Lunedì 10 Dicembre 2018
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La vera storia della demolizione dell’Albergo Daniele di Manfredonia

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Si parla tanto, sempre, dell’Hotel Daniele, della sua bellezza, della posizione panoramica di cui godeva sulla piazzetta Mercato e delle bancarelle dei pescivendoli sotto al colonnato. In tanti ancora ricordano le feste di matrimonio, i veglioni di Carnevale e i pranzi tenuti in questo bellissimo albergo. Non si smetterà mai di parlare di questa magnifica costruzione in stile liberty dei primi anni del ’900 che fu abbattuta nel 1973 privando la città di Manfredonia di un gioiello di architettura con la scusa dell’instabilità strutturale, e lasciando la piazzetta spoglia di quanto aveva di bello. Oltre all’Hotel Daniele la piazzetta ospitava anche il teatro Eden, che era stato già abbattuto nel 1959. Ci è capitato di raccogliere la testimonianza della dottoressa Laura Guerra Milano, figlia dell’ultimo proprietario dell’Hotel Daniele, Michele Guerra, e siamo venuti a conoscenza di una storia mai raccontata prima. La rabbia nella voce della dottoressa Guerra, che abbiamo sentito a telefono poiché non vive più a Manfredonia da tanti anni, esprimeva tutto il dolore per questo atto scellerato commesso dall’Amministrazione comunale di quei tempi. Il proprietario dell’Hotel Daniele, nonostante le denunce e gli avvocati, non ricevette un soldo di risarcimento per il danno subito. Fu un vero e proprio esproprio, per di più fatto a tradimento. Una storia antica, quella di togliere il vecchio per il nuovo, a quanto pare, ma reiterata negli anni. Ecco cosa racconta la dottoressa Guerra, che ringraziamo per la disponibilità: “La versione ve la posso dare io. L’ultimo proprietario dell’hotel Daniele è stato mio padre, che, per inquadrarlo meglio, era il Preside Michele (Ninì) Guerra, scomparso da pochi anni e spero ancora ricordato da tanti. Approfittando del fatto che lui fosse all’estero per un viaggio con il resto della famiglia, Il Comune emanò un decreto di demolizione urgente per sedicente pericolosità e l’hotel fu demolito ancor prima del suo ritorno. Un’azione a mio parere ben studiata nella tempistica, perché mio padre era un uomo eccezionale, intelligente e determinato e sicuramente si sarebbe opposto con tutta la sua forza a quel provvedimento. Io sola in quei giorni ero a Manfredonia, di ritorno dalla sede universitaria. Ero giovanissima, senza alcuna autorità e totalmente impossibilitata a comunicare con i miei, che si trovavano all’estero in un epoca ben precedente all’avvento dei cellulari. Anche se sono passati tanti anni, ricordo ancora ed ho vive rabbia, amarezza e frustrazione per non essermi potuta opporre in alcun modo alla demolizione. Uno scempio determinato dall’ignoranza e dalla malafede. E’ facile risalire ai nomi di chi volle e di chi firmò il decreto. Io non perdonerò MAI… e non dovrebbero farlo anche i Manfredoniani, che si sono visti privare di una vera bellezza da preservare. Altri danni sono stati fatti in epoche successive ed altri ne verranno fatti. Non mi spingo oltre”.

Mariantonietta Di Sabato

Redazione R.

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Commenti

  • Si vuol sapere chi fossero: il sindaco, i componenti della giunta e i consiglieri comunali che hanno votato per la demolizione? Ce li ricorederemo per sempre!

    Zuzzurellone Sipontino 07 dicembre 2018 alle 11:56 Rispondi

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