Martedì 27 Ottobre 2020

Il Fallimento del MERCATO ITTICO

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eccessivi sprechi, aste viziate, dubbie assunzioni e un uso improprio dei locali

La pesca è stato da sempre un settore molto importante per l’economia della nostra città. Ha caratterizzato le nostre origini. L’abbondanza di seppie nel nostro golfo diede origine al nome di Siponto. Nel 1935 si pensò di organizzare la pesca, ma soprattutto la sua vendita ai commercianti dell’hinterland cittadino. All’epoca le barche lambivano quasi l’ingresso del primo Mercato Ittico posto sul lungomare. La categoria dei pescatori, negli ultimi decenni, è stato il settore di persone più benestante della città, il pesce rendeva poiché c’era abbondanza ma soprattutto le frontiere europee e internazionali non erano aperte tanto quanto oggi, che è possibile trovare il pesce proveniente da ovunque, producendo una pesante concorrenza al settore. Oggi il mare è più povero di pesce e il sistema finanziario-tributario diventa sempre più pesante anche per questa categoria, nonostante sia spesso protetta e tutelata oltremodo. Il favorevole momento economico dell’economia legata alla pesca, all’inizio del secondo millennio, diede lo slancio ai nostri amministratori, per fare il salto di qualità: lasciare il vecchio e caratteristico Mercato Ittico, spesso frequentato anche da turisti, per abitare una nuova e modernissima struttura mercatale di 12.000 m2 costata alle casse della città oltre 6 milioni di euro. La necessità era anche quella di regolamentare fiscalmente il pescato che spesso veniva venduto sulla banchina senza nessuna traccia di documentazione fiscale. Per la ristrutturazione del “vecchio” mercato, furono spesi 700 mila euro, struttura destinata oggi ad attività socio-culturali e conviviali. Seppur la nuova struttura vanta un transito di pescato importante, i pesanti costi del mantenimento della stessa hanno portato la società di gestione del Mercato Ittico, la CO.GE.M.I.M. (Consorzio di Gestione Mercato Ittico di Manfredonia) al fallimento, ufficializzato con sentenza dello scorso 16 gennaio 2014. La CO.GE.M.I.M è composta da 12 cooperative, 1 cooperativa di armatori di pesca e tre enti pubblici: la Provincia e la Camera di Commercio di Foggia e il Comune di Manfredonia. Oltre 1.200.000,00 di euro le perdite, più di 1.400.000,00 i debiti. Il liquidatore del Consorzio: l’avv. Belvisio ha ravvisato nella sua nota, tra le causa del fallimento gli eccessivi sprechi di energia elettrica e altre utenze, aste viziate, dubbie assunzioni e un uso improprio dei locali del Mercato Ittico di Manfredonia. Tutto questo a discapito della cassa comune della città, oltre che della nostra immagine. Questa pesante situazione si associa alla mala gestione dei nostri porti che continuano a consumare denaro inutilmente senza acquisire funzionalità e remuneratività per chi vi lavora e per il territorio. Il nuovo porto turistico ha creato importanti criticità finanziarie alle più rappresentative e solide imprese edili cittadine, rovinando l’esistenza di molte piccole realtà imprenditoriali ad esse collegate. E’ difficile criticare la realizzazione di un mercato ittico, di un nuovo porto turistico privato sì ma fortemente sostenuto da sovvenzioni statali, di aree industriali prive di servizi, sono comunque opere importanti per la crescita di un paese. Abbiamo visto grandi capacità di progettazione e realizzazione di queste monumentali opere, così come abbiamo avuto la conferma di una cronica incapacità e mancanza di professionalità nella gestione delle stesse. Complice una classe politica che ha chiuso gli occhi su inadempienze palesi rendendosi complice del fallimento di tutte quelle iniziative che avrebbero dovuto dare slancio all’economia e al lavoro della nostra terra. Politici come Giovanni Caratù e Stefano Pecorella, negli ultimi tre anni e più di recente Cosimo Titta, hanno denunciato pubblicamente le gravi inadempienze del Consorzio e soprattutto la mancanza di controllo e vigilanza da parte del Governo cittadino, complice di questo disastro economico annunciato, che ben conosceva le falle nel bilancio che producevano costi e spese eccessive e irrazionali. Si uniscano queste forze di opposizione, abbiano il coraggio di intraprendere un’azione comune ed energica attivando la magistratura e le forze dell’ordine. Non serve che nei loro comunicati pongano domande di cui conoscono già le risposte, ce ne diano. Non possiamo dare sempre la colpa alla crisi, anche perché la nostra classe politica nazionale e locale ne è l’artefice principale. Il nuovo Mercato Ittico fu inaugurato venerdì 17 di quell’ormai lontano settembre 2004. Sarà stata questa la vera causa di un tale epilogo?

Raffaele di Sabato

Redazione R.
Articolo presente in:
Cronaca

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