Giovedì 16 Luglio 2026

La Manfredonia a colori di Raffaella Fariello

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È ASSURTA alla ribalta dell’attenzione cittadina a seguito del restauro del murales che raffigura il momento in cui re Manfredi con i suoi consiglieri, individua il luogo dove impiantare le mura della nascente città erede dall’ormai diruta Siponto che prenderà il suo nome. Un murales dipinto dal pittore siciliano Salvo Caramagno, su un muro affacciato sulla Piazzetta del mercato esposto alle al sole e alle variabili atmosferiche che lo hanno largamente rovinato. A rimetterlo a posto e restituirgli l’originale splendore coloristico, ci ha pensato Raffaella Fariello, pittrice e restauratrice manfredoniana che all’innato talento unisce un grande amore per la sua città.

UNA AFFEZIONE che ha voluto esternare e celebrare dipingendo murales dai colori sfavillanti su scorci di pareti che incorporano porte a finestre e scalini di mugnali della Manfredonia più antica e caratteristica, quella che si dipana nella zona dell’arco Boccolicchio, il popolare Abbashculicch’, emblema della cittadella dei pescatori oggi assurta a peculiare location turistica con tante civettuole trattorie. «Una idea brillante di Raffaella Fariello che ha dato vivacità e caratterizzazione ad un quartiere che porta impressa la storia delle origini della città attraversata da via Maddalena, la strada più antica di Manfredonia» osserva compiaciuto l’avvocato Antonio Castriotta con lo studio proprio in quella via.

TRA I MURALES campeggia quello dedicato al non dimenticato concittadino ad honorem, Lucio Dalla, che i tanti suoi amici manfredoniani raccontano piacesse passeggere in quei vicoli solitari. Naturalmente non manca la panchina resa famosa dal cantautore sulla quale campeggia il cartello “Qui è obbligo baciarsi”. Un invito ad un gesto affettuoso, un richiamo a quei sentimenti amorevoli che fanno bene al cuore e al prossimo. È una Manfredonia a colori beneaugurante, che racconta la sua storia. Una street art che fa turismo, che ingentilisce e valorizza scorci ricercati e apprezzati dai turisti. Si è sempre parlato a livello politico-amministrativo di evidenziare opportunamente quei vicoli rendendoli accoglienti, per esempio sistemando la pavimentazione mantenendo naturalmente le stesse basole risalenti a qualche secolo addietro. Ma sono state solo parole al vento.

QUEI MESSAGGI di street art richiamano un futuro possibile, sono una gentile spinta a meglio valorizzare e custodire un ambiente straordinario, dei pochi rimasti, salvatisi dalla frenesia delle nuove costruzioni che hanno sostituito quelle d’epoca che anziché adeguarle, sono state dissennatamente distrutte cancellando la storia di una città secolare che i manfredoniani richiamano pubblicando nostalgicamente ma anche polemicamente, serie fotografiche. Una distruzione dolosa che ha reso la città anonima.

Michele Apollonio

 

 

 

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