I referendum svolgono un ruolo fondamentale nella vita politica italiana. Rappresentano uno strumento di democrazia diretta con cui i cittadini possono esprimere il proprio consenso o dissenso su questioni specifiche, senza intermediari. E’ un esercizio di libertà! Ricordiamo il 1° Referendum del 1946 con cui gli italiani scelsero la Repubblica. Ne seguirono altri otto nel corso del tempo. Quest’anno l’8 e 9 giugno anche la cittadinanza di Manfredonia è chiamata ad esprimersi su 5 quesiti referendari, i primi quattro sul lavoro e il quinto sulla cittadinanza. Affinchè esso abbia validità occorre raggiungere il quorum ovvero il 50%+1degli aventi diritto al voto. Le proposte referendarie sono state molto avvertite dagli italiani. Un anno fa il sindacato della CGIL, diretto da Landini, alcuni partiti e associazioni raccolsero oltre 4 milioni di adesioni. Esaminiamo i 5 quesiti. I primi 4 in tema di lavoro nascono dalla necessità di porre un freno alla smisurata flessibilità del mercato del lavoro che negli ultimi 30 anni ha precarizzato
ulteriormente la vita di migliaia di lavoratori/ci, erodendo i diritti garantiti dallo Statuto dei Lavoratori. Tutto ciò è stato determinato da pseudo riforme introdotte dal Libro Bianco di Marco Biagi (2003) fino a quella del Jobs Act di Renzi (2014). All’epoca si considerava la “flessibilità in entrata” come la panacea a tutti i problemi di un mercato del lavoro ingessato. Oggi con il referendum si tenterà di porre al centro i lavoratori/ci considerandole come persone e non come risorse/merce. Il 1° quesito (scheda verde) verte sull’abrogazione della disciplina sui licenziamenti del contratto a tutele crescenti del Jobs Act. Attualmente nelle imprese con più di 15 dipendenti assunti dal 7 marzo 2015 in poi, dopo un licenziamento illegittimo, i lavoratori/ci non possono più rientrare nel loro posto di lavoro ma hanno diritto solo a un risarcimento economico. Con il Sì queste norme verrebbero cancellate, ponendo un forte disincentivo ai licenziamenti privi di giusta causa e rafforzando di conseguenza la posizione del lavoratore nei confronti del datore di lavoro. Il 2° quesito (scheda arancione) verte sulla cancellazione del tetto max di 6 mensilità di risarcimento a seguito licenziamenti nelle piccole imprese. Oggi, in quelle con meno di 16 dipendenti, circa 3 milioni e 700 mila ditte, i dipendenti si trovano in uno stato di forte soggezione e ricatto. Con l’abrogazione sarà il giudice a determinare il giusto risarcimento in base
all’anzianità lavorativa o alle possibilità dell’azienda. Il 3° quesito (scheda grigia) punta all’eliminazione di alcune norme sull’utilizzo dei contratti a termine, anche in somministrazione, per ridurre la piaga del precariato. Votando Sì si chiede di reintrodurre l’obbligo di indicare una causale produttiva che giustifichi la temporaneità del rapporto di lavoro. Ciò andrebbe a disincentivare la precarietà a favore di un lavoro più stabile. Il 4°quesito (scheda rosso magenta) interviene in materia di salute e sicurezza sul lavoro. Estendere la responsabilità dell’imprenditore committente, appaltante lavori o servizi, che oggi è esclusa, per i danni derivanti dagli infortuni sul lavoro subìti dai dipendenti dell’appaltatore e di ciascun subappaltatore. Ogni anno, sono circa 500mila le denunce di infortuni sul lavoro. Oltre mille i morti. Ogni giorno tre lavoratori/ci muoiono sul posto di lavoro. E’ inaccettabile! Il 5° quesito (Scheda gialla) chiede di ridurre il periodo temporale di residenza degli stranieri extracomunitari da 10 a 5 anni per poter richiedere la cittadinanza italiana riducendo l’iter di acquisizione che oggi può durare fino a 15 anni. Ciò non modificherà tutti i requisiti richiesti come la maggiore età, non aver commesso reati, avere un reddito adeguato, rispettare gli obblighi fiscali, conoscere la lingua italiana. Esercitiamo il nostro diritto andando a votare l’8 e 9 giugno per poter migliorare le condizioni di vita e di lavoro di migliaia di lavoratori/ci costretti ad emigrare all’estero a causa di leggi inique e improduttive che arretrano il nostro bel Paese.
di Grazia Amoruso
