Lunedì 15 Aprile 2024

Matteo Carpano, scienziato internazionale dimenticato

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A chi passa indifferente nella villa davanti al Castello di Manfredonia possono sfuggire dettagli che raccontano storie ormai dimenticate, che invece meritano di essere ricordate. Questa villetta dal fitto tetto di foglie, con la fontana al centro che ricorda l’arrivo dell’acqua corrente nella nostra città, ospita due busti di bronzo, raffiguranti due illustri cittadini del passato. Uno è Michele Bellucci, storiografo e musicista, l’altro Matteo Carpano, microbiologo e parassitologo veterinario. Come riferiscono le date nella colonna che sostiene il busto, Matteo Carpano nacque a Manfredonia nel 1874 e morì il 1952 a Roma. In pochi sanno chi è e perché il suo busto si trova lì. Carpano si laureò a Napoli in medicina veterinaria diventando poi Ufficiale Veterinario del Corpo Veterinario Militare. La sua carriera però non si svolse al seguito dei reparti militari, bensì nello studio dei Laboratori di ricerca. Cominciò, infatti, la sua attività nel 1903 in Eritrea, all’epoca colonia italiana, dove grazie ai suoi studi riuscì ad arginare la peste bovina che stava decimando il bestiame nella colonia, unica fonte di ricchezza delle popolazioni locali dedite soprattutto alla pastorizia. Oltre a questo, Carpano risolse numerosi problemi attraverso gli studi sulla peste equina, sulle piroplasmosi dei bovini, degli equini e dei cani, lasciando così un’importante linea guida a chi gli succedette negli istituti vaccinogeni di Asmara e poi in Somalia e in Etiopia. Rientrato in Italia nel 1911, divenne direttore del Laboratorio Batteriologico Veterinario Militare di Roma, sviluppando un’attività scientifica che produsse tantissime pubblicazioni. Carpano, inoltre, tenne lezioni ai Corsi annuali per Ufficiali Sanitari presso l’Istituto d’Igiene dell’Università di Roma. Studiò le malattie dei cavalli e in particolare la setticemia emorragica, contro la quale produsse un siero efficacissimo. Quando la Libia divenne anch’essa colonia italiana venne chiamato per studiare un’infezione bovina, che identificò come una varietà della febbre della costa. Negli stessi anni collaborò ai volumi dell’Enciclopedia Italiana Treccani, dove, come dice il dott. Gaetano Conti, “i suoi articoli sono dei piccoli capolavori di precisione e di chiarezza per aver reso accessibili gli argomenti trattati”. Nel 1927 vinse il concorso internazionale per Batteriologo e Patologo Capo e Direttore dei Servizi Veterinari presso il Governo Egiziano. Si trasferì quindi al Cairo, dove rimase per dieci anni risolvendo tanti problemi di patologie locali. Nel 1938 rientrò in Italia, ma per poco; infatti, venne chiamato a dirigere il servizio veterinario in Albania, e anche qui si distinse per i suoi studi, le sue ricerche e le sue pubblicazioni. È importante ricordare che Carpano lavorava con microscopi precisissimi e macchine microfotografiche e fotografiche di precisione, costruite quasi tutte su sue istruzioni. Matteo Carpano morì a Roma nel 1952. Il 7 maggio 1961, dopo non poche battaglie da parte del nipote Gaetano, Manfredonia decise di onorare questo suo figlio che tanto lustro aveva dato alla sua Patria con i suoi studi. Nella villetta di fronte al Castello, dopo una commemorazione presso il Cine Teatro Pesante venne eretto un busto di bronzo alla presenza della figlia Mattia, del nipote Claudio Moccheggiani Carpano, e delle maggiori autorità dello Stato e della città, che poi vennero accolte dal sindaco dell’epoca, Alfonso Mario De Padova, a Palazzo San Domenico. Il busto, per un caso del destino, venne affiancato a quello di un altro illustre manfredoniano, il musicista Michele Bellucci, morto nel 1944. I due erano amici; infatti, tra i documenti che la famiglia Carpano ci ha gentilmente mostrato per raccontare questa storia e che ringraziamo, c’è un bellissimo messaggio di Bellucci a Carpano datato 24 settembre 1927 che recita così: “A Matteo Carpano, Cairo. La gloria tua è nostra! Manfredonia ti diè i natali, e tu le dài onore e lustro. Vivi felice, alla Patria e alla Scienza. Michele Bellucci”.

Mariantonietta Di Sabato

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