ma nonostante fosse stata dotata di ben due commissari, la situazione invece di migliorare è peggiorata. Il porto di Manfredonia è assurto agli onori delle cronache nazionali per lo splendido paradosso della sua Autorità portuale.

Gli interrogativi che da anni si vanno ponendo sulle sorti di questo scalo marittimo che ha delle prerogative tecniche non riscontrabili in altri porti (alti fondali, vasta area retro portuale, ferrovia e strade indipendenti), si ripropongono con fondate preoccupazioni nella prospettiva a quanto pare ormai prossima, dell’attuazione della riforma dei porti e della loro governance.

Quella della istituzione dell’Autorità portuale ben otto anni fa, se è stata iniziativa lungimirante nella sua concezione, si è rivelata, per la funzionalità del porto e dunque per l’economia del territorio, un fallimento madornale. Alla luce dei criteri fondanti la nuova riforma portuale, probabilmente sarebbe stato più conveniente per Manfredonia se si fosse seguito il progetto dell’Autorità portuale del Levante. Probabilmente si ritroverebbe già inserito nel contesto che ora si vuole realizzare. Un malinteso senso della politica, ha creato la situazione con la quale oggi bisogna fare i conti.

Michele Apollonio

I DISTRETTI PORTUALI - MANFREDONIANEWS.IT

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Commenti

  • Scusate ma al posto di criticare vediamo insieme il da farsi.
    Punto numero 1 mandare a casa i 2 commissari perché hanno fallito.
    Punto n. 2 vediamo di chi è sto porto perché c’è in atto un conflitto di competenza di territorio ed istituzioni che va definito.
    Punto 3 i soldi per i lavori di consolidamento a che punto sono?
    Punto n. 4 smettiamola di litigare destra e sinistra così si rischia di fare la fine dell’ospedale civile che rimarrà solo un pronto soccorso attrezzato.
    Punto 5 i nastri trasportatori possono funzionare?
    Punto n. 5 La ferrovia costruita che va da località Frattarolo al porto industriale di chi è la proprietà e la linea ferroviaria è stata mai collaudata è può funzionare?
    Allora mi chiedo dove sta la classe politica e mi riferisco soprattutto ai consiglieri comunali iniziamo ad amare e risolvere i problemi della città altrimenti la soluzione migliore e prendere atto che il vostro progetto politico nell’interessa della comunità ha fallito.

    logico 2013 21/01/2014 8:55 Rispondi
  • Basta spendere soldi per questo porto disastrato, non sarebbe ora di abbattere?
    Se il paziente è morto é inutile continuare a fargli la respirazione bocca a bocca

    Anonimo 20/01/2014 15:52 Rispondi
  • Purtroppo saremo cancellati vista l’incapacita’ programmatica dei nostri locali amministratori e l’incapacita’ cronica dei politici locali a lavorare per il benessere del territorio. Quanto mi piacerebbe sapere, per esempio dai signori Bordo e Leone (per la par condicio, entrambi gli schieramenti che hano in questi hanno “governato” l’Italia) cosa hanno fatto di CONCRETO PER LO SVILUPPO DURATURO DI MANFREDONIA. Mi piacerebbe sinceramente dire fesserie, ma purtroppo la verita’ amara e’ che hanno sempre e solo lavorato per assicurare lo SVILUPPO DURATURO DEI PROPRI INTERESSI.

    Doniano 20/01/2014 14:05 Rispondi

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