Domenica 23 Giugno 2024

Sempre più drammatica l’emorragia occupazionale

0 0

L’emorragia dei posti di lavoro prosegue. Ad alimentare quell’inquietante flusso inarrestabile di perdita di posto di lavoro che significa anche perdita di ricchezza complessiva della città, sono arrivati i licenziamenti della Vetrotec, una delle aziende insediate con il Contratto d’area e radicatasi nel contesto industriale del territorio.
Non siamo in quel film horror nel quale gli attori sono gli imprenditori che hanno fatto finta di impiantare attività produttive per poi, incassati i denari statali, sono scappati via. No, anche quel film si è ormai esaurito. Unica consolazione è il recupero sia pure in parte, dei capitali che in un modo o nell’atro, erano stati sottratti dal fondo creato giustapposta per creare un avvenire economico ed occupazionale ad un territorio che oltre a Manfredonia, comprende Monte Sant’Angelo e Mattinata.
Sono rimasti in pochi di quell’esercito di imprenditori immigrato dal nord con la boria di colonizzare economicamente questa parte di sud in eterna crisi. Di quello sparuto manipolo di imprenditori superstiti, fa parte la Vetrotec che da dodici anni manda avanti una impresa nella quale ha trovato occupazione una quarantina circa di lavoratori. I titolari di quel’azienda hanno approfittato della mano tesa del Contratto d’area nel quale hanno creduto fino in fondo tanto da investire capitali propri. Poi è arrivata la crisi e anche la Vetrotec si ritrova a dare il proprio tributo che si riversa invariabilmente soprattutto sui lavoratori che ancora una volta e sempre sono chiamati pagare il conto.
Non è dato conoscere a quanto ammonta il numero dei non occupati (molti non hanno avuto modo neanche di conoscere l’ebbrezza del lavoro). Mancano dati statistici certi. Fino al 2012 l’ufficio del responsabile unico del contratto d’area ha fornito dei ragguagli. Poi evidentemente il conto avrebbe dovuto essere aggiornato ad horas, e ha desistito. Ma per rendersi conto del lavoro che non c’è basta guardarsi intorno. Del resto da dove dovrebbe venire il lavoro?
I riferimenti tradizionali e quelli aggiunti hanno man mano perso la capacità di produrre lavoro e occupazione. Dell’industria stiamo dicendo: quando c’era è stata mandata via, quando è stata reclamata se ne andata da sola. Il risultato è sempre quello. L’edilizia? Il grande boom è andato quanto meno scemando e poi gran parte degli addetti vengono da fuori o sono in nero. L’artigianato è un comparto a sé stante che naviga a vista, risente fortemente degli umori dell’economia generale. Il porto, mercantile e industriale, rappresenta un bacino di grande interesse per l’economia e l’occupazione. Poteva essere l’asso nella manioca. Il suo ruolo di straordinario rilievo, così come i suoi trascorsi attestano, è stato mortificato da una gestione che gestione non è, ridotto com’è ai minimi termini per una colpevole caparbia visione privatistica e dunque utilitaristica di una risorsa dalle grandi prospettive.
Anche la pesca, grande filone dell’economia locale, ha perso posizioni notevoli per la drastica riduzione dei pescherecci, e dunque del personale addetto, e quindi del relativo indotto. Pur tuttavia è capace di produrre un movimento finanziario stimato sui trenta milioni di euro che finiscono in quella zona d’ombra sommersa che in qualche modo sorregge buona parte della popolazione. L’agricoltura è rimasta la cara vecchia terra da coltivare come facevano i bisnonni: non ha seguito le tendenze innovatrici e redditizie che avrebbero potuto allargare gli orizzonti occupazionali. Da qualche mese si parla del turismo. Se ne “parla” appunto. Si gira e rigira sulle medesime posizioni (a parte qualche bar e locale in più). Molto fumo autoreferenziale e poco arrosto, quello almeno in grado di incidere sostanzialmente su un settore dalle grandissime risorse.
Altri settori come il terziario, sono condizionati dall’economia circolante. Le luci sfavillanti dei negozi e dei megastore non riescono a velare una situazione che preoccupa: poco o niente è stato fatto per sollevare una realtà in continuo divenire i cui parametri di riferimento andrebbero opportunamente gestiti anche in loco. A parte l’apertura di vari “sportelli” informativi non è successo nulla. Tutto è in decrescita, solo la disoccupazione è in crescita.

Michele Apollonio

Articolo presente in:
In Primo Piano

Commenti

  • I nostri pseudo politici pensano solo a garantire la loro crescita in termini di interessi personali e ad assicurarsi il loro futuro sulla poltrona. Presto ci saranno nuove elezioni: RICORDIAMOCI TUTTI ALMENO DI NON VOTARE QUESTI FALLITI. In un contesto davvero serio, prima di decidere a chi votare, basterebbe fare questa piccola analisi: come stavo prima che questa persona fosse eletto? Male/bene? Come sto adesso? Sempre male/peggio? EBBENE NON LO VOTO PIÙ! Non mi pongo il problema se poteva o non poteva fare qualcosa in relazione a questa a quella circostanza. Dico semplicemente: I FATTI DIMOSTRANO CHE COMUNQUE NON HA FATTO NULLA E QUESTO E’ PIÙ CHE SUFFICENTE PER NON FARMELO VOTARE PIÙ!!! Quindi, secondo me, alle prossime elezioni, tutta sta specie di classe politica locale DEVE TORNARE A MANFREDONIA DA DISOCCUPATO PER CAPIRE SUL CAMPO COSA SIGNIFICA NON AVERE UN LAVORO!!!! Chiunque andrà al loro posto deve sapere che ha solo una occasione per farsi rivotare: LOTTARE PER IL BENESSERE DEL TERRITORIO. Se non lo fa o non ci riesce se ne torna a casa!!!!! Solo così a mio pare ne usciamo. Saluti a tutti.

    Doniano 14/02/2014 8:27 Rispondi
  • Bellissimo articolo,da inviare a tutti i nostri pseudo-politici.
    Il Sig. Apollonio è senza dubbio un grandissimo conoscitore del nostro territorio.

    Vito Moscarda 13/02/2014 15:55 Rispondi
  • Ma i cavalli vincenti della politica locale non avevano promesso sviluppo e benessere per i giovani? A partire dal traino o da volano del c.d. porto turistico?

    La città dei balocchi 13/02/2014 13:20 Rispondi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

 
 
 
WP2Social Auto Publish Powered By : XYZScripts.com